Eluana. La libertà e la vita

Quello che veramente ami non ti sarà strappato
Quello che veramente ami è la tua eredità

Ezra Pound

Alcuni giorni fa ho ascoltato, in libreria, il commento di una X signora che riporto: “Ah! no, il libro sulla Englaro non lo leggerò mai visto che il padre la vuole ammazzare”. Guardo la X entità, tra boccoli tinti e gioielli finto barocco, e mi viene voglia di darle uno sganassone sulla faccia. Così per ristabilire gli equilibri delle parole testé riportate. Ma siccome mi si dice che io sia una signora di stile (ma non certo rincoglionita) fermo la manina leggiadra e passandole accanto le do solo una gomitata sul fianco (così, purtroppo, succede) chiedendole peraltro scusa…

Non sia mai, la maleducazione è una brutta bestia! In questi giorni si è tornati a parlare del caso della Eluana Englaro, in coma da 16 anni (18 gennaio 1992) a seguito di un incidente di macchina che l’ha ridotta ad uno stato vegetativo permanente, per essere gentili. Si attende a giorni la sentenza della Corte di Cassazione sul ricorso della Procura Generale di Milano affinché vengano o non interrotte le cure alla paziente. «Quando si sono resi conto dell’irreversibilità della sua condizione, Beppino Englaro [nella foto a sinistra] e la moglie si sono battuti perché venisse rispettata la volontà della figlia, sempre con discrezione e senza proclami, prendendo sulle proprie spalle il dolore di molti altri genitori che, come loro, una sorte avversa ha costretto a chiedere quello che mai un padre o una madre chiederebbero. Da quando poi la Corte d’appello di Milano, il 9 luglio 2008, ha autorizzato il padre-tutore a disporre l’interruzione del trattamento di alimentazione artificiale, l’esplosione dei dibattiti e dei ricorsi ha trasformato la vicenda di Eluana in un caso mediatico senza precedenti».

La casa editrice Rizzoli ha appena pubblicato il volume Eluana la libertà e la vita curato dal padre della ragazza, Beppino, e da Elena Nave che collabora alla cattedra di Bioetica dell’Università di Torino e coordina il Gruppo giovanile della Consulta Laica di Bioetica “A. Vitelli”. Beppino, appunto, si batte da tanti anni perché venga affrontata la libertà di cura e di terapia, anche nelle condizioni di un soggetto non più capace di intendere e volere. Beppino si batte affinché la figlia possa morire in pace dopo innumerevoli “torture” mediche e intubazioni fisiche per la dormiente e pressioni psicologiche per i genitori e tutti quelli che la circondano. Beppino si batte affinché anch’egli e la moglie un giorno possano morire in pace senza dover lasciare la loro figlia sola nella solitudine del silenzio e della morte apparente. Beppino si batte affinché la dignità del malato, chiunque egli sia, venga riconosciuta da uno Stato che a parole è geniale ma nei fatti è poco realizzabile ed affinché non ci siano sterili intromissioni di leggi, morale, Chiesa, santi, diavoli e quant’altro.

Beppino si batte strenuamente. E se giudizio ci deve essere che sia solo quello di un padre e di una madre che ne risponderanno personalmente all’eventuale Dio od agli dèi superiori. Se decisione di vita o morte ci deve essere che ci sia, in primis, solo da parte di chi ha generato Eluana e per chiunque nella medesima situazione o di similarità. Il libro è pesante come un macigno sulla cassa toracica. Semplice e chiaro nello stile, ti fa piangere all’inizio, durante ed alla fine. E come dare torto ad un padre stremato e logorato dalla disperazione sorda e dal dolore più cieco di fronte ad un corpo non più corpo, ad una persona non più persona, ad un pupazzo abbandonato al nulla.

«La giornata di E. E. è scandita unicamente dalle seguenti attività: la mattina alla paziente vengono lavati il viso e le parti intime e praticate delle spugnature su tutto il corpo poi, data l’assoluta mancanza di autonomia nel movimento della stessa e la conseguente costrizione in un lettino con sponde, ogni due ore si rende necessario modificare la postura della paziente da coricata e, una volta, al giorno, si rende necessario adagiarla in una carrozzina con schienale ribaltabile ove, controllandola a vista per poterla trattenere in caso di caduta in avanti, viene lasciata per circa due ore in posizione quasi seduta; per lo stesso motivo le viene praticata di tanto in tanto una fisioterapia passiva; […] non ha neppure il controllo degli sfinteri pertanto è perennemente munita di un apposito pannolone che le viene sostituito alcune volte al giorno, mentre ogni tre giorni le viene praticato un clima di pulizia; […] l’alimentazione e l’idratazione, nonché la somministrazione alla stessa di farmaci, vengono praticate esclusivamente attraverso un sondino nasogastrico».

Ed intanto, giuridicamente ed eticamente parlando, ci si rimpalla la decisione finale, tipico gioco al rimpiattino che guarda caso ci ricorda il caso Welby, l’eutanasia o dolce morte, le pratiche abortive, l’uccisione di malati mentali gravissimi da parte di genitori anziani e disperati, e troppo… troppo ancora. Alla fine, i sofferenti o fanno da sé (Eluana circa un mese fa ha avuto un’emorragia interna che si è però poi risolta naturalmente) o “sperano” nel gesto letale di un congiunto o di un medico coraggioso che provveda a fare “il lavoro sporco”, pronto poi a pagarne le conseguenze.

Il padre di Eluana implora libertà per la figlia e si domanda perché sia così difficile morire… «Eluana incarnava la libertà allo stato puro. Una spontaneità di coraggio e buonumore, che poteva tramortire. Poterla amare, poterla avere intorno, mi ha insegnato moltissimo. Ho assistito alla sua crescita con un sentimento di base fatto di stupore. Io invece ho sempre avvertito i miei limiti. Mi sono consumato con delle cose troppo estreme – quelle che rasentano il limite spaventoso che separa la normalità dalla follia – e se fin da bambino la vita non mi avesse temprato alle situazioni-limite, forse non avrei retto l’urto spaventoso che l’onda d’aria dell’incidente di mia figlia ha provocato alle nostre vite. Non ho dubbi sul da farsi. Mai ne ho avuti a riguardo. Mi preme solo il rigore nel portare a termine l’impresa di una vita, che sia adeguato alla trasparenza e alla purezza del caso di Eluana. L’unica incertezza, che a volte mi assale, è se sono stato io genitore, all’altezza di lei, di una creatura così splendida. Ho perso mia figlia sedici anni fa, adesso le permetterò di morire per non continuare a subire un’indebita invasione del suo corpo e per non vivere una vita che lei stesa avrebbe reputato indegna».

Beppino, se mai mi leggerai, sappi che hai perfettamente ragione e che nulla ti si può imputare se non quell’amore infinito che porta l’estremità del caso a fa combaciare perfettamente la vita e la morte. Beppino, se mai mi leggerai, sappi che al posto tuo farei la stessa cosa perché questa è la medesima decisione che tanti genitori e fratelli prendono per i congiunti malati gravemente ed inesorabilmente condannati. Beppino, se mai mi leggerai, sappi che io non ti giudicherò mai ma potrò solo abbracciare il tuo dolore generato dal Dolore… Il resto, sappi, è fatto di quelle famose scorie d’inutilità… Grazie a te Beppino…

Susanna Dolci

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