Sesso. La legge animale…

…ci salverà

Il significato della parola “sesso” – che significa “taglio“, nel senso che la natura taglia in modo reciso tra le due specie animali del maschio e della femmina – punta diritto verso la sana precisione tipica dei valori di base. Anche qui, il taglio netto tra le differenze è la legge prima e più vera del nostro essere. Qualcosa di cui ricordarci, nel momento in cui ogni sorta di status ben definito subisce l’attacco cancerogeno del rimescolamento e tutte le più radicali forme di disturbo e di anomalìa vengono innalzate sull’altare di quella particolare psicopatologia che è la mentalità illuminista contemporanea: che quanto più si auto-definisce liberatoria, tanto più si manifesta popolata di innominabili fobìe,.

Gli intolleranti portatori dell’ideologia liberale dei “diritti” concepiscono e impongono, in qualità di “differenza“, soltanto la degenerazione, lo scadimento e lo sfregio della qualità: dal meticciato etnico al matrimonio tra omosessuali e alla loro possibilità di adozione, è tutta una corsa demente verso ciò che è più corrotto, sbagliato, insudiciato, sciupato.

Gli illuministi volteriani hanno sempre voluto dimostrare il loro odio per la vita e per la natura, il loro disprezzo per l’uomo, attraverso la manipolazione fanatica e costante. Per dirne una, il razzialismo positivista, viziosamente attaccato ai presupposti scientisti ed esclusivisti – che sono così caratteristici della setta “illuminata” dei detentori del sapere progressista -, il segregazionismo egualitario e la febbre rieducatoria sono tutte malattie della mente nate tra gli artigli ideologici dei frenologi e degli antropologi positivisti, adusi a pensare la realtà non per quello che è, ma per quello che le loro monomanie avrebbero voluto che fosse. L’odio per l’uomo è la più pesante eredità giacobina e libertaria, con cui oggi uomini e popoli sono costretti a fare i conti.

Nulla che non sia stato sverginato e imbrattato dalla voglia di corruzione che è tipica dell’ansia patogena giacobina, attraversa più la mente dei detentori del potere mediatico e dei grandi o piccoli manipolatori ideologici. I brandelli di filosofia ancora esistenti non servono più che a iniettare sempre nuove dosi di maleficio scettico e debilitativo; la politica non è pensata più se non per la corruzione dei popoli, per la loro degradazione a passivo terreno di sperimentazione per i deliri mondialisti; parole-chiave della sintomatologia progressista, come “solidarietà“, “accoglienza” etc., tradiscono con evidenza che si inseriscono in un quadro di valori non certo di sano altruismo e di virtuoso spirito di umanità, ma di morboso protagonismo, di parrocchiale e al tempo stesso antievangelica vocazione alla presunzione, di tecnica dell’imbonimento dal basso sovranamente ipocrita; la biogenetica e la bioetica servono non per alzare, ma per abbassare i toni qualitativi della specie umana, mettendo la tecnoscienza al servizio degli interessi privati legati all’ingegneria genetica, alla farmacologia, alla ricerca: tutte attività pilotate dalla macchinazione distruttiva espressa dalla sindrome dei “diritti”. E così via…

Al gigantesco progetto di condurre la personalità umana verso la sua finale sparizione, sostituendola con un grigio impasto di malafede farisaica e di totalitarismo sub-culturale, si risponde rivolgendosi a tutto ciò che rimane di ancora potenzialmente libero. Poche e ataviche cose: il sesso, ad esempio. Esattamente la sessualità è quella micidiale arma dell’atavismo che ancora può creare linee di resistenza, capaci di spingersi entro gli anfratti di ogni casa, tra le pieghe più riposte delle anime, nei ripostigli ancora indenni della psiche e dell’immaginario, tra le ondate adrenaliniche del più vitale degli istinti, più e meglio di qualsiasi televisore o di qualunque microchip predisponibile dal potere mondialista e dal Fratello del Grande Fratello, di lui ben più pericoloso, più insinuante, più viscido: l’intellettuale progressista.

