Rock duro anti-sistema

Heavy-Metal, Tradizione e Ribellione

È inutile girarci intorno. In giovane età sono stata figlia dell’hard rock classico e successivamente del dark gothic con tonalità punk. Ma le mie tradizioni musicali affondavano, in primis, le loro radici nelle lunghe lezioni di solfeggio e pianoforte dell’infanzia e nelle innumerevoli esercitazioni anche sulla tastiera immaginaria della scrivania, cercando di riprodurre mentalmente suoni e sue densità sonore. È stato, il mio, ed ancora lo è un grande amore con ciò che si definisce, in parte ma non solo, musica. Una scia infinita di tonalità che mi portarono ad incontrare, senza stortura alcuna, Ravel con i Saxon, Saint Saëns, Orff e Mussorgski con i Led Zeppelin, Bauhaus e Black Sabbath, Stravinskij con Lena Lovich e Siouxsie and the Banshees etc. etc…. L’ultimo concerto dal vivo a cui assistetti fu, appunto, quello di Siouxsie Sioux & Co. (nome d’arte di Susan Janet Dallion) che in una terrificante serata capitolina di pioggia battente e fulmini roboanti di oltre 15 anni fa fece venire giù tutte le divinità, buone o cattive che fossero. Poi il silenzio ed il certo disinteresse per un ormai rock da cassetta e cassetto, fatto di melodie strimpellate e litanie burrose di gruppi a sempre più breve durata…. Eppure… Eppure chi mi ha fatto rituffare nelle energie primordiali del Rock con la R maiuscola, eterno come il battere di un martello sull’incudine, è stato proprio Luca Leonello Rimbotti che, da mirabile sciamano, ha risvegliato i dormienti della Hard Rock e dell’Heavy Metal col suo volume Rock duro anti-sistema (Edizioni Settimo Sigillo). Giornalista e saggista, Rimbotti collabora con numerose testate e case editrici ed è sempre munifico di scritti anche su Il Fondo. Che il nostro amato autore fosse anticonformista, lo avevo sospettato. Che fosse una sorta di stregone della Tradizione, pure. Ma che fosse un figlio, anch’egli della Musica Pesante, non me lo sarei mai aspettato. Ed invece, leggendo il suo di cui qui libro, si scopre un Rimbotti esperto nomade del pentagramma “del radicalismo della musica hard rock e heavy metal e della controcultura alternativa ed antagonista tra le note trasgressive, violente, oscene veicolate da questo genere di musica che trova tra i giovani di tutto il mondo milioni di seguaci”. “Per la prima volta sono indagati [qui] l’immaginario, i valori, i simboli di un mondo sottotraccia che costituisce potenzialmente una rottura rivoluzionaria nei confronti della società egemone”. Ma non solo e non basta. Il suo è un vero e proprio viaggio di fascinosa e densa consistenza che parte dall’immaginario antropologico delle divinità arcaiche e germaniche (in primis le rune come loro oscura espressività ed il gotico tout court nella sua complessità magmatica) per passare attraverso estasi musicali, psichedelica gerarchica, arianesimo e filosofia, pathos tribale, paganesimo metal ed etnomagia, erosimo, esoterismo ed erotismo, Nietzsche, Blake e Byron, D’Annunzio, Evola, Codreanu e Leni Riefenstahl, Conrad e Leroux, Tolkien, Goethe, Mozart e Beethoven e, con la loro musica, Led Zeppelin, Deep Purple, AC/DC, Sisters of Mercy, Black Sabbath, Ozzy Osbourne, Alice Cooper, Aerosmith, Killing Joke, Lester Bangs….. ed oltre da aggiungere, a fantasia del lettore…. “Lacrime pagane, il passato è vivo, il passato è vivo… Ci sono delle memorie che non moriranno mai. E che sempre qui rimarranno”. Parole sacre, queste, della formazione norvegese black-metal dei Mayhem. Parole cultuali che riescono ad abbattere le frontiere del bordo pagina in un libro, questo, che sa sconfinare nell’oltre della più sofisticata impaginazione sin nello spaventoso maelström che romba nella stanza dello scirocco…. La parola, ora, a Luca Leonello Rimbotti [nella foto in basso a sinistra], stregone e sciamano…

Uruz è la runa dell’energia istintiva primordiale. All’inizio fu silenzio. Poi venne il suono… E dopo….?

