La Chiesa e gli omosessuali

Che la proposta di depenalizzare universalmente il reato dell’omosessualità avanzata in sede Onu, la settimana scorsa, non avrebbe incontrato successo in quei paesi che per atti di piacere ed affettività fra persone dello stesso sesso arrivano ad infliggere la pena di morte, i lavori forzati, l’ergastolo, la tortura poteva starci… Come in effetti  è stato: 150 paesi hanno respinto al mittente la richiesta. Il 151° era imprevedibile o almeno, era sperabile non dover contare fra i riottosi lo Stato del Vaticano

Ora, quale sia il rigoroso criterio che la Chiesa di Roma adotta per stabilire qual è la sola pratica sessuale esente da peccato è noto: il rapporto matrimoniale etero finalizzato alla procreazione o, almeno, che la contempli senza frapporre al possibile concepimento impedimenti chimici o meccanici (pillole, preservativi, diaframmi, spirali…).

Discutibile, certo. Come sono discutibili le regole interne di una qualsiasi associazione ma, in fondo, è fatto che riguarda solo chi liberamente accetta di farne parte e di accettare, con l’affilizione, le afflizioni per mancata  osservanza delle prescrizioni… Indiscutibile è, invece, l’arroganza di chi, in  ossequio al proprio regolamento interno, avalla con il carisma della sua escatologia bimillenaria  non la pena dell’inferno metafisico per il peccatore contronatura ma, addirittura, la pena corporale o la restrizione fisica, quando non anche la morte, per chiunque violi il dettato monosessuale, perfino là dove il presunto biasimevole individuo non appartenga alla sua confessione. Un po’ come dire: visto che la mia giustizia divina non può nulla contro di te, e non ti posso nemmeno scomunicare, invoco, o almeno non biasimo, la punizione della giustizia umana in qualunque forma essa possa raggiungerti…

Sempre ora, che dalle parti di San Pietro smarrita ben presto la chiave della carità e dell’amore sia stata prontamente sostituita con i chiavacci  per serrature penitenziarie è fatto notorio e non bisognava aspettare la recente sortita della Santa Sede per averne conferma. Forse, stupisce di più la frettolosa rimozione delle vicende pedofile che tante sacerdotali pecorelle smarrite hanno visto coinvolte, spesso protette dall’omertà della cupola e tollerate ben oltre i limiti del vincolo della solidarietà di affiliazione. Ed è appena il caso sottolineare che in tale ultimo caso si tratta non solo della da loro ufficialmente invisa pratica omosessuale fra adulti consenzienti, ma esercizio di violenza sessuale su minori…

Ma a stupire in via assoluta è la motivazione con la quale la Santa Sede ha giustificato il suo niet alla depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo. Leggete bene: «Gli stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come ‘matrimonio’ – dice monsignor Celestino Migliore – verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni». Avete colto la finezza? La Chiesa è contraria, dice ancora padre Federico Lombardi, NON perché: «vuole difendere la pena di morte per gli omosessuali»  MA perché la proposta rischierebbe «di introdurre una dichiarazione di valore politico che si può riflettere in meccanismi di controllo in forza dei quali ogni norma che non ponga esattamente sullo stesso piano ogni orientamento sessuale, può venire considerata contraria al rispetto dei diritti dell’uomo».

Insomma, la depenalizzazione costituirebbe il viatico per arrivare al pericolosissimo riconoscimento legittimativo delle unioni matrimoniali NON eterosessuali pena, per gli stati che facessero resistenza ad un tale approdo, la “gogna” e “pressioni”. Quindi, la morte e le torture, il carcere a vita e i lavori forzati sono espedienti dolorosi, sì, ma necessari ad impedire che si arrivi a richieste ulteriori che, se non accolte, potrebbero apparire discriminatorie per gli “orientamenti sessuali” diversi da quello da essa stessa contemplato come unico plausibile e praticabile…

Roba da chiodi…

miro renzaglia

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