Il vero pericolo numero uno di ogni popolo e di ogni uomo per minacciosa volontà di contaminazione e alterazione, per capacità di portare subdola insidia e per bagaglio di poteri contagiosi, è l’intellettuale progressista. Da lui partono tutte quelle devianze concettuali che poi, in mani oligarchiche, diventano strategia di sfruttamento. Ben più mimetizzato che non il volgare e visibilissimo agente del liberalismo cosmopolita; ben più difficile ad esser riconosciuto che non il tecnocrate da copertina, l’intellettuale giacobino è il vero protagonista dell’attacco alla sostanza vivente dell’uomo. Egli attacca e colpisce di tutto. In primis se stesso e la propria residua scorta di umanità: ma questo non ci interessa, e nemmeno ci dispiace.

L’evidente cospirazione dell’internazionale progressista ha in mente un mondo fradicio di tutte le putrefazioni: morali, antropologiche, culturali, biologiche, esistenziali, sociali, politiche. E allora gli uomini, di tutte le nazioni, di tutte le etnie, di tutti i continenti, che ancora sentono di non volersi abbandonare a questa macabra danza di morte, dovrebbero alzare la testa al proprio archetipo-uomo, dovrebbero destarsi a se stessi e contemplare la verità di luce e la potenza di vita che languono nel loro corpo. L’istinto nascosto sottopelle, la chiamata del genio della specie, il richiamo del gene. Non è più l’ora delle metafisiche e delle ideologie, è l’ora della verità che parla con il corpo. Il corpo umano parla una lingua primordiale, è il più arcaico codice di linguaggio ancora attivo, è l’unico sistema di simboli che è rimasto invariato dalla creazione, è l’unica energia di vita che non ascolta gli intrighi concettuali dei ri-educatori modernisti, è l’unico patrimonio del quale non si può essere privati senza chiederci di rinunciare alla vita.

Ogni essere umano è inchiodato alla propria sessualità come a un sigillo di identità primitiva, non eliminabile dalle sobillazioni razionaliste. Ogni essere umano è prima di tutto ed essenzialmente il suo seme e il suo sangue, che lo tengono legato alla natura e lo fanno sfuggire ai tentativi giacobini di imbestiamento intellettuale. Quella sessuale è una gestualità primordiale, è un’oasi paradisiaca su cui non hanno presa gli inganni libertari della modernità. E per l’appunto la parola “paradiso” significa etimologicamente “recinto“. Facciamoci caso: tutto quello che ha un valore e una sostanza, tutto quello che è vero e fondativo è racchiuso in un recinto, non conosce gli spazi aperti dell’utopia virtuale globalista, ma la preziosità del limite, del circoscritto, del delimitato da un discrimine che è la legge sovrana della bio-diversità.

L’uomo-animale-anìmico si salva dalla bestia intellettuale solo ricordandosi di essere prima di tutto, fin dall’atto del nascere, avvinto a una legge di sano differenzialismo, di vitalissima discriminazione, di energica diversificazione tra tipi, tra modi, tra generi. L’uomo che ode la voce del corpo sa di essere erede e insieme antenato di seme e di sangue e, solo per questo, comprende d’istinto il suo simbolo spirituale comunitario. Un individuo-signore che è un tutt’uno di anima e di corpo. Chi ha ancora forza per udire la parola eloquente della propria corporeità, ascolta la narrazione di una vicenda di sangue vivo, che libero e pulsante si tramanda scorrendo nelle generazioni, nelle epoche e nei luoghi e che diventa cultura, civiltà e creazione di genio solo quando è incondizionato, assoluto, padrone di se stesso. Quest’uomo sano tende l’orecchio e, al di sopra dell’assordante vociferare dei mercanti della corruzione, sa ancora riconoscere la voce integra del suo corpo che gli parla di vita, di una vita disciplinata dalla natura e dalle sue leggi dell’affinità e della repulsa. Egli accetta il suo bios che gli offre un’anima, donando istinti: quest’uomo sano, è un uomo libero, è l’unico uomo che riuscirà a sfuggire alla trappola mortale tesa dai corruttori buonisti.

L’uomo-animale ancora desto, in grado di percepire il linguaggio semplice e atavico del suo sangue, che interpreta le vie della sessualità come vie di liberazione e di rivendicazione, conosce per istinto, come un infallibile medium, la via per ripararsi dalle dottrine malsane e morbose dell’incivilimento egualitario e indifferenziato.

