Popeye + …

…Corriere dei piccoli

ovvero
180 anni in due e non dimostrarli

Sommati assieme fanno 180 anni. 100 l’uno ed 80 l’altro. Sommati assieme hanno ben nutrito l’immaginario collettivo di tre intere generazioni. Sommati assieme hanno fatto e disfatto il segno ed il disegno, la striscia ed il fumetto, il cartone animato e quant’altro di simile e similare…. Signore e Signori, tanti auguri al Corriere dei Piccoli o Corrierino ed a Braccio di Ferro – Popeye!! Uno ha festeggiato il compleanno il 27 dicembre 2008, l’altro il genetliaco lo scorso e scaramantico 17 gennaio.

Uno apparve per la prima volta, nel 1908, come supplemento al Corriere della Sera, in una tiratura di 80.00 copie al costo di dieci centesimi ognuna. L’altro si presentò a vele spiegate, in quel del 1929, popeye_fondo-magazinesulla striscia americana «The Thimble Theatre». Di lì a qualche mese il crollo di Wall Street… Di uno uscì l’ultimo numero il 15 agosto 1995. Dell’altro è scaduto il copyright europeo delle immagini il 1° gennaio di quest’anno. Del primo è stata allestita sino al 17 maggio, la mostra milanese “Corriere dei Piccoli. Storie, fumetto e illustrazione per ragazzi” ed emesso un francobollo celebrativo con valore simbolico. Del secondo resteranno immortali sue espressioni tipo: «Corpo di mille balene! È all’incirca la mia sola buona qualità! Non serve cervello per essere buoni! Io sono un cazzottatore! Io mangio spinaci! Per cento pipe! Io banterzo questo bambino nell’oceano perché voglio che lui sia ‘il sale della terra’!» e l’inimitabile «Io sono quello che sono e questo è tutto quello che sono! ‘I am what I am and that’s all I am’».

Il Corrierino germinò dall’idea di Paola Lombroso Carrara, figlia del celebre Cesare Lombroso e, guarda un po’, educatrice di professione. Fu il primo periodico dedicato ad una fascia di lettori giovanili. La sua nascita centenaria viene, ormai e d’uopo, fatta corrispondere al primo secolo di storia del fumetto italiano. Sergio Rossi su La Stampa ha scritto nei giorni scorsi ‘si divinamente: «È sulle pagine di questo settimanale che all’inizio del Novecento sono arrivati in Italia i fumetti, seppure senza nuvolette e raccontati in rime baciate («Qui comincia l’avventura/del signor Bonaventura»?), attraverso le storie di personaggi americani (il pestifero Buster Brown diventato Mimmo, i gemelli The Katzenjammer kids/Bibì e Bibò), e italiani come il ragazzo africano Bilbolbul e una scuola di autori italiani (Mussino, Rubino, Sto, Angoletta) formata su riviste di racconti illustrati come “Il Giornalino della Domenica” di Vamba, l’autore del celebre Gianburrasca (testata a cui Paola Pallottino ha dedicato un bellissimo libro, “L’irripetibile stagione del Giornalino della Domenica”, edito nel 2008 da Bononia University Press)». Ed ancora: «Nel suo percorso editoriale il Corrierino ha seguito le trasformazioni della società italiana sia nelle storie (a fumetti e non) che pubblicava (tra i cui autori ricordiamo Mino Milani, Grazia Nidasio, Hugo Pratt), sia negli articoli giornalistici ritagliati a misura dei giovani lettori da giornalisti e scrittori come Dino Buzzati.

Nel 1972 dalle sue pagine nacque il «Corriere dei Ragazzi» che fu caratterizzato dal carisma e le storie di Mino Milani, il quale sperimentò con successo anche quel «giornalismo a fumetti» oggi in voga; rivolto ai lettori adolescenti (tra cui molti autori di fumetti attuali), il Corriere dei Ragazzi ha avuto tra i suoi collaboratori anche Tiziano Sclavi, il successivo creatore di Dylan Dog». Senza dimenticare Topo Gigio, La Pimpa, i Puffi, Lucky Luke, Corto Maltese. E tanto altro ancora… Il marinaio Popeye vide, invece, la luce grazie al suo strambo papà Elzie Crisler Segar (se questo è stato il suo vero nome), originario di un non ben definito paese dell’Illinois e poliedrico nelle sue attività: tappezziere, imbianchino, musicista, operatore cinematografico e, ormai ricco, coltivatore di ravanelli e giocatore di biliardo. Sino all’età di 44 anni quando, semplicemente, egli morì. Qualcuno ha definito il famoso uomo di mare «Rabelais alla potenza di Kafka». Gli è che grazie alla sua dieta di spinaci in scatola (“spinach” o l’allora dialettale “marijuana”), le storpiature linguistiche, l’aspetto fisico sgradevole cdp1_fondo-magazineall’occhio, romantico e gentile con l’eterna ma assai brutta fidanzata Olivia e la stramba pletora di personaggi che lo accompagna nelle sue avventure, Braccio di Ferro inaspettatamente sopravvive all’oblio del tempo e scardina le pagine dei giornaletti e lo schermo televisivo come una meteora, nuda e cruda… Altro che criptonite, super poteri ed alchimie varie… Egli è veramente ciò che è. Alla faccia dei superuomini dai tratti divini che svolazzano, saltano, si allungano, prendono fuoco, etc. etc. etc. “I’m Popeye the sailor man” procede, nonostante tutto, come un vascello buffo in un mare in tempesta ricordando che (e qui cito da anonima fonte telematica) è vero il quanto: «… durante un incontro di braccio di ferro [e di pugilato] vengono coinvolte diverse regioni muscolari, alcune in maniera dinamica e altre in maniera statica, stabilizzatrici» ma è pur ed altrettanto di effettiva durata il fatto che la forza è concreta laddove sia presente «una postura assolutamente corretta ed una schiena ben diritta», una caratura morale adamantina ed un pizzico di intelligente sfrontatezza mai, però, fanfarona. Tutti ingredienti, questi e guarda caso, propri dell’indistruttibile marinaio vegetariano che ama sbuffare rumorosamente tutto il dì con la sua bizzarra pipetta.

Quasi quasi dimenticavo! Uno è stato propriamente italiano, l’altro, invece, tipicamente americano. Ma a questo punto è rilevante accentuare ciò? No, non credo proprio, visti i mirabili e prodigiosi risultati. Tanti auguri… sempre… Ed il buon auspicio sia per i prossimi 1000 anni e più, sperando di ancora ben ritrovarvi ed altrettanto ritrovarci.

Susanna Dolci

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