La questione meridionale? Secretare…

Nando Dicè

Dove nasce la “verità” storica? Quand’è che una bugia diventa storia?

Sarebbe bello sapere chi fu ad orchestrare la favola di Nerone, che incendia Roma o anche sapere come fecero a spacciare un lenzuolo per la “sacra” Sindone… ma non tutto si può sapere.

La cosa strana è che, mentre a Napoli ora sono le 20,15, sui libri di “storia” del Sud Italia è ancora il 1863…

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-Dieci giorni di discussioni parlamentari, e non è ancora finita

-Sì ministro, insistono, tutta colpa del Duca di Maddaloni.

-Ma che ha mai detto ‘sto duca poi? Quello che tutti sanno e che non si può dire. Cose che non vogliono ascoltare sicuramente i deputati meridionali, che sono tali solo grazie a noi.

Ecco leggi:

«Gli uomini di Stato del Piemonte e i partigiani loro hanno corrotto nel Regno di Napoli quanto vi rimaneva di morale. Hanno spogliato il popolo delle sue leggi, del suo pane, del suo onore… e lasciato cadere in discredito la giustizia… Hanno dato l’unità al paese,  ma lo hanno reso servo, misero, cortigiano, vile.- Contro questo stato di cose il paese ha reagito. Ma terribile ed inumana è stata la reazione di- chi voleva far credere di avervi portato la libertà… Pensavano di poter vincere con il terrorismo l’insurrezione, ma con il terrorismo si crebbe l’insurrezione e la guerra civile spinge ad incrudelire e ad abbandonarsi a saccheggi e ad opere di vendetta. Si promise il perdono ai ribelli, agli sbandati, ai renitenti. Chi si presentò fu fucilato senza processo. I più feroci briganti – non furono certo da meno di Pinelli e di Cialdini».

Ma è mai possibile che questo Duca non abbia capito che queste cose non si dicono.

Ed ora?

-Dobbiamo fargli ritirare la mozione parlamentare.

-Non vuole.

-Dica al Presidente della Camera di negargli la pubblicazione negli Atti Parlamentari e ne vieti la discussione in aula.

-Con quale accusa, signor ministro?

-Beh lasciami pensare…mhm: perché espressione della più bieca reazione.

-Bene: sarà fatto.

-Ma in “segreto”, la mozione del Duca di Carafa, circola. Alcuni deputati incominciano a sospettare che ci sia qualcosa di vero.

-Ministro, alcuni deputati insistono per discutere della questione del meridione?

-Ancora? Ma è mai possibile? Roma e la chiesa che rompono i coglioni, il re francese che non possiamo maltrattare, i mazziniani che ce l’hanno con il re, i banchieri che vogliono soldi e questi ancora con questa storia di terroni?

-Per fortuna molti nostri deputati, come il Boncompagni, si oppongono alla discussione parlamentare, ma dobbiamo anticiparli, non possiamo rischiare. Tipi come il Zappetta o Mandoj Albanese, possono creare dei “fastidi” a lungo andare. E poi ci sono i Lovito, e l’on. Ricciardi che insiste… non possiamo respingere per sempre le loro richieste e le loro interpellanze.

-Bene facciamo una cosa, chiamiamo il La Marmora e facciamogli presentare una relazione, gli dica che sarà discussa “in seduta segreta”… La “relazione la Marmora”, poi sarà discussa da una commissione il cui presidente non dovrà avere nessun interesse nel Mezzogiorno.

-Bene, Ministro, il deputato Antonio Mosca è lombardo: andrà bene?

-Non lo conosco, ma andrà bene.

Il 15 dicembre la relazione redatta dal Mosca è consegnata alla Presidenza della Camera. I punti esposti vengono discussi ancora in seduta segreta.

-Ministro, questa è la relazione Mosca.

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-Non è possibile? Il brigantaggio non è  “volgare delinquenza”? I “Responsabili della situazione venutasi a creare in Italia meridionale non sono i clerico-borbonici”?I responsabili sono “i galantuomini meridionali: moderati e democratici, che negando ai contadini le terre demaniali, hanno provocato la loro reazione”? Ma senza questi ultimi qui crolla tutto. E poi , senti senti: «Bisogna epurare prefetture e municipi dal borbonici e dai camorristi, incamerare i beni ecclesiastici per disporre di terra da dare ai contadini, fare una saggia politica di lavori pubblici per combattere la disoccupazione e migliorare le condizioni del paese e, per sottrarre i contadini alla miseria e al brigantaggio, dar loro la terra e la possibilità di vivere in una società che condanni la corruzione e le prepotenze».

Ma se è stato proprio il Cavour a dire di conservare l’apparato burocratico Borbonico! La camorra? Ma senza i camorristi, quando la tenevamo in nostro controllo la città di Napoli, che da sola contava quasi 3 Torino? La terra ai contadini, poi? Sì, cosi facciamo passare tutti i latifondisti nel partito del Borbone! Ma questo Antonio Mosca, si è reso conto di quello che ha scritto? Qui, nessuno ha capito niente. Qua bisogna “farla la storia” non descrivere la realtà.

