Perché scrivere di sport?

Cosa serve scrivere di sport? Me lo stavo chiedendo in questi giorni. Mi arrovellavo il cervello, per tirar fuori dalla mia mente un articolo per il Fondo che riguardasse i fatti sportivi della settimana. Sono già due numeri che manco dalla mia piccola e forse inutile rubrica (a cospetto degli altri grandi e begli articoli che compaiono) e allora, come accade anche a noi piccoli scrittori, subentra la crisi delle motivazioni.

“Cosa serve scrivere di sport?”.

Scrivere di sport non serve assolutamente a niente. Succedono nel mondo cose più eclatanti, cose che coinvolgono molto di più e sulle quali ci si può schierare, si può dibattere, analizzare, a differenza del parlare di sport, dove al massimo, ci si divide per il colore della maglia d’appartenenza. Si, per l’appunto. Che posizione prendere a livello sportivo, se non quella dei colori del cuore? Mi sono ritrovato a pensare a questo, anche perché in un settimanale come il nostro, che è letto e frequentato soprattutto da persone che condividono un mondo di appartenenza, beh, mi sentivo un po’ un pesce fuor d’acqua. Io che la penso diversamente da molti protagonisti de Il Fondo mi sono chiesto, “Non è uno sforzo estremo il mio, quello di dare un’ottica diversa anche allo sport?”.

Insomma mi sono chiesto tante cose, e la voglia di chiamare il Capo, e dirgli “Grazie di cuore ed Arrivederci” era tanta. Poi tra l’altro, per uno come me che ama la scrittura creativa, e che tra l’altro oggi come oggi non pratica più sport come prima e che neanche va allo stadio, beh, continuavo a sentirmi un pesce fuor d’acqua.

“Cosa serve scrivere di sport?”.

Si, per di più, oggi è inutile scrivere di sport. Telegiornali sportivi vanno in onda quasi 24 ore su 24, e le notizie sportive vertono quasi esclusivamente sul calcio mercato, se non sul pettegolezzo. Che senso ha scrivere di sport, se il libro su Cassano è stato “oggetto di culto” più per le sue relazioni sessuali, che per i suoi numeri da funambolo? Mi sono chiesto allora, se non stessi prendendo posizione per un mondo sportivo che non c’è più. Ha senso, battere sul chiodo, sempre sullo stesso chiodo, sempre contro estenuante attacco alla modernità, sportiva in questo caso, di cui poi siamo protagonisti?

“Cosa serve scrivere di sport?”.

Forse non serve a niente, mi rispondo. Anzi molto probabilmente. Ma non possiamo smettere di scrivere di sport, perché sarebbe come smettere di scrivere di vita. Non si può smettere di scrivere della lotta umana, dell’amore e dell’eros, delle emozioni e dei pensieri, e quindi non possiamo smettere di scrivere di sport.

Ho parlato di Cassano, e proprio da lì vorrei riprendere il discorso, che ho quasi del tutto abbandonato. Quando passi in biblioteca e vedi la letteratura sportiva, beh, c’è sempre la sensazione di essere proprio in un altro reparto. Un reparto inutile, frequentato solo da quelli che non sono passati per niente negli altri reparti “pesanti”. Uno pensa che parlare e scrivere di sport è solo una cosa da “Corriere”, o ancor peggio, da “Studio Sport”, o ancora peggio dalle “Barzellette” di Totti. Invece non è così. Io amo essenzialmente il calcio, e pecco in altri settori delle discipline sportive, ma ci sono libri sul calcio che non si possono non leggere. C’è Febbre a 90° di Hornby, ci sono autobiografie splendide come quella di Roberto Baggio, quella di Paolo Di Canio, quella di Lucarelli, ci sono le storie dei gruppi ultrà che al di là della violenza sono da anni protagonisti del calcio, ci sono i libri di Roberto Perrone (a maggio ne uscirà il secondo), quelli che parlano della “magica” storia di ogni squadra, o dei loro “storici” campi (“Campo Testaccio” per esempio). Insomma, non si è idioti a parlare di sport, Non parlare di sport sarebbe dimenticarsi di molte cose. Io ho frequentato solo campi di calcio, e se qualcuno vuole aggiungere altro riguardante “altro” sono contento, ma non si può non scrivere un libro che non parli della puzza di piscio, del fango sui vestiti, dell’odore dell’erba, del sudore, dei vetri che si appannano per il caldo delle docce. Oppure non si può dimenticare di scrivere qualcosa sui panini allo stadio, sull’odore acre dei fumogeni, sull’emozione della prima sciarpa comprata da papà, o dello sfracellarsi di gente che esulta per un gol nel derby.

Lasciare lo sport solo all’idiozia del gossip-mercato, ai miliardi ed al doping sarebbe terribile. Per questo proveremo ancora a scrivere di sport.

Simone Migliorato

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