Subito dopo diciamo che è sopraggiunto come un ultrasuono heavy l’urlo umano: stupore, meraviglia, gioia, godimento…dinanzi al Creato e ai suoi magnetismi… Cos’altro era l’armonia degli elementi cosmici nei nostri filosofi presocratici, se non una manifestazione visibile del suono ordinatore, che si libera grazie all’aggregazione tra i simili e alla repulsa tra i dissimili? In questa nostra cosmogonia personalizzata, è facile immaginare l’adrenalina dell’uomo primordiale dinanzi alle energie dispiegate: roccia, fuoco, ghiaccio, sole, lava, tempesta…tra magneti tellurici di tale portata spengleriana, non vediamo davanti ai nostri occhi il primo uomo già come un semidio nicciano, che evoca, impetra, ordina, qui separa, là unisce? E non è tutto questo già una perfetta scenografia heavy al massimo grado? Quale Demiurgo migliore di quello che lavora la materia sotto l’incedere di una ritmica di possessione? La creazione è un fenomeno tipicamente heavy-metal. Mi viene in mente che nel vecchio film “Fantasia” di Walt Disney, nell’episodio con i dinosauri, se non ricordo male, fu messa a commento la “Sagra della primavera” di Strawinsky. Noi potremmo metterci “Metal Gods” dei Judas Priest…

Raido è la runa della sfida alle convenzioni ed ai pregiudizi della normalità e quotidianità. Quale l’ideologia dell’Heavy Metal o Metallo Pesante? Quale il suo mito ed il suo estremo? Dentro ed al di là del sociale? Si dice, inoltre, che l’Heavy Metal ricerchi “le coordinate del sacro tradizionale”. Perché allora si parla troppo spesso od anche erroneamente di fascinazione musicale dannata e sua errata simbologia?

Il Metal lo giudico un’ideologia. Intendiamoci: siamo di fronte ad un fenomeno degradato, che erutta dalla tarda società capitalistica, è portatore di gravi contraddizioni, etc. È pagano, d’accordo, ma è l’ombra della Paganitas. Chiarito bene questo, diciamo che, come ogni ideologia mitica, il Metal ha la potenza di evocare e infondere: evoca la capacità di condividere un universo di istinti liberati per rappresentare la scenotecnica della comunità tribale. E infonde l’entusiasmo: che, etimologicamente, significa avere il Dio dentro di sé. Non è poco, dinanzi alla miseria della “società aperta”! Il Metal si richiama ai mondi della tradizione attraverso l’esaltazione di taluni topoi (il guerriero, lo sciamano, la magia, le rune, il mito, il rito, il fantastico, l’irrazionale…), nei quali ad un tempo si hanno il senso dell’ordine e quello del caos. È antica sapienza quella di far convivere i due opposti: Apollo e Dioniso, a Delfi, in un’unica erma. Entro questo sistema, vige una risacralizzazione della vita che è in controtendenza rispetto alle dissacranti abominazioni cosmopolite: il magismo veicolato dal Metal è un arcaismo metropolitano, è una volontà di devozione alla natura, è irrisione dell’impotenza borghese… Ed esiste in questo una dimensione di forte comunitarismo: l’headbanger è generalmente consapevole della sua appartenenza tribale e della sua frontale posizione oppositiva nei confronti del borghesismo indifferenziato…Da qui deriva l’deologia del ribellismo: nessuno sconto alla grigia società degli uguali… Nell’immaginario metal esiste un gran numero di simboli, richiami, loghi, marchi, emblemi di rimando comunitario. L’appartenere è un nesso fondamentale per chi fa di un certo tipo di musica una controcultura di lotta contro i disvalori del nomadismo bio-psichico. Alle rune da Lei scelte potremmo aggiungere Odal: la runa della comunità ancestrale e del radicamento al suolo della nascita. La runa del sangue ereditato. Il Metal esprime a suo modo una devozione di ceppo e di stirpe, rivendicando iconograficamente e testualmente i simboli dell’appartenere. Un esempio? L’Hard Rock sudista. Un altro esempio? Il Viking Metal scandinavo. Un altro ancora? Il Neo-folk celtista. Il Metal conosce la trasgressione, la stimola. Ma alla maniera gerarchica: trasgredisce agli alti livelli solo chi ha leggi di ferro. Si discende nell’Ade sicuri di saper ritornare, come moderni ulissidi…”Fascinazione dannata”, Lei dice? Ma dannata da chi, dal “demonologo” esorcista padre Amorth, così come, prima di lui, da padre Balducci? Il Metal è “con-dannato” da chi invertì a suo tempo gli Dèi in dèmoni, le fate in streghe, i maghi in satanassi, la sapienza tradizionale in superstizione e stregoneria…l’angelo Lucifero in Satana…da chi insomma della condanna ha fatto un mestiere, e con ottimi fatturati…Quella metal è una simbologia essenzialmente pagana. Che viene bollata come “demoniaca” solo dagli incalliti invertitori dei segni. Il “satanismo” stupido – che oggi è degrado, delinquenza e ignoranza – è un frutto maturo del cristianesimo, da una cui costola è nato. Il Metal non ha nulla di “satanico”. Consideriamo anche che spesso certi suoi ammiccamenti in black sono una mimesis, una provocazione, un recitativo, un gioco all’eccesso…lo sa bene chi conosce la materia dall’interno e non per sentito dire…Ma poi: i democratici cristianizzati screditano il Metal definendolo “satanico”? Lo giudico un sintomo positivo. Se fosse il contrario, inizierei a preoccuparmi.

