100Futurismo – donna

Susanna Dolci

Se in occasione del centenario le donne futuriste vengono trattate e ritratte splendidamente da Mirella Bentivoglio e Franca Zoccoli nel volume Le futuriste italiane nelle arti visive (De Luca editore) e da Giancarlo Carpi in Futuriste letteratura, arte, vita (Castelvecchi editore), nel 1912 e precisamente il 25 marzo veniva reso noto, in forma di volantino, il Manifesto della Donna futurista, da quel di Parigi al 19 avenue de Tourville sino a Milano. Compresa una sana e pubblica lettura alla Salle Gaveau, il successivo 27 di giugno. A redigerlo l’eclettica Valentine de Saint Point. Destinatario «il misogino» Filippo Tommaso Marinetti che nel punto 9 del suo di manifesto non era stato proprio tenero tenero con il gentil sesso («Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il  militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna»).Valentine non era esattamente né una timida educanda né tanto meno una casalinga affettuosa. Nata nel 1875 a Lione, discendeva niente poco di meno che dal noto scrittore francese ottocentesco Alphonse de Lamartine (prozio materno). Vita errabonda, la sua, tra matrimoni, vedovanze, tradimenti, divorzi e quant’altro. Dal 1905 al 1924 le di lei opere poetiche e narrative, teatrali, pittoriche e scultoree, con tanto di esposizione al famoso Salone degli Indipendenti, sempre d’oltralpe. Non paga del primo di scritto, la nostra nel 1913 ripeteva «l’operazione con un secondo manifesto, il “Manifesto futurista della Lussuria”», sempre di rimpallo da Parigi a Milano. Nel 1918 la conversione all’universo islamico. Dopo varie vicissitudini, Valentine si spense, a torto, una prima volta nel 1947 per poi morire veramente nel 1953 al Cairo. In miseria e povertà. Ma non senza aver prima incontrato il prezioso René Guenon. I suoi documenti ed archivi sono tuttora in suolo egizio. Lungo, sembra, ancora per il governo francese, l’iter per farli rientrare nella natia patria. In Italia ci ha pensato la casa editrice Il Melangolo a ri-unire, nel 2006, alcuni suoi scritti ed a renderli noti al vasto pubblico. Ed eccoli allora, in sintesi, i peperini manifesti della «metacorica» danzatrice futurista. Alla faccia dei successivi strilloni femministi, ri-vendicazioni sessiste, minigonne, battipanni, matterelli e tacchi a spillo…. Ovviamente sempre indirizzati “Alla c.se attenzione della Direzione del Movimento Futurista, Corso Venezia, 61 – Milano”. Dimenticavo! Il Marinetti, disprezzator di donne, sposò a 45 anni (seppur segretamente) la ventiduenne Benedetta Cappa, nel 1923 a Villasanta di Monza. E sembra che fosse, a detta della secondogenita Ala in una recente intervista rilasciata a Il Giornale, geloso di moglie e figlie e papà tra i più affettuosi… Come il più tradizionale dei mariti e dei padri. Vallo a capire ‘sto Futurismo!!!

Susanna Dolci


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Valentine de Saint-Point

Manifesto della Donna futurista
Risposta a F. T. Marinetti

“Vogliamo glorificare la guerra, sola igiene del mondo, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore degli anarchici, le belle Idee che uccidono e il disprezzo della donna”.
(Primo Manifesto del Futurismo)

L’Umanità è mediocre. La maggioranza delle donne non è né superiore né inferiore alla maggioranza degli uomini. Sono uguali. Meritano entrambe lo stesso disprezzo.
Nel suo insieme, l’umanità non è mai stata altro che il terreno di coltura donde sono scaturiti i geni e gli eroi dei due sessi. Ma vi sono nell’umanità, come nella natura, momenti più propizi a questa fioritura. Nelle estati dell’umanità, quando la terra è bruciata dal sole, i geni e gli eroi abbondano.
Siamo all’inizio di una primavera: quel che manca è una profusione di sole, cioè un copioso spargimento di sangue.
Le donne, come gli uomini, non sono responsabili della palude in cui sono costretti a languire gli esseri veramente giovani, ricchi di linfa e di sangue.
E’ assurdo dividere l’umanità in donne e uomini. Essa è composta solo di femminilità e di mascolinità. Ogni superuomo, ogni eroe, per quanto epico, ogni genio, per quanto potente, è prodigiosa espressione della sua razza e della sua epoca solo perché è composto ad un tempo di elementi femminili e di elementi maschili, di femminilità e di mascolinità: ossia perché è un essere completo.
Un individuo esclusivamente virile non è che un bruto; un individuo esclusivamente femminile non è che una femmina.
Per le collettività, e per i diversi momenti della storia umana, vale ciò che vale per gli individui.
I periodi fecondi in cui, dal brodo di coltura in ebollizione, scaturiscono più eroi e più geni, sono periodi ricchi di mascolinità e femminilità.
I periodi che videro solo guerre scarsamente feconde di eroi rappresentativi, perché livellate dal turbine epico, furono periodi esclusivamente virili; quelli che rinnegarono l’istinto eroico e, volti verso il passato, si annichilirono in sogni di pace, furono periodi in cui dominò la femminilità.
Noi viviamo alla fine di uno di questi periodi. Ciò che più manca alle donne, come agli uomini, è la virilità.
Ecco perché il futurismo, pur con tutte le sue esagerazioni, ha ragione.
Per restituire una qualche virilità alle nostre razze infiacchite nella femminilità, bisogna educarle ad una virilità spinta fino alla brutalità. Ma bisogna imporre a tutti, uomini e donne, ugualmente deboli, un nuovo dogma di energia, per giungere ad un’era di superiore umanità.
Ogni donna deve possedere non solo virtù femminili, ma qualità virili, senza le quali non è che una femmina. L’uomo che possiede solo la forza maschia, senza l’intuizione, è un bruto. Ma nella fase di femminilità in cui viviamo, soltanto l’eccesso contrario è salutare: è il bruto che va proposto a modello.

