Tanta fifa per una moschea

L’oceano di schiene in preghiera rivolte verso il duomo di Milano – schiene si fa per dire, la parte anatomica che risaltava era tutt’altra – deve aver creato un certo disagio nelle istituzioni italiane. Non solo nel capoluogo lombardo e non solo negli ambienti vaticani. E le affollate manifestazioni filo-palestinesi, nelle quali il grido muezzinizzante “Allah akbar!” è risuonato vagamente minaccioso per le strade delle nostre città, hanno fatto il resto.

L’Islam comincia a far paura anche in Italia. Non solo al popolino becero e ignorante, tanto criticato dai maîtres-à-penser cattoprogressisti. Per inciso, popolino che da anni è il primo a subire le conseguenze più negative di un’immigrazione disordinata e in gran parte clandestina. Ora a tremolare sono anche i sindaci, i responsabili delle forze dell’ordine, persino i prefetti.

Un esempio concreto arriva in questi giorni dalla cronaca spicciola dei giornali, che anima le discussioni al bar Sport ma non arriva quasi mai sulle scrivanie dei politici e nei salotti buoni della tivù. Lo scenario è Moncalieri, grande centro urbano alle porte di Torino, la città del Proclama di Vittorio Emanuele II che sancì la fine della guerra con l’Austria. In borgo San Pietro, popoloso quartiere  che confina con la parte sud del capoluogo, esiste da anni una moschea. Un tempio sui generis, perché in realtà si tratta di un vasto magazzino in un palazzaccio degradato di proprietà del Comune, dove i responsabili del centro islamico hislam-moncalieri_fondo-magazineanno abbattuto un paio di muri, sistemato qualche dozzina di tappeti e appeso alle pareti le iscrizioni sacre del Profeta.

Da un giorno all’altro il magazzino di via Pininfarina si è trasformato in moschea di Moncalieri, frequentata anche da centinaia di fedeli dell’area meridionale di Torino. I sindaci di centro-sinistra che si sono succeduti hanno sempre tergiversato, fino a quando non sono stati messi spalle al muro da un verbale della polizia municipale: il locale era completamente abusivo e privo di agibilità. Andava chiuso. Era il mese di novembre dell’anno di grazia 2004. Sarà una riflessione demagogica e qualunquista, ma fosse successo alla mansarda di chiunque di noi, saremmo già finiti in Tribunale in catene per abuso edilizio.

Il centro islamico di Moncalieri no. Ha fatto ricorso, com’era nelle sue facoltà, fino al Consiglio di Stato. E ha presentato richiesta di condono. Tenendo sempre aperta la moschea, nell’arco dei quattro anni, a centinaia di fedeli. Ha sempre perso, in ogni grado. Ma nessun sindaco s’è preso il mal di pancia di ordinare lo sgombero. Ma poco prima di Natale il primo cittadino moncalierese, un giovane virgulto democratico ex margherito, prende il coraggio a due mani: di fronte all’ennesimo pronunciamento giuridico contro la moschea abusiva, emette la fatidica ordinanza. “Non c’è nessuna motivazione  ideologica o religiosa.  Siamo di fronte a un problema amministrativo al quale io come primo cittadino devo porre rimedio”. Giusto, bravo. Vuoi vedere che la legge è uguale per tutti? Ma intanto, democristianamente, concede una proroga di 90 giorni: hai visto mai che quelli se ne vadano davvero.

Infatti i signori fedeli di Maometto, che hanno capito benissimo che aria tira in Italia, non se ne vanno. Il sindaco non sa che pesci pigliare e interpella in alto. Si riuniscono il prefetto, il questore e il comandante provinciale dei carabinieri e alla fine la montagna partorisce il topolino. Un topolino all’italiana, verrebbe da dire. “Temporeggiare sulla chiusura della moschea – scrivono le cronache giornalistiche – e trovare un’alternativa per continuare a concedere alla comunità islamica un posto  in cui pregare”. Tolleranza zero, insomma. E tutti felici e contenti. Tranne il presidente del centro islamico, che giustamente – fiutata la serietà delle nostre istituzioni – alza la posta. “Ringrazio tutti per la sensibilità dimostrata – ha dichiarato  giulivo – ora potremmo affittare un locale da un privato, ma visto che abbiamo speso 27 mila euro per un condono non concesso, ora ci aspettiamo che il Comune ci paghi l’affitto per i primi due anni”. Si accettano scommesse su come andrà a finire.

Giorgio Ballario

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