(Ronnie James Dio, Don’t talk to strangers)

Isa è la runa dell’impulsività, dell’istinto, della rivincita, della dinamica intraprendenza. Quale il rapporto tra Maschile e Musica, Maschile ed Hard – Heavy – Rock – Metal – Punk, Dark? Ed inoltre: leader, capo, front man rock, rockstar e fors’anche musicista compositore. Cosa nella singolarità ed unicità, unisce queste figure ed al contempo le divide? E quale il rapporto od anche ribellione con chi segue ed ascolta? A suo dire ci può citare tre nomi di “sciamani del Metallo Pesante”?

Il maschio metal ha innanzi tutto un referente: il guerriero, a volte l’invasato berserker germanico. L’iconografia dei Manowar, dei Saxon, dei Bathory e di infiniti altri, a questo proposito, è eloquente. L’utilizzo della pittura eroicizzante di Frank Frazetta, nelle copertine dei dischi, ne è testimonianza. E il guerriero appare calato in un mondo in cui la lotta è momento essenziale. Si tratta di una ri-creazione dell’aspetto mitico della vita come combattimento, interiore ed esteriore. C’è sempre una forza del male contro cui lottare. E come nei racconti tradizionali, c’è sempre un trionfo del bene da riportare…In questo quadro, sono i sigilli della nobiltà eroica arcaica a farla da padroni: nei testi metal è tutto un riecheggiare di onore, gloria, battaglia, pericolo, coraggio, fedeltà, vittoria, e naturalmente anche dolore e morte: è il mondo di Omero. Che rivive come moderna saga tecnologica. Solo che non è un film. Impregna di sé moltitudini di persone in carne e ossa in tutto il mondo, che colgono in queste temperature la loro vera natura. E queste cose non vengono rivendicate da nessun altro ambiente culturale o artistico di opposizione al Sistema mondiale liberalcapitalista. Non a questo livello di penetrazione. Mi dica Lei: Le viene in mente qualche movimento artistico, politico, letterario, qualche associazione, fondazione, tendenza, etc. che divulghi così incisivamente i valori tradizionali su scala planetaria? Forse la “new age”? Le figure dell’Hard Rock-Heavy Metal fanno tutte parte di un’unica giocosa tragedia on stage e rivivono negli immaginari. Per dire, il front-man è il Capo che dialoga con la folla, ne chiede l’acclamazione, ne suscita i deliri identitari, ne sollecita le pulsioni intime, represse nel quotidiano…il tutto in un quadro di ritualità estrema, sapidamente kitsch ed esasperata… Il front-man è anche lo sciamano, colui che guida l’adepto nell’underground della sensibilità per l’estremo e il profondo. Empatia cosmica. L’invasato che urla il suo mistero e ne rende partecipe un’avanguardia scelta dal destino. Le dramatis personae da Lei ricordate sono un tutt’uno. E un tutt’uno sono la band carismatica e l’audience, che è massa attiva…e insieme fanno democrazia acclamatoria…assemblea plebiscitaria… Escluderei però la figura della rockstar: fa pensare troppo al superficiale divismo all’americana, che è fuori contesto. Invece ha fatto bene a inserirvi la figura del compositore. E ci metterei anche l’autore delle lyrics: è lui lo scriba che veicola il lato B del messaggio, quello scritto…Il lato A è invece l’effetto-comunanza che deflagra nel live, la rappresentazione liturgica dello stare insieme condividendo sudore e Forza-Attraverso-La-Gioia: la massa nel concerto dal vivo non è raccolta a casaccio, è una comunità tribale con i suoi codici, i suoi segni, il suo background culturale. È vero e proprio popolo. Fa venire in mente nulla, tutto questo? Si tratta di una festa rivoluzionaria, che vive di miti esattamente speculari a quelli egualitario-democratici oggi egemoni. Ideologicamente, il Metal è la sovversione dell’Occidente liberale. Lei mi chiedeva poi tre nomi di sciamani del Metallo Pesante? Rispondo d’un fiato: Ozzy Osbourne, Alice Cooper e Rob Halford.

