Tributo a Ricardo J. Masetti

Nel 50° della Rivoluzione Cubana

Se mi dessero da scegliere, io sceglierei
questo amore con cui odio,
questa speranza che mangia pane disperato.
E’ qui che succede, signori,
che mi gioco la morte.

Ricardo Jorge Masetti [nella foto sotto a destra con il Che] fa parte di quella generazione di argentini che seppero coniugare le istanze sociali di Peron con il “volontarismo solidarista” di Ernesto Che Guevara, nella ricerca continua e spesso disperata dellamasetti e il che_fondo magazine costruzione del Socialismo in un solo paese.

Nasce a Buenos Aires il 31 maggio del 1929 da una famiglia di origine bolognese. Fondatore della Prensa Latina, fu il primo giornalista argentino che intervistò il Che nella Sierra Maestra, partecipando attivamente a tutte le azioni dei rivoluzionari, da Playa Giron alla Baia dei Porci.

Si forma politicamente alla scuola di partito dell’Alianza Libertadora Nacionalista, organizzazione anticapitalista, che proponeva la costruzione di uno stato corporativo di stampo mussoliniano. La limitazione della proprietà privata, «per evitare che l’egoismo individuale intacchi gli interessi della comunità» e la re-distribuzione della terra, secondo il postulato “chi possiede la terra possa lavorarla, chi lavora la terra la possieda”

A 21 anni Masetti si sposa con Clelia Dora Jury che gli darà due figli, Graciela e Jorge. Nel 1958 parte alla volta di Cuba per intervistare i protagonisti del Movimento 26 luglio, per conto di Radio El Mundo. In questa sede il Che sostiene: «Dal punto di vista politico, Fidel e il suo movimento potrebbero essere definiti dei rivoluzionari nazionalisti. Poi, aggiunge: «Siamo contro gli Stati Uniti perché gli Stati Uniti sono contro i nostri popoli. La persona che più tiene all’etichetta di comunista sono io». Bisogna però specificare che nei primi anni dell’esperienza rivoluzionaria, Guevara, identificava il comunismo, come prassi rivoluzionaria. La lotta del popolo oppresso, che si libera dal dominio straniero (sotto le sue varie forme). Il comunismo come guerra di liberazione per tutti i popoli soggiogati al capitalismo apolide. Creare due, tre molti Viet-nam…

Dall’intervista nascerà il libro Los que luchan y los que lloran (quelli che lottano e quelli che piangono), racconto della lotta di liberazione del popolo cubano dalla dittatura di Batista. Al fine di far sapere al mondo la verità sulla Rivoluzione, fonda con García Márquez e Rodolfo Walsh la Prensa Latina , come risposta alla campagna di informazioni false provenienti dalle agenzie masettistatunitensi. A termine della rivoluzione abbandona il giornalismo per combattere al fianco degli algerini del FLN. Da tali esperienze ricava notevoli nozioni di guerriglia che gli saranno utili in seguito. Infatti nel 1964, tornato in patria, da vita all’Ejército Guerrillero del Pueblo (EGP), primo gruppo foquista, dichiaratamente guevarista.

Il foquismo, come teoria politica nasce dall’affermazione del Che secondo la quale: «non è sempre necessario aspettare che si diano tutte le condizioni per la rivoluzione; il focolaio (el foco guerrillero) insurrezionale può crearle». La lotta intesa come azioni di piccoli gruppi armati che venivano visti come tanti fuochi del movimento. Dietro quest’elaborazione non stava affatto un internazionalismo rivoluzionario inteso nel senso della creazione di una direzione internazionale rivoluzionaria. Al contrario! Il foquismo eliminava completamente l’esigenza di quella direzione sostituendo il ruolo del partito secondo la concezione leninista con il ruolo di un gruppo di “eroi” votati al sacrificio. In questo senso, secondo Guevara, la guerriglia doveva avere un ruolo preminente e dirigere essa stessa – e non esserne diretta – il partito: una visione, è evidente, “militare” di una strategia politica rivoluzionaria.

Dopo il rovesciamento del presidente Arturo Frondizi, da parte delle forze armate nel 1962 e la proscrizione del peronismo, Che Guevara e Masetti cominciano a pensare alla possibilità d’installare un “focolaio insurrezionale” nel Nord dell’Argentina.

La Rivoluzione cubana, aveva avuto un forte impatto nell’immaginario dei giovani argentini, stanchi delle continue ingerenze economiche e politiche statunitensi. In questo contesto nasce l’idea di creare un fronte antimperialista continentale che avesse come epicentro l’Argentina. Vengono quindi a crearsi le prime formazioni guerrigliere: Uturuncos, i contadini ribelli guidati dai leaders della sinistra peronista e l’Esercito Guerrigliero del Popolo capeggiato da Masetti.

Così, nel maggio del ’64, una trentina di giovani, guidati dal “Comandante Segundo” (Masetti) partono per la provincia di Salta, regione al confine con la Bolivia. Il gruppo è composto da molti ex appartenenti al partito comunista argentino, dissidenti reclutati a Buenos Aires e Cordoba. Oltre alla creazione di focolai di rivolta, il compito secondario dell’organizzazione era la creazione di una rete d’appoggio al confine della Bolivia, in vista della futura missione del Che. Il 9 giugno Masetti redige la “Carta de los Rebeldes“, un atto d’accusa contro le istituzioni argentine e la loro condotta infame. Per inferiorità numerica e mancanza di coscienza rivoluzionaria nella popolazione rurale, metà dei guerriglieri finiscono nelle mani della gendarmeria, che li sottopone ad inaudite torture. Chi sopravvive viene giustiziato. La maggior parte dei compagni rimasti in libertà cadranno in scontri a fuoco con la polizia di frontiera.

Il corpo di Masetti non verrà mai ritrovato. Si presume che, braccato, dopo essere stato ferito, abbia cercato rifugio nella jungla non uscendone vivo. Aveva 35 anni.

«Dovunque ci sorprenda la morte, sia benvenuta, purché il nostro grido di guerra raggiunga chi è pronto a raccoglierlo, un’altra mano si tenda ad impugnare le nostre armi e altri uomini si preparino a intonare canti di lutto con il tambureggiare delle mitragliatrici, nuove grida di guerra e di vittoria.» (Ernesto Che Guevara)

Romano Guatta Caldini

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