Segretizzi questa relazione, si inventi qualche cosa e nominiamo subito un’altra commissione. Questa “relazione Mosca” non deve pervenire in discussione al parlamento, se no è un casino.

Chiami il Massari, gli voglio parlare in privato.

-Caro Massari, senza di lei, Garibaldi e l’Unità d’Italia saranno presto dimenticati. Questi deputati meridionali stanno alzando la testa. Non bastavano i Briganti ad impegnarci in una guerra, ora pure i nobili. Qui si rischia grosso. Lei, caro Massari deve presiedere una commissione, in cui toglierà a questi rivoltosi le ragioni per ribellarsi. Dobbiamo far dimenticare ai meridionali, di essere se stessi! Lei deve mettere le cose in chiaro. Noi li abbiamo salvati, loro non avevano nulla, sono sempre stati poveri ed arretrati. E’ chiaro? Noi faremo divenire la sua relazione “storia”. In pratica onorevole Massari lei deve, per carità di patria, non irritare Napoleone III ed evitare di porre in evidenza episodi che avvalorano la tesi di chi sostiene che l’imperatore francese non abbia mai rinunziato al progetto concordato nel 1858 con il Cavour. La relazione conclusiva deve minimizzare la responsabilità dei moderati ed avvalorare la tesi sulle cause che hanno provocato ed alimentato il brigantaggio. Bisogna soprattutto non irritare i galantuomini meridionali ed ignorare le loro responsabilità rilevate, invece, dal Mosca

Accettare, sì, lo stato di miseria in cui vivono i contadini, ma non ravvisare nelle usurpazioni e nelle ritardate quotizzazioni dei demani comunali le cause che hanno provocato la rivolta nelle campagne. Bisogna, invece, sostenere, come ha sempre sostenuto la Destra, che il brigantaggio, male endemico del Mezzogiorno, è manovrato da una minoranza legittimista che, sorretta da Roma, ma non da Napoleone III, si avvale di uomini adusi ad ogni delitto per mantenere in Italia meridionale un confuso stato di agitazione che consenta di preparare il ritorno dei Borboni sul trono di Napoli.

Per carità di patria è opportuno inoltre ignorare episodi che potrebbero far ravvisare una naturale e legittima reazione in uomini che sono oggetto di una feroce, inumana reazione che non conosce alcun limite.

Pur riconoscendo lo stato di profonda miseria in cui vivono i braccianti e i contadini, bisogna fame risalire le cause – non  come ha sostenuto il Mosca – all’egoismo e alle prepotenze dei galantuomini,-e quindi al Piemonte- ma al malgoverno borbonico e alla ignoranza, al fanatismo e alla superstizione religiosa che predominano nelle campagne meridionali.

Mi rendo conto onorevole, non è possibile non accennare alle controversie per le usurpazioni de’ beni demaniali  né alla circostanza che la proprietà è raccolta in pochissime mani, ma bisogna evitare di riconoscere come ha fatto, invece, il Mosca irritando sia la Destra che la Sinistra meridionale, che il brigantaggio sia principalmente conseguenza dell’atroce antagonismo che pone i vari ceti sociali gli uni contro gli altri; da una parte i proletari che reclamano le terre loro usurpate dalla prepotenza degli usurpatori, dall’altra i galantuomini che a queste terre non intendono rinunciare.

Ammetta pure che il brigantaggio sia la protesta selvaggia e brutale della miseria contro antiche secolari ingiustizie, ma bisogna insistere nel sostenere che la sola miseria non sortirebbe effetti cotanto perniciosi se non fosse congiunta ad altri mali che la infausta signoria dei Borboni creò ed ha lasciato nelle province napoletane dove, e su questo bisogna insistere, il brigantaggio è un male endemico di cui si è sempre avvalso il Borbone per riconquistare il trono.

Insista, allo scopo evidente di escludere le responsabilità dei galantuomini meridionali denunziante dal Mosca.

Ha capito, onorevole Massari?”

Nonostante che Massari avesse capito troppo bene, le “bugie” della sua relazione fecero temere al Governo le polemiche di alcuni parlamentari e le ripercussioni negative nei rapporti con la Francia di Napoleone III. Quindi la discussione avvenne di nuovo in seduta segreta, e non si dispose la pubblicazione.

Solo il 19 agosto il testo della Relazione Massari e la documentazione coordinata e illustrata dal Castagnola sono pubblicate negli Atti Ufficiali della Camera dei Deputati.

La “storia” PER il sud è scritta.

Ora a Napoli sono le 21.40, ma sui libri di storia e nella mente della gente, è ancora il 19\8\1863.

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