Mannaz è la runa del volo della Fenice, dell’archetipo umano, dell’uguaglianza tra uomo e donna. Queste sono per me le lamie del rock: Nina Hagen, Lena Lovich, Siouxsie, Girlschool. Quale il rapporto tra Femminile e Musica, Femminile ed Hard – Heavy – Rock – Metal – Punk- Dark? Ammaliatrici sirene di Ulisse o potenti canti di guerra delle cornamuse scozzesi?

“Lamie”, Lei dice. Ben detto. Nel Metal come nel Gothic, Dark, Punk (che sono mondi paralleli ma tangenti) la lamia ci sta bene. Incantatrice e creatura a contatto stretto col sangue…e ninfa, e quindi apportatrice di seduzione…poi naturalmente (ma solo dal Medioevo cristiano) mostro vorace e vampiro: il solito invertimento dei significati…Le lamie metal sono numerose: da Wendy O. Williams a Lita Ford a Lana Lane, Lee Aaron, Doro Petsch…in loro riceve figura il richiamo del sesso libero e trionfante, quello della forza femminile, legata alle energie occulte della vita, le più segrete, e le più segrete perché le più vere…A mio parere, questo lato della femminilità veicolato dal Metal è ben rappresentato dalla notte. La notte è una presenza costante delle tematiche metal…la notte come mistero, occulta riserva di magnetismi. Pensiamo solo a “Black Night” dei Deep Purple…Il gusto metal per l’esoterismo, per l’ambientazione gotica, è in stretta relazione con questa immagine della femmina. È Lilyth rilucente di oscurità. Una guida alla seduzione velata e notturna, all’oltrepassamento della norma. Consideri che quello che, cristianemente, è diventato “peccato” non era in origine che la capacità pagana di riunire in un unico sottile canone il bene e il male, sublimati in una più elevata sintesi. “Al di là del bene e del male”, diceva Nietzsche. I Virgin Steele, ad esempio, propongono più modestamente un simmetrico “Marriage of Heaven and Hell”. La seduzione per l’inferno – cioè per l’estremo – è a guida femminile. E la musica è femmina. Come lei, infatti, incanta.

httpv://www.youtube.com/watch?v=hFT8pi0-ciI
(Judas Priest, You’ve got another thing comin’)

Algiz è la runa della solidarietà, della corrente energetica delle forze e delle unioni. Cosa ci può dire sulle tribù e sui concerti, sempre legati ad un rock duro? Od anche ad altro?

