Ronde, immigrazione e deriva sicuritaria

Gabriele Adinolfi

A me queste ronde non piacciono, e neppure tutto quello che c’è dietro.

Oltre vent’anni fa mi schierai su posizioni assai impopolari per il mio ambiente perché difendevo a spada tratta quel Le Pen che i pre/post-neofascisti vedevano come il fumo negli occhi, in quanto, dicevano loro (che leggevano Repubblica) era un atlantista, un borghese, un occidentalista e non capiva il valore rivoluzionario delle etnie sottomesse.

I giovani rampolli della dr pensavano che mi fossi rimbambito. Quando qualcuno mi veniva a trovare a Parigi, senza dirgli niente me lo portavo a passeggio nelle zone del cous cous e dopo un paio d’ore dovevo calmarne i bollori reazionari.immigrati_europa_fondo-magazine

Sono quasi trent’anni che sono conscio, per esperienza, del problema dell’immigrazione che sfocia in tre disastri: globalizzazione multirazzista all’americana, guerra tra poveri e internazionalizzazione delle classi produttrici. Ovvero una minaccia sociale e nazionale assoluta. Sono pure trent’anni che, esattamente come Le Pen (che ha difeso il Terzo Mondo come pochi) non liquido il tutto con formule drastiche quanto idiote. Come Le Pen, e a differenza di molti lepenisti, non confondo l’immigrazione con gli immigrati. Più ancora, so che “l’immigrato” in sé non esiste. Sono consapevole che ci sono milioni di casi diversi, capisco perfettamente che a monte (ma spesso anche a valle) il dramma dei popoli che poi si riversano sulle nostre terre è stato causato, ed è alimentato ogni giorno, dalle nostre classi dirigenti, imbevute di lucro, progressismo, buonismo e universalismo. Gli stessi che, poi, pensano di dover “concedere la nazionalità” (quasi fosse la tessera di un club) agli immigrati una volta qui. Non perché così acquisirebbero parità di diritti, per questo basta la regolarizzazione, ma perché i nostri ideologi – di destra e di sinistra – hanno l’odio per l’appartenenza, sono antinazionali e cosmopoliti per scelta dissolutoria e pretendono di allargare a tutti la loro follia.

Proposte concrete

Per queste ragioni e partendo da queste basi ho intrapreso una serie di studi, scaturiti nel quaderno sull’immigrazione del Centro Studi Polaris. Non volevo che ci si limitasse all’analisi delle cause e ad eventuali risposte complete, ma impraticabili nel quotidiano, come l’attendere il fallimento del Wto, dell’Fmi e la fuoriuscita dal sistema delle Multinazionali, cercavo  delle proposte concrete e immediate. E ce ne sono. La prima, la più importante, verte a ridurre il business sull’immigrazione. Un business che non riguarda solo i datori di lavoro ma le associazioni che vivono di quella piaga. In particolare la Caritas che usufruisce di quasi la metà dell’otto per mille versato alla Chiesa e lo spende per alimentare l’immigrazione clandestina. Alla Caritas si aggiungono miriadi di associazioni  foraggiate con il cinque per mille. Il ruolo di queste associazioni e il fatto che esse vivano del disagio sociale e prendano tante più sovvenzioni quanto più questo aumenta è centrale. Furono esse che in Francia accesero la famosa “rivolta delle banlieues” di tre anni fa e la spensero non appena ottenuto il raddoppio dei finanziamenti pubblici cui avevano avuto diritto fino ad allora. Basterebbero due battaglie legali – l’eliminazione delle sovvenzioni pubbliche e l’istituzione dei contributi per gli immigrati in fondi bloccati nel Paese d’origine – per iniziare quantomeno un’inversione di tendenza. E invece…

Cul de sac

E invece ci si fossilizza in un cul de sac. Si punta tutto sulla sicurezza senza rendersi conto che, così facendo, da una parte ci s’imbarbarisce e dall’altra si rende l’immigrazione (che non vuol dire le persone degli immigrati) irreversibile e inattaccabile. Difatti, se il problema del fenomeno diventa la criminalità non ci si limita con questo a compiere un’ingiustizia di massa verso le moltitudini immigrate oneste ma si sposta il problema. Esso, difatti, consta in globalizzazione multirazzista all’americana, guerra tra poveri e internazionalizzazione delle classi produttrici, e non nella clandestinità di alcuni e nella delinquenza di altri. Fissare tutta l’attenzione su questi aspetti, importantissimi ma derivati, non fa che distrarre la mente dal fondo del problema; e intanto negrieri e Caritas prosperano e le ondate crescono.

Frattanto con una totale regressione psichica, etica e culturale, si finisce con l’imaginare la figura mitica (in negativo) de “L’Immigrato“, con il detestarlo a priori. Ognuno diventa il replicante del criminale e questi il totem del suo popolo.

I romeni allora sono tutti violentatori come dicono, senza rendersi nemmeno conto di quello che fanno, migliaia di ragazzi che hanno come mito di riferimento Codreanu!

Morale della favola

immigrati_fondo-magazineTutto ciò è assurdo. Lo è umanamente, perché chi viene dalla Romanitas non può – letteralmente non può – valutare le persone a prescindere da loro stesse e liquidarle con un cliché. Lo è politicamente, perché la linea che si segue conduce in un vicolo cieco, facendo crescere, e non decrescere, i flussi migratori, del tutto inattaccati se il problema diviene non il fenomeno in sé ma la delinquenza sfociata dalla clandestinità. E perché, impostato male il problema, non si disinnesca affatto la guerra tra poveri ma la si alimenta. Lo è, infine, perché il panico diventa un ottimo pretesto per le oligarchie in difficoltà affinché si crei un diversivo nella crisi socioeconomica e, forse,  si prepari il terreno a salutari “stragi islamiche”, assai probabili nel quadro delle nuove rivalità tra potenze.

Fatto sta che l’attuale can can sull’immigrazione ha prodotto due elementi significativi.

Il primo: non si parla più di morti bianche (dunque il diversivo al momento è efficace).

Il secondo: si organizzano ronde affidate ad associazioni di volontariato. Ergo: l’indotto che vive del disagio migratorio e che ha la necessità di mantenerlo in vita e di potenziarlo (esattamente come accade nel rapporto perverso e mortifero vigente tra ricerca e malattia) viene ampliato.

Insomma: stiamo nella merda più di prima e come unica aggiunta abbiamo da registrare un decadimento intellettuale e morale. Dal quale, fortunatamente, dobbiamo escludere CasaPound che  nel manifestare ha dato una risposta intelligente, articolata e corretta (leggasi il volantino). E speriamo di poterne  escludere  tanti altri, auspicando soprattutto che si riesca ad intervenire lucidamente sul fenomeno senza lasciarsi trascinare negli abissi perversi e pervertenti costruiti da quegli stessi che hanno creato anche questo problema, come tutti gli altri.

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