Israele, la destra e i sensi…

…di colpa

Proprio poche sere fa, Massimo D’Alema,  dal Forum della Pace di Assisi, ha accusato  l’ atteggiamento  ” strisciante, acritico e supino” verso Israele da parte della destra, soprattutto di quella ex-neofascista,   come se gli stessi destri dovessero giustificarsi in qualche modo del proprio passato;  come se avessero la preoccupazione incalzante di non farsi accusare mai più di antisemitismo, di anti-sionismo, di tendenze filo-arabe.

Dalle parole di D’Alema si evidenzia chiaramente che persiste a destra un senso della colpa,  e quindi un  tentativo estremo diisraele-palestina_fondo-magazine rimozione complessiva e di riposizionamento sulla questione medio-orientale; risulta paradossale che i destri a volte sembrano essere più filo-israeliani degli stessi israeliani.

Vale la pena ricordare qualche aneddoto storico per capire la contraddizione e la schizzofrenia che aleggia da sempre sul tema.

Nel 1967 in piena guerra dei 6 giorni, tutta la destra nazionale micheliniana appoggiò incondizionamente la causa di Israele, mentre la sinistra nazionale di Lucci Chiarissi e dei gruppi dell’Orologio, nonché primula goliardica e i gollisti di sinistra (che confluiranno successivamente in Lotta di Popolo)  inneggiavano alla nazione araba e alla causa del popolo palestinese.

Non solo.

La stessa destra radicale subì per certi versi  una spaccatura inverosimile tra i sostenitori di Giovane Europa e dei nazional-bolscevichi di J. Thriart ed alcuni ambienti di Ordine Nuovo,  che videro  invece nel colono-combattente-ultrarazzista e quindi nell’ideologia sionista, una teorizzazione applicata del principio “Terra-Sangue-Popolo”, molto simile ad alcune vulgate Volkish di nota memoria; posizioni peraltro oggi spiccatamente tornate in voga,  grazie alla isteria anti-islamica sullo scontro di civiltà di Hugthinton e della Fallaci. In pratica si utilizzava il fondamento della dottrina “volkish” nazional-socialista,   per giustificare in qualche modo l’azione israeliana e quello che si è   perpetrato sulla pelle dei palestinesi dal 1947.

Ma c’è di più  per ragionare di paradossi, patologie e dissociazioni schizzofreniche.

Dal 1969 al 1973,  mentre Franco Freda organizzava in Italia le prime manifestazione in appoggio dell’ OLP di Arafat, considerata allora una organizzazione terroristica a livello internazionale,  i vertici del MSI di Almirante e Caradonna flirtavano allegramente con l’ambasciata israeliana che finanziò addirittura un testo (edito se ricordo bene dal mitico  Ciarrapico Editore ) dal titolo  Israele: e fu rivolta. Fu fatto distribuire in migliaia di copie in tutte le federazioni provinciali del partito, preoccupato della deriva filo-araba che serpeggiava tra le giovani generazioni missine un po’ dovunque.  In quel testo, ovviamente, si esaltava come “di destra” l’epopea del padre della patria israeliana Ben-Gurion e l’elogio dei massimi teorici dell’ideologia sionista: da T. Herlz fino al messianismo estatico-biblico di Martin Bubber.

Altre note colorate riguardano quello che fu l’appoggio incondizionato dato dalla destra istituzionale,  ai macellai cristiano-maroniti armati da Sharon durante la strage di Tel’El’ Zatar,  strage che ha anticipato la metodologia del  genocidio pianificato ed attuato successivamente nei campi profughi di Sabra e Chatila .  Va ricordato per la verità anche il repentino cambio di posizionamento della stessa falange cristiana maronita verso la tendenza filo-siriana dei generali Obeica e GeaGea, che si resero conto di chi era l’effettivo “nemico geopolitico nell’area”  (entrambe successivamente fatti fuori dal Mossad).

In quel periodo,  e stiamo parlando degli anni 1977-1979,  mentre una certa istanza destroradicale-movimentista e nazional-rivoluzionaria dava il pieno appoggio alla lotta armata ed alla resistenza palestinese di Beriut ( basta ricordare  Terza Posizione e Costruiamo l’Azione), quasi identificandosi con essa ( “…ogni palestinese è un camerata: stesso nemico stessa barricata …” ),  il MSI-DN è ancora più pesantemente filo-israeliano.

Si arriva all’apoteosi di tale schizzofrenia a metà degli anni ’80:  e mentre troviamo tutto il Fronte della Gioventù ultra-rautiano degli Alemanno, dei Rampelli, dei Fabio Granata che promuoveva manifestazioni a Roma ed in tutta Italia a favore dell’Intifada,   il nucleo Fini-Tatarella-Gasparri-La Russa, la famosa generazione dei colonelli almirantiani 40 enni,  resta fedele alla sua  filo-sionista della destra nazionale,  portata avanti dalla morente segreteria di Almirante. Parenti più che “serpenti” quindi.