Quando ero giovane, ma anche meno giovane, e frequentavo quei templi del febbrile smarrimento (lo smarrimento, tradizionalmente, è promessa di risveglio del vero Sé) che sono i concerti di Rock Duro, provavo la sensazione unica e irripetibile di partecipare a un rito comunitario di evocazione e trascinamento. Il sentimento della condivisione esasperata e spinta al massimo irraggiava ovunque, nei volti trasfigurati, negli eccessi, nei contatti di pelle, nell’aria satura di emozione…dappertutto un complice radicalismo…è un vivere-oltre, è un assaporare l’ulteriore: gioia e godimento allo stato puro…l’unica pietra di paragone lo direi il sesso…ma quello vissuto in congiura di anime e corpi che conoscono il lusso del darsi…e senza fare prigionieri…Il basso, la ritmica percussiva e la voce del Metal conducono agli orgasmi dello sciamano…il solo-guitar alle fiammeggianti vette visionarie…come dire, c’è in tutto questo un preciso riferimento agli stati alterati della coscienza che – da Empedocle a Jünger – sono parte integrante della nostra cultura tradizionale di contrapposizione. È l’opposto di chi vuole banalizzare e livellare l’esistenza. Simili sensazioni dello stare insieme, del con-fondersi, sentendo compagna la potenza adrenalinica che ti cola lungo la schiena, le provavo, in altri contesti, anche quando avevo occasione di partecipare – nei primi anni settanta – a qualche sportivo e romantico assembramento per così dire “politicamente scorretto”…ma vede come, anche lì, funzionassero i medesimi istinti e le medesime trazioni emotive e i medesimi simboli: giubbotti di pelle nera, guanti neri, urla e canti scanditi all’unisono e, sovrana tra tutte, la sensazione di essere una schiera tebana di selezionati in piena sfida… Adesso, che ho svariati decenni sulle spalle, due figli adulti, un bel cumulo di esperienze…forse considero tutto questo un immaturo o effimero sensazionalismo adolescenziale? Niente affatto. Il carico di anni e malanni ha al contrario acuito questi preziosi patrimoni. Li considero il segreto per una vita ben spesa cercando di stare sul vertice. Là dove, come diceva Nietzsche, è difficile rimanere. La gelida subcultura cartesiano-quacchero-liberista che ci governa ha spento questi incendi antichi. Direi che il Metal è in fondo una sorta di fascismo underground, immenso e nero. L’occhio strabico del Sistema intravede confusamente il nesso. Per questo demonizza…

Berkana è la runa della nascita travagliata di un capolavoro. Grandi sono dunque la musica classica, il rock, l’hard rock, l’heavy metal, etc. Si può parlare di legame di continuità? O è netta la separazione dei vari generi? Accordo o disaccordo armonico?

La musica è musica. Con una tautologia, possiamo anche dire che, quando è bella, è bella tutta. Il Rock Duro e l’Heavy Metal hanno un’antica frequentazione con la musica classica. Fin dai Deep Purple delle origini, fine anni sessanta. Qualcuno ricorda i vecchi Nice di Emerson? Mettevano in-rock i Concerti Brandeburghesi di Bach: e qui siamo alla protostoria hard…Ma oggi Yngwee Malmsteen rifà Bach, i Grave Digger e i Manowar metallizzano Wagner, Ritchie Blackmore ha lavorato alla sua maniera sia Ciaikowsy che Grieg…Personalmente, ho sempre amato, tra l’altro, anche la musica barocca…trovo che ha un fascino strano…non è così frivola come sembra…nasconde qualcosa…Ci sono dei brani di musica barocca che, potenziati con piccole dosi di basso continuo metal, diventano all’istante capolavori incendiari. Una specie di Jethro Tull, ma molto oltre…Ricordo che tanti anni fa mi piaceva in particolare un pezzo di Federico il Grande, il re di Prussia (era un buon compositore e flautista): la Sinfonia “italianizzante” in re maggiore. In mano a gente come i Manowar, per dire, diventerebbe un tizzone ardente heavy-metal…

Wunjo è la runa del risultato finale. È vero, come si dice, che il rock sia morto ed invece l’heavy metal sia l’araba fenice di un Futurismo musicale sempre in dinamicità?

