Zamora

Perché il ragionier Walter Vismara dovrebbe cominciare a fare il portiere? Lui che è un single, che vive ancora con la sorella nella Milano del boom economico, lui che appunto è ragioniere, quindizamora_-fondo-magazine sempre dedito al calcolo, alla perfezione, alla stabilità, perché dovrebbe scegliere il ruolo più pazzo del calcio?

Per nessun motivo ancestrale, o metafisico, ma solo per il caso, per l’amore di una donna e per l’odio nei confronti del collega rompiballe e ricco del suo nuovo luogo di lavoro. Questa è la storia raccontata da Riccardo Perrone, in Zamora un simpatico e leggero libro edito da Garzanti – Gli Elefanti (non dispiace nemmeno il prezzo, solo 8 euro). Chi è Roberto Perrone? E’ un giornalista sportivo, che scrive per il Corriere della Sera e che gira il mondo a raccontare i più grandi eventi sportivi (e come ammette lui sul suo sito, con un purtroppo che suono come un per fortuna, anche a mangiare per ristoranti). Invece di raccontarci però storie di miti e di fenomeni sportivi, Perrone ci regala una storia leggera ed umana, che niente ha a che vedere con quello che “normalmente” vede l’autore.

E’ la storia di Walter che perde il posto di lavoro quando la sua azienda chiude, e viene spedito dal suo datore di lavoro nell’azienda in un amico, che è tanto bravo, ma ha un’unica fissa e pecca: il “folber”! Che cos’è? E’ praticamente il calcio, il footbal per intenderci. Ed è talmente fissato che non sceglie i suoi dipendenti in base alla bravura in ufficio, ma in base alla loro esperienza calcistica, da dimostrare nell’allenamento settimanale che porterà alla partita di fine anno tra scapoli ed ammogliati dell’azienda. E’ il ragioner Vismara si trova in questo circolo per caso: lui che non ama il calcio e non lo ha mai praticato, risponde al suo colloquio di essere un portiere. Da qui il soprannome, Zamora, nome del leggendario portiere del Real Madrid. Da questa stramba vicenda Perrone costruisce un bellissimo libro, in cui vengono rappresentati tanti tipi umani, e tanti situazioni assolutamente normali e belle.

Come oggi è il calcetto per molti di noi, anche la partitella aziendale è un topico. Colleghi che si danno del “lei” in ufficio che in mezzo al campo sfogano le loro ire aziendali settimanali. Topico è lo spogliatoio e la sua promiscuità e vita comunitaria forzata. Topico è il presidente/datore di lavoro con le sue manie di grandezza e la sua mania per il calcio. Tipica è anche la vita di Walter “Zamora” nell’Italia del boom economico, in una fredda e movimentata Milano: single,ricardo_zamora razionale, vive con la sorella single anche lei ma molto intraprendente. Walter non capisce questa mania del calcio, non capisce la nuova libertà del gentil sesso, insomma non capisce tante cose.

La sua vita cambia con un altro personaggio inventato da Perrone, il portiere Cavazzoni ex Milan ed ex Nazionale che si fa cacciare per la sua storia extra-coniugale con una “bellissima entraîneuse” che gli rovinerà carriera e matrimonio. Sarà questo ex portiere strappato ai debiti e all’alcool da Walter a insegnarli il “mestiere” del portiere…

Insomma, non mi metto a raccontare tutto il libro. Però è veramente da plauso questo esordio romanzesco del giornalista Perrone. E’ riuscito a raccontare uno bellissimo spaccato di un’Italia che non c’è più, e anche di un calcio che cominciava a diventare quello che poi è oggi.

Tra l’altro è da poco uscito un altro libro di Perrone, Averti trovato ora che è sempre una bella storia di calcio. Bella come questa, dove sembrano trionfare i buoni, nel calcio dove sembra sempre che i cattivi segnino all’ultimo minuto con quattro giocatori in fuorigioco. Lo aspettiamo con ansia, ma intanto ci godiamo un consiglio del grande portiere (inventato e mischiato da personaggi veri) Cavazzoni:

«Una partita di calcio non è un calcolo matematico, non basta imparare a far di conto, mette i numeri in colonna. Anche il miglior giocatore del mondo può incappare in una giornata storta e quello del portiere, in questo senso, è il ruolo più assassino di tutti. Anche Zamora, il grande portiere, quello che i tuoi colleghi usano per sfotterti, ha avuto le sue giornate nere. E poi, come mi ha insegnato il mio primo allenatore, ci sono anche gli avversari. Magari sono più bravi di te e tanto allenamento, alla fine, potrebbe non essere servito a nulla».

Simone Migliorato

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