Con usura…

…e se Ezra Pound ci avesse visto giusto?

Mentre il nostro Presidente del Consiglio si dilettava a fare il promotore finanziario e si operava in spericolate invocazioni circa la chiusura dei mercati azionari, prontamente smentito addirittura dalla[W:Casa Bianca], i mercati di tutto il mondo procedevano nel loro diabolico avvitamento verso l’abisso, ricordando le drammatiche sedute di quel fatidico ottobre 1929.

Ormai la situazione è al limite. Solo il ministro dell’economia [W:Giulio Tremonti] dimostra di avere ben chiaro il quadro generale di questa crisi. Il sistema del credito, vero motore del capitalismo, è praticamente fermo, il mercato interbancario è inesistente, le banche hanno cessato di esercitare la loro primaria funzione creditizia, schiacciate dalle fortissime perdite e da un blocco generalizzato della fiducia. Le banche centrali continuano ad essere occupate a pompare liquidità sperando di scongiurare il vero pericolo oramai imminente: il blocco produttivo per mancanza di credito.

In sede europea, intanto, il presidente della [W:BCE] Jean-Claude Trichet, fautore della lotta ferrea all’inflazione, attraverso una politica fortemente ristrettiva del credito, si è arreso definitivamente, tagliando il costo del denaro di 50 punti base. Risultato:  tassi [W:Euribor]  a 1, a 3 e a 6 mesi che continuano a rimanere sui loro valori massimi dell’impotenza delle politiche monetarie di Francoforte. Ma, non contento, Trichet ha esortato, per l’ennesima volta, i governi europei al contenimento dell’inflazione evitando di praticare politiche di adeguamento dei salari all’inflazione reale e al rispetto del rigido trattato di Maastricht, perseguendo testardamente il progetto di causare il cosiddetto paesaggio lunare economico in Europa: zero inflazione, zero domanda, alta disoccupazione, depressione economica.

Il Fondo Monetario Internazionale, intanto, per bocca del direttore operativo: Dominique Strauss-Kahn dichiara candidamente che il sistema finanziario è ormai vicino al collasso definitivo e, per quella del suo capo economista, Olivier Blanchard: che le borse mondiali, mal che vada, perderanno un altro 20%. Rassicurandoci tutti, però, che la depressione è scongiurata. Mal che vada si verificherà solo una recessione profonda. È il delirio: siamo arrivati ai sofismi… Pessimo segnale.

Dopo la riunione del G4 europeo, dove praticamente si è sbriciolata l’ultima speranza di Unione Europea, adesso si spera nel vertice eurogruppo a quindici. È difficile che si trovi una soluzione condivisa in quindici, quando non si è stati capaci di farlo a quattro. Al limite, sarà confermata la centralità dell’asse franco-tedesco che, da motore, si trasformerà in un autentico detonatore dell’unione, soprattutto perchè ormai è stato sancito il principio che ogni paese europeo si dovrà preoccupare dei dissesti del proprio sistema bancario in maniera autonoma. Dietrofront, quindi, su tutta la linea, si torna alle politiche nazionali: il falso mito dell’unità monetaria come collante europeo è già finito: i tedeschi non possono e non vogliono pagare per inglesi, francesi e olandesi; gli inglesi si scagliano contro le misure adottate dall’Irlanda, in preda ad una violenta recessione, per proteggere i propri depositi bancari; gli islandesi, il cui sistema bancario è saltato in mille pezzi, si sono addirittura rivolti alla Russia per farsi finanziare, l’Europa aveva gentilmente declinato e adesso si trovano a fronteggiare le richieste veementi degli inglesi e degli olandesi che si sono visti congelare i conti; la Spagna, investita da una gravissima crisi immobiliare al pari di Inghilterra e Irlanda, si scaglia contro il quartetto convocato a Parigi, perchè è stata esclusa e minaccia misure autonome; gli inglesi, ancora ed imoltre, dopo avere nazionalizzato praticamente tutto il proprio sistema bancario, si dispongono, addirittura, a dimezzare la flotta militare a causa dei tagli di bilancio. Infine, i paesi dell’Est, con in testa l’Ucraina, sono sull’orlo del fallimento e completano il quadro.

Nella babele europea, si accettano scommesse su quando l’unione monetaria vedrà le prime fuoriuscite, i paesi del Club Med (Italia, Spagna, Grecia e Portogallo) rischiano di essere i principali indiziati: la forbice tra il differenziale tassi tra BTP italiani e Bund tedeschi si allarga inesorabilmente (90 punti base) e questo conferma che sui mercati monetari si scommette su una possibile esclusione del nostro paese dall’area euro. Completa il fosco quadro la [W:Confindustria] italiana che, dopo avere annunciato una contrazione ottimistica del [W:PIL] dello 0,5% per il prossimo anno, ha lanciato l’allarme sulle possibili conseguenze sia del blocco creditizio che di un’eventuale richiesta di rientro da parte delle banche delle esposizioni debitorie delle imprese produttive italiane che hqnno in previsionei vasti piani di riduzione sistematica dei posti di lavoro. Occorrerebbe, invece,  andare in direzione diametralmente opposta per ridare dignità e sicurezza al lavoro ed ai lavoratori e – per dirla con le parole del grande economista e poeta [W:Ezra Pound]- occorre lavorare meno per lavorare tutti.

Ad oggi è sotto gli occhi di tutti sia il fallimento delle principali istituzioni finanziarie, economiche e politiche mondiali che il ruolo degli Stati Uniti. È finanche ovvio ipotizzare la nascita di un nuovo assetto mondiale basato sulla multipolarità e, con il peggioramento della crisi economica, anche un progressivo scivolamento verso un ritorno a politiche protezioniste e isolazioniste di stampo nazionale.

In materia monetaria, occorrerebbe riportare la sovranità di stampo della medesima nell’alveo pubblico. In tal senso, sarebbe forse anche il caso di rivalutare le intuizioni geniali del commerciante tedesco Silvio Gesell, riprese più tardi da Ezra Pound, ai riguardi della moneta prescrivibile… Un’ipotesi che lo stesso [W:Keynes], nella sua opera principale, considera tutt’altro che folle o peregrina…

Una nuova [W:Bretton Woods], ispirata dai principi eretici, sì, ma etici e sani di un Ezra Pound, mai come in questo periodo così citato pubblicamente per le sue teorie economiche? Perché, no?

Riccardo Torsoli

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