Cadavere imbellettato è da tempo il povero Rock da cassetta di tipi inseniliti come Bono degli U2, i Pink Floyd, Bruce Springsteen…volponi che hanno venduto l’anima al business e sono a capo di multinazionali…Ben vivo è invece il vecchio Hard Rock, con una schiera di ultrasessantenni ancora sulla scena. Vivissimo poi, anzi giovane, è il Metal, che continuamente si rilancia e conquista sempre nuovi cuori. Il successo internazionale del Metal – e in particolare di certe sue derive oltranziste come il Black o il Thrash o il Death – non solo non accenna a diminuire, ma aumenta senza posa. Un dato: ai miei tempi in Italia non esisteva una sola pubblicazione dedicata all’Hard Rock o alla prima generazione metal, e una o due in Europa. Adesso in Italia si pubblicano non meno di una decina di riviste specializzate, ben fatte, ricche e molto evolute che si occupano soltanto di Heavy Metal. Questione solo di mercato? Se anche fosse così – e in parte lo è certamente – significa quanto meno che il bacino d’utenza è in piena espansione… Il Metal è in effetti una macchina futurista. E nel suo immaginario esiste il preciso archetipo del macchinismo. Esattamente come il Futurismo, anche il Metal è uno strumentario ultramoderno e fragoroso, ma proprio come quello è a difesa di identità e valori arcaici…Il discorso sarebbe lungo, ma anche molto interessante. Molte idee di Luigi Russolo o Balilla Pratella (i famosi compositori futuristi), ad esempio, circa l’inserimento del “rumorismo” industriale in un circuito di nuova musicalità, hanno avuto un solo erede: lo sperimentalismo elitario del genere Progressive che, nelle sue più mature conseguenze, e nella sua esposizione alle masse, è traboccato nel Metal…

Fehu è la runa dell’illuminazione interiore. Chi è che arriva al Metallo Pesante? Quali le differenze tra i giovani e non più giovani figli della musica del martello? Si può parlare a giusta causa di “veri no – global” della società?

Essenzialmente, si arriva al Metal maturando un’ideologia della ribellione contro il mondo moderno. Si è antropologicamente metal. Questo approdo lo raggiunge chi si nutre di contrapposizione e antagonismo radicale nei confronti dei dogmi quietistici del profitto e della retorica egualitaria. Si va in cerca di simboli. E li si trovano tra i dischi di H-M. Dal punto di vista politico-ideologico, quest’ansia porta a imbattersi fatalmente nel messaggio storico del non-conformismo degli anni Venti-Trenta…dal punto di vista del quotidiano esistenziale, del senso del comportamento, del segno esteriore, dello stile della differenziazione, della fame di beni culturali popolari e spendibili apertamente nell’ostile metropoli, questo significa Heavy Metal. Quanto all’età, è di tutta evidenza: molti mostri sacri del Metal tuttora sulla breccia sono over-50. E il bacino dei seguaci è trans-generazionale. Si tratta di una Gefolgschaft, di un Seguito, decisamente trasversale. È lo spirito che è sempre giovane.

A conclusione, Laguz è la runa del significato più profondo della psiche e dei sensi. Se Lei dovesse definire con parole poetiche o di prosa la musica, dalla sua più ampia generalità sino al suo essere metallo pesante, a chi farebbe riferimento?

Piuttosto che a qualcuno, vorrei riferirmi a qualcosa: ad esempio all’immutabile musica che erompe dal mare, dalla sua ritmica capacità di sprigionare in perfetta naturalezza la musicalità dell’eterno ritornante. Tutto ciò che è profondo rappresenta l’immutabile o è da esso rappresentato. Il moto ondoso ha un suo potente riff metallaro: un tappeto di basso che è come un’energia che costantemente sale. E sale ora con la dolce ballata della risacca, ora invece, e proprio alla maniera di un Rock Duro primordiale, con la brutalità del maroso devastante. Il mare e l’Heavy Metal sono uguali: sanno placidamente nascondere la minaccia…per questo sono così fascinosamente pericolosi, così come pericolosa è la bellezza…per coloro che come Zarathustra amano danzare sull’abisso, beninteso…Esiste un pelo d’acqua, al di sotto del quale tutto può accadere… Mi lasci dire che il Metallo Pesante è il plastico testimoniare sulla veridicità dell’eterno ritorno dell’uguale: esso muta per non cambiare mai. Ha avuto occasione di sentire “Black Ice”, l’ultimo lavoro degli AC/DC? Non lo distinguerebbe dal primo, vecchio di un trentacinquennio. Ma, a ciò che è vero, a ciò che racchiude completezza, a ciò che è natura, alla vita, al sesso, al Dio delle affinità elettive…chi chiederebbe mai di cambiare? L’Heavy Metal, come ogni forza della natura, in fondo chiede soltanto di essere sentito, dunque percepito coi sensi interni. Ridestati, affilati e ben tesi.

a cura di Susanna Dolci

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