Lo scenario schizzo-frenico non muta nemmeno con l’arrivo nel 1991 del “rivoluzionario” Rauti alla segreteria del partito (sì… sì… quello dello sfondamento  a sinistra ),  che in piena guerra del Golfo liquida la posizione anti-americana e filo-Saddam della base giovanile del partito,  con un palestina_fondo-magazineappoggio incondizionato all’operazione di banditismo internazionale (Desert Storm) guidata dagli americani e sostenuta a piene mani da Israele contro il rais di Bagdad; in quell’occasione, neanche Fini ebbe il coraggio di appoggiare incondizionatamente tale scellerata scelta in politica internazionale.

Non parliamo poi del posizionamento destro-istituzionale durante la seconda intifada,  quando grazie al macchiavellismo “opportuno” dello Shin Beth (il servizio segreto interno israeliano da sempre in mano ai falchi di Tel Aviv), viene prima ucciso Begin, che avrebbe voluto riconoscere uno Stato Palestinese a guida laica e, successivamente, sale “miracolosamente” il peso di militare ed elettorale di  Hamas e della Jihad islamica, ovvero la deriva religiosa fondamentalista.  In Israele hanno imparato bene la lezione romana del “divide ed impera “.

Negli ultimi due-tre anni, poi, abbiamo assistito a vere crisi di schizzofrenia patologica dell’ambiente “destro ” e nei suoi immaginari. Un Alemanno che vola ai funerali di Arafat, da una parte, e che oggi sviluppa tutta la sua popolarità di Sindaco con un appiattimento quasi incondizionato ai voleri-poteri della comunità ebraica romana;  alcune formazioni nazional-populiste radicali,  in pieno delirio filo-berlusconiano, che portano in piazza bandiere nere con fiamme tricolori sventolanti  accanto alle bandiere con le stelle di david; manifesti di Azione Giovani con Arafat, Evita Peron e Massud, Bobby Sands, tutti vicini all’antisemita Codreanu, che esaltano la lotta per l’indipendenza della propria patria;    e, infine, e dulcis in fundo,  chiare prese di posizione sul diritto all’esistenza dello Stato di  Israele ed in appoggio alla sua lobby olocaustica (come la chiama lo scrittore ebreo Filkenstein) di alcune frange cosidette “destro-identitarie”;   mentre è chiaro anche ai ciechi che sono proprio i palestinesi a rischiare l’annientamento e la soluzione finale.

In questi giorni così drammatici (oltre 1200 morti , di cui 400 bambini e 6000 feriti), è chiaro che a Israele serve l’annientamento di Gaza per il semplice motivo che la popolazione civile ed i combattenti-resistenti  si identificano in Hamas, movimento politico legittimato in quanto vincitore, a Gaza e nei territori occupati, di libere elezioni pubblicamente riconosciute a livello internazionale. Togliere di mezzo ” l’interlocutore”, legittimamente eletto, serve quindi ad Israele per non avere alcuna interlocutore credibile sulla crisi Medio-Orientale (con chi parliamo? di che? ), visto che Abu Mazen, e quello che è rimasto dell’autorità nazionale palestinese, sono tutto tranne che istituzioni “credibili” oltreché non legittimate da nessuno al dialogo. Altro che mortaretti kassam…

Ebbene,  ancora una volta, di fronte ai massacri gratuiti di donne e bambini, al fosforo bianco, alla piombatura dei valichi, allo scempio delle più elementari norme di diritto internazionale,  si assiste ad un atteggiamento “fondamentalista” di tutta la destra istituzionale italiana, soprattutto tra le file degli ex-neofascisti più pentiti, per il loro passato “impresentabile” o sospetto; ex-neofascisti pentiti che puntano ormai a lavacri virginali pubblici (non è bastata ovviamente l’acqua di “Fiuggi”),  e a una purificazione totale da ogni senso di colpa precedente.

Effetto retroattivo dell’industria e del business olocaustico denunciato da Filkenstein o, peggio ancora, lo stare costantemente sotto schiaffo perché a questa “parodia teatrale ” nessuno ci crede ? Chi può dirlo?

E D’Alema,  che non è uno stupido, e che già nella crisi libanese ci aveva impressionato positivamente per posizioni di logica realista,   anche se non ha troppo chiaro fino a che punto arriva  “la schizzofrenia” dentro le varie destre, ha perfettamente centrato la matrice ” ipocrita e sospetta ” e/o perlomeno patologica di un tale atteggiamento.

Francesco Mancinelli

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