Tributo a Bix Beiderbecke

Quando il Correggio scoprì il Jazz

Certe volte è strano, come delle immagini evochino ricordi sopiti.
Così capita che vedendo la pala di San Gerolamo del Correggio, attraverso i lineamenti dell’angelo “birichino”,si delinei il viso di un jazzista dei primi del 900, Bix Beiderbecke. Già,bix_fondo-magazine perché forse lui un cherubino lo era per davvero, un angelo che dalle sfere celesti è precipitato in un bordello di St.Louis, a suonare il jazz con il diavolo.
Leon Bix Beiderbecke nasce il 10 marzo 1903 a Davenport (Iowa), sul Missisippi, la famiglia si è trasferita da poco dalla Germania.

Enfant prodige, a soli tre anni suona perfettamente il piano, poi, da autodidatta, impara a dare fiato alla cornetta. A scuola, quando ci va, è una catastrofe, così i genitori decidono di mandarlo all’accademia militare, per vedere se con un po’ di disciplina il figlio raddrizza la schiena.

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In uno dei tanti vagabondaggi ha sentito uscire da un negozio di dischi, la musica dell’italo americano Nick LaRocca . Bix ha scoperto il jazz, Armstrong, Joe King Oliver,Leon Roppolo gli aprono gli occhi su un nuovo mondo.

Il suo preferito è Emmett Hardy, il cornettista di New Orleans di cui purtroppo non ci sono giunte incisioni.
httpv://www.youtube.com/watch?v=0Ue9igC7flI

Intanto è stato buttato fuori dall’accademia, meglio dice, così può dedicarsi alla musica e nonostante sappia leggere a mala pena le partiture, nel 1924 inizia a suonare con una band, i Wolverines e con loro incide “Wolverine Blues” di Morton.

Il sogno di suonare e diventare una star del jazz, il bianco che suona come e meglio dei neri, si è avverato, ma al contempo è iniziato l’incubo: siamo negli anni del proibizionismo e come in tutti i proibizionismi l’oggetto del “proibito” vede un incredibile incremento di vendite. Beiderbecke è timido e se da solo suona come un dio, davanti al pubblico ha delle incertezze e allora ecco che comincia a bere, tanto, troppo.

In quel periodo bevono tutti e poi chi se ne frega, il jazz è improvvisazione,è fiato che puzza di alcool che uscendo dalla tromba diventa musica per il baccanale.
Dai locali malfamati di Chicago ai “Cotton Club” della grande mela, la strada, per Bix, è breve. Il suo genio non ha nulla da invidiare a quello di Armstrong. Al sound dolce e delicato di Beiderbecke, si contrappone, quello forte e deciso del grande Satchmo. Eddi Condon dirà che il suono della sua cornetta era «dolce come la voce di una ragazza quando ti dice si».

I successi si susseguono e con loro le incisioni, “Davenport Blues” ed il suo capolavoro “in A Mist”. Da una band all’altra, dall’orchestra di Frankie Trumbauer aPaul Whiteman ,”The King”, passando per Tommy e Jimmy Dorsey, Benny Goodman, Pee Wee Russel, Eddie Lang, Gene Krupa e Joe Venuti. Beiderbecke raggiunge l’apice proprio conPaul Whiteman che gli insegna a contaminare il jazz con la musica colta di matrice europea .


Però, le crisi nervose si fanno sempre più frequenti e il delirium tremens ha già minato il fisico e soprattutto la mente del ragazzo. Negli ultimi mesi era convinto che due messicani stazionassero perennemente sotto il suo letto, attendendo il momento propizio per ammazzarlo.
Whiteman lo manda dai genitori a disintossicarsi, ma Bix non tornerà più a suonare con Paul,chiuso nella sua stanza di New York tra fiumi di Gin e un pianoforte sgualcito mette su carta
“Candlelight”, “Flashes”, e “In The Dark” che naturalmente non vedranno mai la luce.

httpv://www.youtube.com/watch?v=cp1FykVq4xc
Ormai è tardi per qualsiasi guarigione, la malattia ha inibito gli anticorpi, è fragile e così nell’agosto del 1931 a soli 28 anni,un raffreddore, degenerato in polmonite se lo porta via.
L’ angelo è tornato per sempre a suonare la sua cornetta fra gli Dei, sotto le stelle del Jazz.

Romano Guatta Caldini

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