Basta le donne di cui i soldati devono temere “le braccia come fiori intrecciati sulle ginocchia la mattina della partenza”; basta con le donne-infermiere che prolungano all’infinito la debolezza e la vecchiezza, che addomesticano gli uomini per i loro piaceri personali o i loro bisogni materiali!… Basta con la donna piovra del focolare, i cui tentacoli dissanguano gli uomini e anemizzano i bambini; basta con le donne bestialmente innamorate, che svuotano il Desiderio fin della forza di rinnovarsi!

Le donne sono le Erinni, le Amazzoni; le Semiramidi, le Giovanne d’Arco, le Jeanne Hachette; le Giuditte e le Calotte Corday; le Cleopatre e le Messaline; le guerriere che combattono con più ferocia dei maschi, le amanti che incitano, le distruttrici che, spezzando i più deboli, agevolano la selezione attraverso l’orgoglio e la disperazione, “la disperazione che dà al cuore tutto il suo rendimento”.

Che le prossime guerre suscitino eroine come la magnifica Caterina Sforza, che durante l’assedio della sua città, vedendo dall’alto delle mura il nemico che minacciava la vita di suo figlio per costringerla ad arrendersi, mostrando eroicamente il proprio sesso gridò: “Uccidetelo, ho ancora lo stampo per farne altri!”

E’ vero, “il mondo è marcio di saggezza”, ma per istinto la donna non è saggia, non è pacifista, non è buona. Mancando totalmente di senso della misura, essa diviene fatalmente, durante i periodi sonnolenti dell’umanità, troppo saggia, troppo pacifista, troppo buona. Il suo intuito e la sua immaginazione sono allo stesso tempo la sua forza e la sua debolezza.
Essa incarna l’individualità della folla: fa da corteo agli eroi, o, in mancanza di meglio, sprona gli imbecilli.
Secondo l’apostolo pungolatore dello spirito, la donna pungola la carne, immola o cura, fa scorrere il sangue o lo stagna, è guerriera o infermiera. E’ la stessa donna che, nella medesima epoca, a seconda delle idee prevalenti circa i fatti del giorno, si stende sui binari per impedire ai soldati di partire in guerra, oppure si getta al collo del campione vittorioso.

Ecco perché nessuna rivoluzione deve escluderla. Ecco perché, invece di disprezzarla, bisogna rivolgersi a lei. E’ lei la conquista più feconda che si possa fare, la più entusiasta, quella che, a sua volta, moltiplicherà gli adepti.

Ma niente Femminismo. Il Femminismo è un errore politico. Il Femminismo è un errore cerebrale della donna, un errore che il suo istinto riconoscerà.
Non bisogna dare alla donna nessuno dei diritti reclamati dalle femministe. Accordarglieli non porterebbe a nessuno dei disordini auspicati dai Futuristi, ma anzi ad un eccesso di ordine.
Dare alla donna dei doveri significa farle perdere tutta la sua feconda potenza. I ragionamenti e le deduzioni femministe non distruggeranno la sua fatalità primordiale: possono solo falsarla e costringerla a manifestarsi per vie traverse che conducono ai più gravi errori.

