Tormenta

pierre_chanoux_fondo-magazineVoi conoscete la montagna d’estate quando è in piena di vita e di poesia. Ma bisognerebbe che vi saliste d’inverno, quando la neve raggiunge l’altezza dei pali telegrafici o persino quella del tetto, e la temperatura discende a quindici-venti gradi sotto zero, e infuria la tormenta. Formidabili muggiti seguiti da impressionanti silenzi istantanei, ed urli inesprimibili, fischi lunghi e laceranti si fanno allora sentire attraverso le doppie e ben connesse finestre dell’Ospizio; la stufa e tutti gli oggetti che si trovano nella mia camera vengono agitati come sul mare in burrasca, mentre al di fuori milioni di aghi invisibili, acutissimi, duri come l’acciaio, con forza inaudita vengono sferzati contro la faccia di chi sale. A poco giovano il passamontagna e i grandi occhiali neri protettori: a poco vestiti e guanti. l mille e mille aghi si insinuano attraverso gli interstizi, penetrano fino alla  pelle, la punzecchiano in modo doloroso, si fondono, e, inzuppano le vesti, e sotto l’azione di quel freddo polare gelano di nuovo al primo istante concesso al riposo, rendendo impacciati e talvolta dolorosi i movimenti.  Gli occhi battuti, malgrado gli occhiali, e; non possono rimanere aperti. Non è possibile tener sollevata la testa per non rimaner soffocati dalla massa d’aria e di neve che il vento inietta negli organi respiratori.  Gli orecchi ronzano per l’assordante infernale rumore della tempesta, e la mente si ottenebra.  Si perde il senso della direzione, la capacità di pensare, e, spinti solo da una forza che trae le sue origini dall’istinto di conservazione.. si cammina, si cammina sempre, senza curarsi del dove si vada, senza sapere se si procede verso la meta.

Pierre Chanoux

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