La sessualità è barbarica e primitiva, è generativa: per questo non è il terreno più adatto per gli esperimenti progressisti, sterili e infecondi come ogni contraffazione. La sessualità già di per sé è oltraggiosa per tutti i puritanesimi e i dogmatismi utopistici e per questo non soffre per i sempre nuovi tentativi messi in campo per farne uno strumento nelle mani dei sovvertitori: coloro che vorrebbero disfarsi della morale cristiana fabbricandone una neo-puritana, impastata del falso trasgressivismo tipico di complessati libertari-libertini. Questi possono solo servirsi del sesso per alterare il senso e la percezione comune della natura, ma non la natura stessa. Gli intellettuali-chierici mestano nei fondali ed estraggono materia povera, qualche depravazione, piccole o grandi perversioni che turbano al massimo la coscienza borghese. Ma non intaccano la legge diversificatrice di natura. I turbamenti da vecchio e infelice Törless che, ad esempio, affliggono un Almodovar – vero totem delle “sinistre” con i sensi apolidi, attorno al quale i corruttori giacobini sbavano ogni volta di impotenti orgasmi mentali – non minacciano la legge della vita, ma al massimo la morale. L’omosessualità, la pedofilia, la violenza e la turpitudine carnale esibiti nei film di Almodovar come raggiungimenti rivoluzionari di psicologie menomate, sono povera cosa, se misurate sul ritmo dell’eternità delle leggi di natura. Non testimoniano di una liberazione, ma di una impotenza, di una schiavitù e di una mancata erezione spirituale e ideologica.

Per fronteggiare tutto questo caos di anime mescolate nello squilibrio, come risposta ribaltatrice del disordine mentale, basta il sesso eterno, sano e salubre. La salute fisica è sempre più forte della malattia dell’anima. Essa, ogni volta, ristabilisce un ordine. L’umanità bianca – che da più di duecento anni è alla mercé dei criminali esperimenti dei “fanatici dell’Apocalisse” – ha bisogno più di altre di un radicale cambio di direzione. Diamo un’occhiata al piccolo memorandum di risanamento dei popoli pensato sessant’anni fa da Alexis Carrel che fu, non a caso, scienziato e medico, premio Nobel, studioso dei vasi sanguigni e antesignano dei trapianti di organi:

  • Bisogna stabilire relazioni nuove tra gli uomini;

  • Sviluppare armoniosamente in ogni individuo tutte le sue potenzialità ereditarie;

  • Sopprimere le classi sociali e sostituirle con classi biologiche;

  • Biocrazia, al posto della democrazia;

  • Lo scopo della vita non è il guadagno, ma il compimento del destino seguendo gli ordini silenziosi della vita;

  • Il nostro corpo è fatto degli stessi elementi chimici che compongono l’universo;

  • Le leggi naturali sono silenziose ma inesorabili. Ogni trasgressione è punita in noi o nella nostra discendenza.

Oggi non esiste bioetica più nobile e adeguata che quella di creare una nuova mistica della materia, una religione basata sulla libertà naturale e organica del sesso, sulla sessualità non corrotta dal razionalismo ma liberamente ispirata all’istinto, che unico può sottrarsi alla cappa invivibile delle manipolazioni ideologiche degli egualitaristi. L’ultimo metodo rivoluzionario, l’ultima ideologia rivoluzionaria ancora possibile è una sacrosanta insurrezione del sangue che parta dalla volontà di riconquista delle “leggi organistiche dell’ordine vitale“. L’ultimo atto rivoluzionario è di riguadagnare onore individuale e comunitario, una decisione da consumarsi con la naturalezza di un atto sessuale, in faccia alla marcia sub-psiche dove si programmano tutte le viltà neo-borghesi.

La sessualità giovane e vitalista così concepita è il mondo di un Eros eroico che nella sua sana e vigorosa pulsione rimane sordo alle depravate decomposizioni del progressismo. Qualcosa di primario, di primordiale, di primitivo, e non nuove speculazioni, nuovi sofismi, nuove disperazioni, ci libererà dalla tela di ragno sulla quale giace l’uomo. L’uomo europeo, in particolare, è caduto vittima dell’incantesimo gettatogli dalla setta mondialista, il giorno in cui questa è uscita dai sottosuoli della storia con la pretesa di impadronirsi dell’universo. E dall’uomo europeo la natura si aspetta l’inesorabile, come sempre è inesorabile la vendetta di natura sui soprusi della ragione malata. Attraverso il sorgere di quella “biocrazia” che dovrà riconsegnare il potere a un’umanità nuovamente sessuata. Anatomicamente, psicologicamente, culturalmente e politicamente sessuata.

Luca Leonello Rimbotti

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