Da secoli si contrasta l’istinto della donna, se ne apprezzano solo il fascino e la tenerezza. L’uomo anemico, avaro del suo sangue, le chiede solo di fargli da infermiera. E lei si è lasciata domare. Ma gridatele una parola nuova, lanciatele un grido di guerra, e con gioia, cavalcando nuovamente il suo istinto, lei vi precederà sulla via di conquiste impensate.
Quando vi serviranno le armi, sarà lei ad affilarle.
Tornerà ad aiutare la selezione. Infatti, pur tarda nel discernere il genio, che tende a confondere con la fama passeggera, lei ha sempre saputo ricompensare il più forte, il vincitore, colui che trionfa coi muscoli e col coraggio. Davanti a questa superiorità, che s’impone brutalmente, lei non può sbagliarsi.
Che la donna ritrovi quella crudeltà e quella violenza che la portano ad accanirsi sui vinti, proprio perché sono dei vinti, fino a mutilarli.
Smettiamo di predicarle la giustizia spirituale, verso cui si è sforzato invano. Donne, tornate ad essere sublimi ed ingiuste, come tutte le forze della natura!
Sciolte da ogni controllo, con il vostro ritrovato istinto, voi riprenderete posto fra gli Elementi, opponendo la fatalità alla volontà cosciente dell’uomo. Siate la madre egoista e feroce, che sorveglia gelosamente i suoi piccoli, e ha su di loro tutti i diritti e tutti i doveri, finchè essi hanno fisicamente bisogno della sua protezione.
Che l’uomo, svincolato dalla famiglia, viva la sua vita d’audacia e di conquista fin da quando ne ha la forza fisica, benché sia figlio e benché sia padre. L’uomo che semina non si ferma al primo solco da lui fecondato.
Nelle mie Poesie d’orgoglio e ne La sete e i miraggi io ho rinnegato la Sentimentalità come spregevole debolezza, perché imbriglia le forze e le immobilizza.
La lussuria è una forza, perché distrugge i deboli ed eccita i forti a spendere le energie, e quindi a rinnovarle. Ogni popolo eroico è sensuale. La donna è per lui la più esaltante dei trofei.
La donna deve essere o madre, o amante. Le vere madri saranno sempre amanti mediocri, e le amanti, madri inadeguate per eccesso. Uguali di fronte alla vita, questi due tipi di donna si completano. La madre che accoglie un bimbo, con il passato fabbrica il futuro; l’amante dispensa il desiderio, che trascina verso il futuro.

CONCLUDIAMO:

La Donna che con le sue lacrime e con lo sfoggio dei sentimenti trattiene l’uomo ai suoi piedi è inferiore alla ragazza che, per vantarsene, spinge il suo uomo a mantenere, pistola in pugno, il suo arrogante dominio sui bassifondi della città; quest’ultima, per lo meno, coltiva un’energia che potrà anche servire a cause migliori.

Donne, troppo a lungo sviate dai moralismi e dai pregiudizi, ritornate al vostro sublime istinto, alla violenza, alla crudeltà.
Per la fatale decima del sangue, mentre gli uomini si battono nelle guerre e nelle lotte, fate figli, e di essi, in eroico sacrificio, date al Destino la parte che gli spetta. Non allevateli per voi, cioè per sminuirli, ma nella più vasta libertà, perché il loro rigoglio sia completo. Invece di ridurre l’uomo alla schiavitù degli squallidi bisogni sentimentali, spingete i vostri figli e i vostri uomini a superare sé stessi. Voi li avete fatti. Voi potete tutto su di loro. All’umanità dovete degli eroi. Dateglieli.

Valentine de Saint-Point
Parigi, 25 marzo 1912
19, avenue de Tourville

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da: «Manifesto futurista della lussuria»

Risposta agl’improbi giornalisti che mutilano le frasi per ridicolizzare l’idea; alle donne che pensano ciò che io ho osato dire; a quelle per cui la Lussuria è ancora solo un peccato; a tutti coloro che nella Lussuria giungono solo al Vizio; e nell’Orgoglio, solo alla vanità.

La Lussuria, intesa al di fuori di ogni concetto morale e come elemento essenziale del dinamismo della vita, è una forza. Per una stirpe forte la lussuria, come l’orgoglio, non è un peccato capitale. Come l’orgoglio, la lussuria è una virtù stimolatrice, un fuoco da cui traggono alimento le energie. La lussuria è l’espressione di un essere proiettato oltre se stesso; è la gioia dolorosa di una carne giunta al culmine, il dolore gioioso di un rigoglio; è l’unione carnale, al di là dei segreti che unificano gli esseri; è la sintesi sensoriale e sensuale di un essere che vuol rendere più libero il suo spirito; è una particella d’umanità che entra in comunicazione con tutta la sensualità della terra; è il brivido panico di un frammento della terra. La Lussuria è la ricerca carnale dell’ignoto, come la cerebralità ne è la ricerca spirituale. La Lussuria è il gesto del creare, ed è la creazione. La carne crea, come crea lo spirito. Al cospetto dell’Universo, la loro creazione è uguale. L’una non è superiore all’altra. E la creazione spirituale dipende dalla creazione carnale. Noi abbiamo un corpo e uno spirito… Un essere forte deve realizzare tutte le proprie possibilità carnali e spirituali… L’Arte e la Guerra sono le grandi manifestazioni della sensualità; da essa fiorisce la Lussuria. Un popolo esclusivamente spirituale e un popolo esclusivamente lussurioso decadrebbero egualmente nella sterilità. La Lussuria stimola le energie e scatena le Forze…. Smettiamola di schernire il Desidero, questa attrazione sottile e brutale insieme, di due carni, qualunque ne sia il sesso, di due carni che si vogliono, che tendono ad essere una sola… Distruggiamo il sinistro ciarpame romantico… Bisogna essere consapevoli di fronte alla lussuria. Bisogna fare della lussuria ciò che un essere intelligente e raffinato fa di se stesso e della propria vita: bisogna fare della lussuria un’opera d’arte… Bisogna spogliare la lussuria di tutti i velami sentimentali che la deformano. La Lussuria è una forza.

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