Psichedelia. L’allucinante…

…menzogna americana

Dicono che nei “mitici anni sessanta”, laggiù al Greenwich Village, sia avvenuta una rivoluzione. Dicono che, negli esclusivi scantinati per ricchi, ancora se ne parli. C’è qualcuno, da qualche parte in Europa, certamente in Italia, che vive nella struggente nostalgia di quell’epopea libertaria. I “rivoluzionari” nostrani fondevano in un’unica,psichedelia5_fondo-magazine indimenticabile allucinazione i capelloni nudisti dei campus USA, la barbetta confuciana di Ho-chi-min e le tute dei metalmeccanici torinesi. Quelli sì che erano tempi! E quello sì che era il luogo di tutte le liberazioni: i formidabili States! La “frontiera”, peace-and-love, il kennedismo, Andy Warhol, il Flower Power. E poi: Woodstock! E sul trono, finalmente, un dio democratico: l’LSD! Roba da non credere: gli uomini vivevano in pace, erano tutti fratelli, l’amore dilagava, le guerre erano bandite, il miele scorreva. E libertà a palate: libertà politica, libertà sessuale, libertà d’espressione, libertà di fumo, libertà d’accesso agli allucinogeni. A molti pareva di volare. E infatti furono in molti a volare davvero, ma giù dal quindicesimo piano: dannati, acidissimi imprevisti! Acidtest, droga-party, trip: queste le tappe del grande viaggio lisergico verso gli stati alterati di coscienza, attraverso i quali raggiungere i paradisi visionari di una condizione oltre-umana, nel regno di tutte le sensibilità dilatate. Parole d’ordine, al cui suono un’intera generazione di spaesati si gettò tra le capaci braccia del business, senza avvedersi dell’inganno. Ma quando se ne avvide, passò subito alla cassa.

Addosso al più industrializzato e artificiale dei miti, la droga libera di massa in regime di monopolio finanziario, si gettarono a frotte: artisti, poeti, musicisti…e fu il trionfo di Allen Ginsberg, di Aldous Huxley, di Bob Dylan, Ferlinghetti, William Borroughs, e poi Castaneda, e dosi affastellate di buddismo alla buona: era la beat generation, erano gli hippy…una scheggia del benessere americano partiva di mente nei paradisi artificiali. In fondo, bisogna capirli: per un attimo presero sul serio l’America.

Ma l’America non prese sul serio loro. In quattro e quattr’otto, ne fece l’ennesimo affare. E loro, i “rivoluzionari”, stettero al gioco. Con una mano contestavano, con l’altra incassavano. E che incassi! In un baleno, da hippyyuppy diventarono , e ancora oggi lasciano sul terreno le tracce di tutti i falsi miti, quando gettano la maschera: morti, suicidi, emarginati, drogati fradici terminali…ma solo nelle periferie…nelle banlieu…la quota degli ingenui, quelli che assaporano direttamente l’underground crepando…La miseria dei residence esclusivi è invece discreta, non ama mostrarsi che di rado…e anche allora solo per ricuotere le royalties

La “rivoluzione” made in USA? E’ quell’inganno oligarchico che non esce dal recinto borghese, un falso ribellismo che è potere. Piace molto alla jet-society. E’ quella setta libertarian che, dopo le finte giovaniliste, diventa puntualmente classe dirigente dura, complici che mercificano sogni e ideali e sulla libertà ci mettono il cartellino del prezzo.

Veramente pensavano che l’acido lisergico (LSD) inventato dal chimico svizzero-jüngeriano Albert Hofmann fosse il mezzo per uscire dall’incubo capitalistico? Veramente credevano che questa droga, una volta uscita dai laboratori sovrumanisti e divenuta pastone di massa, fosse la via di fuga dall’alienazione borghese? Ma soprattutto: davvero pensavano che quello fosse il posto giusto, cioè che l’America fosse il luogo adatto per una ribellione qualsiasi? Davano retta ai Padri fondatori, quelli dell’allucinazione biblica ad occhi aperti: credevano alla democrazia, alla pace, all’uguaglianza, al rosario progressista, al millennio mondialista: ai loro occhi allampanati, perfino Kennedy, l’uomo dei poteri forti e del napalm a stelle e strisce, poté sembrare una colomba che recasse doni fioriti…più “fatti” di così!

