Contro usura

Da alcuni decenni siamo in tanti ad essere alla ricerca di una strada. O forse il suo tempo di cerca è maggiore. Ribelli, insofferenti, disgustati da quella puzza, misto di stantio, ingiustizia e normalità, che pervade e soffoca il “moderno”. Coloro che, come chi vi scrive, hanno deciso sin dal sorgere della loro coscienza, di non morire nel recinto dell’allevamento borghese, hanno preso nome di comunisti, fascisti, rivoluzionari, eversivi. In breve: nemici della civiltà. Con l’animo rasserenato dallo scorrere del tempo, si può dire che siano stati molti a cercare di rompere le maglie di un sistema fin troppo subdolo e strisciante con la potenza del fuoco, con la forza dei simboli, con l’efficacia delle parole. Eppure ognuno di loro si è disciolto nella corrente del progresso (pseudo) democratico. Alla ricerca forsennata e monomaniaca di una identità forte, movimentipound_fondo-magazine politici e sodalizi culturali non sono sopravvissuti al passaggio nell’epoca dell’anonimo.

I movimenti giovanili della destra e della sinistra hanno avuto nelle loro mani gli strumenti culturali adatti ad identificare quella ruota dentata che è motore e chiave di tutto il sistema dello sfruttamento dell’Uomo sull’Uomo e dell’Uomo sull’Ambiente. Invece negli anni, quando non si sono autodristrutte a causa di un titanismo improduttivo, le cosiddette basi militanti sono rimaste accucciate ai piedi dei loro rispettivi partiti di riferimento, i quali mai avrebbero potuto denunciare ed attaccare i veri responsabili della demonia di questo mondo: le Banche.

I marxisti attraverso l’analisi della economia del Danaro che produce Danaro, i filofascisti attraverso il grande attacco all’usura portato da Ezra Pound avrebbero potuto (ed ancora potrebbero!) convenire su una verità indiscutibile, crocevia obbligato per una rivolta vera: il mondo industrializzato è vittima della Dittatura Usuraia delle banche. Dell’usura sono vittime gli Stati Nazionali, i cittadini, i partiti politici: tutti schiavi del Debito Unico. Ora i tempi appaiono maturi per una diversa consapevolezza e lucidità che potrebbero indicare la strategia più efficace da seguire per rompere le catene e riguadagnare la libertà. In un certo momento della storia è stato consegnato all’occidente un bel pacco regalo che nascondeva l’usura: il progresso. Per raggiungere traguardi sempre più avanzati, ogni famiglia, istituzione, associazione ha dovuto “tesserarsi” al partito del Debito Unico, cedendo libertà e coscienza critica. Il meccanismo creato è un sottile gioco di specchi. Indotti ad identificare il centro della vita con il valore del danaro, tutti abbiamo accettato supinamente una truffa su tutte: che il danaro abbia valore. Ovvero accettiamo il fatto che questa “carta” debba essere utilizzata come merce di scambio per vivere.

La catena usuraia costituta da Banche Centrali, Banche di Credito, Governi (schiavi consapevoli e complici) si fonda su tale universale e reiterata convenzione supportata dalle leggi democratiche: che l’unica moneta a corso legale sia la BANCONOTA stampata dalla Banca Centrale Europea S.P.A (soci tra gli altri Banca Intesa ed Unicredit).

Usura è operata dalle Banche Centrali, società private che stampano a costo tipografico banconote prive di controvalore e le rivendono allo Stato al costo del loro valore nominale. Ovviamente pretendendo in pagamento titoli di Debito Pubblico colmato annualmente con le nostre tasse, sul quale le Banche Centrali SPA calcolano interessi indefinitamente.

Usura è operata dalle Banche di Credito che prestano ai cittadini strumenti finanziari non coperti da riserve effettive di banconote (assegni, carte di credito, bonifici telematici, fidi … = NULLA), gravando questi prestiti di interessi altissimi, e obbligando i clienti a versamenti in denaro contante.

Usura è operata dalle finanziarie che erogano credito al consumo alimentando i desideri ipertrofici ed avidi dei cittadini senza controllo, creando così un volume di debito che, nel suo complesso, non potrà mai essere colmato perché le banconote esistenti messe in circolazione sono una quantità volutamente inferiore ai debiti contratti.

Esistenze intere si avvitano intorno alla spirale di un debito inestinguibile, si consumano nel lavoro, nell’affannosa ricerca di soldi da restituire ad istituti che, in realtà, non li hanno mai avuti, ma soltanto simulati. In questo magma si consuma la nostra luminosità di Uomini. Oggi il dissenso esiste, anche se disintegrato e disseminato in una miriade di piccole realtà prive di collegamento. Forse è giunto il momento che lo scontro di identità ceda il passo ad una ribellione vera che converga nell’intento supremo di scardinare quel meccanismo usurocratico che rende tutti schiavi. Divenuti liberti, potremo forse “tornare al bosco” e tornare ad essere, ognuno, quello che, nel profondo, è sempre stato.

Amanda Incardona

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