Il sogno ebete della psichedelìa californiana (colori, fiori, pace, amore), alla fine si mise a suonare il rock della West Coast, e fu subito business: Greateful Dead, Beach Boys, Jefferson Airplane, poi anche Doors, un po’ di Santana e molto Jimi. Ed ecco lo sbarco in Europa: Beatles mark II prima e Pink Floyd dopo furono le sigle subito battezzate dal pacifismo multinazionale discografico. Ricordate il viaggio “iniziatico” in India dei Beatles, col guru Maharishi esibito come una scimmia libertaria? Il furbo straccione venne esposto alle masse come un San Gennaro mondialista, ma solo il tempo necessario per far vendere qualche altro milione di dischi ai baronetti, poi, a gioco finito, venne abbandonato ai suoi conti correnti, senza tanti complimenti. John Lennon aveva altro da pensare, quando lo psichedelia_fondo-magazinesorpresero nella Grande Mela e gli fecero capire che la commedia era finita. Chi non ci stava, usciva di scena: Jim Morrison, appena ebbe intuìto che qualcosa non andava in quella farsa, morì di disgusto…Invano la vecchia Europa provò a reagire con la risposta hard-rock della Birmingham operaia e popolare dei Black Sabbath: asce bipenne invece di fiori avvelenati. Il tempo della ricreazione era finito. Il Sistema faceva sul serio. Le major USA non sono solite scherzare. Molti, vista l’aria che tirava, si acciambellarono docili ai piedi del potere, senza fare neanche tante storie. E sono ancora lì.

A San Francisco, per dire, la libreria Psychedelic Bookshop fa affari d’oro e quella di Ferlinghetti, la City lights, è diventata un luogo cult di gran moda; la Pall Mall Lounge si è messa a vendere merchandise per hippy post-datati, ci sono negozi in cui una parrucca o dei costumi hippy si pagano centinaia di dollari. Poi c’è la compagnia di viaggi, che ti organizza il tour turistico attraverso l’Haight Ashbury, l’esclusivo quartiere di San Francisco legato alla bohéme fricchettona. Su tutto, l’enorme giro di soldi del rock addomesticato. Con giganti come i Pink Floyd, mega-industria che muove interessi planetari: dischi, concerti, promozioni, film, immagine…quando si dice l’imprenditore camuffato da rocker!

Ma noi diciamo: altro che mito della “sinistra”! La vera psichedelìa (dal greco psyché, mente, e delòo, mostrare = rivelatore della mente), quella che non è una truffa borghese ma un incanto per razze eroiche, la conoscevano bene Zarathustra, Empedocle, Şiva, Dioniso, gli sciamani tibetani e quelli pellerossa: l’ebbra capacità di aprirsi a illuminazioni superiori, tali da avvicinare l’uomo ad una potenza semidivina, attraverso l’uso di sostanze naturali, come l’idròmele, la canapa, l’ahoma, il peyote, il mescal. Le “nuvole” di Aristofane facevano volare alto, quando ad Atene era legge la nobiltà del sangue…Antichissima sapienza iniziatica della cultura etnica…dall’Oriente all’Occidente, essa ebbe forma tradizionale quanto altre mai: elitaria, sacerdotale, mistica, gerarchica, tipica delle maggiori civiltà guerriere di ogni tempo. Libertari? Egualitaristi? Solo ai “segnati” dal destino, attraverso questa potente porta della percezione, era consentito l’accesso ai poteri visionari, e il sapere da essi così raccolto diveniva per loro tramite un patrimonio comunitario. Non è un caso che della “droga” così concepita si siano sempre interessati personaggi che con l’immaginario depotenziato ed egualitario delle “sinistre” nulla hanno da spartire: da Blake a Poe, da Baudelaire a D’Annunzio a Pound, da Benn a Jünger a Evola…

La pecora psichedelica mondialista nulla sa di tutto questo: subito tosata dalle maggiori aziende commerciali americane, dopo decenni produce ancora a valanga. Ma, attenzione: quella pecora non vedeva l’ora di farsi tosare. E’ la legge dell’acido progressista: ai furbi integrati vanno i soldi, agli altri l’illusione. La finta “rivoluzione” psichedelica americana è frutto dello sfruttamento di un ritrovato chimico, è la sovversione dell’arcaico potere sciamanico, legato all’uso di sostanze naturali iniziatiche.

Il grande inganno americano è anche questo: la droga è quella “cultura psichedelica” che rende milioni di dollari alle élites del profitto: musicisti ben integrati, promoter, editoria “alternativa”, agenzie mondiali di spettacolo poprock, gestione internazionale delle discoteche rave, multinazionali discografiche…una macchina che produce i soliti “danni collaterali” del sistema capitalistico a benessere controllato: masse di scarti umani da sacrificare al moloch…

Ma poi c’è dell’altro: l’intreccio tra psichedelìa e mercato mondiale informatico. Da dove provengono Bill Gates e Paul Allen, i miliardari fondatori del colosso Microsoft, l’azienda di punta della new economy? Stesso ambiente, stesso trucco psichedelico-libertario: il secondo, per dire, ha speso la bazzecola di 240 milioni di dollari per dedicare un museo a Jimi Hendrix, sua vecchia passione giovanile…ecco quando l’hippy diventa yuppie globale! E che dire poi di quella setta fricchettona dei trozkisti che fanno corona alla Casa Bianca? Sono ancora loro…Avete capito, no? L’America rende liberi.

Luca Leonello Rimbotti

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