Baustelle e il nulla

Checché se ne dica, la musica italiana non sta affatto male. Anzi, se vogliamo dirla tutta, stanno molto peggio i ragazzi che la ascoltano. E questo particolare non è sfuggito ai Baustelle.

Ma chi sono questi Baustelle?

Occorre fare una piccola premessa: se parlo dei Baustelle e non del solo Francesco Bianconi [nella foto a destra] è soltanto una questione di convenzione e abitudine. È lui, infatti, la pietra angolare del gruppo. Tant’è vero che in questi anni la formazione ha subito alcune modifiche ma nessuno se n’è accorto. In termini aristotelici, Bianconi è la sostanza, gli altri sono gli accidenti. Poche chiacchiere.

Dicevamo: i Baustelle sono un esperimento culturale assai interessante. Dico culturale e non musicale perché (finalmente!) è nato un gruppo in cui il risultato finale è più della somma delle parti: il più delle volte, i brani dei Baustelle non sono riducibili ad un semplice aggregato di musica e testo. Si capisce benissimo che c’è un’intenzione più ampia. Probabilmente anche un progetto. Volendo osare, un abbozzo di missione. Ma noi non osiamo…

La loro discografia è ancora ridotta: il primo album, Sussidiario illustrato della giovinezza (2000), è sicuramente il più acerbo ma, proprio per questo, il più audace. Si può scorgere uno sperimentalismo che a pelle ricorda il primo Battiato. Il secondo album, La moda del lento (2003), presenta sicuramente un maggior labor limae ma, senza ombra di dubbio, l’apoteosi qualitativa viene raggiunta con il terzo album, La malavita (2005). In questo terzo album, inoltre, figurano le canzoni a cui si è maggiormente affezionato il pubblico (nella maggior parte dei casi, alquanto radical-chic!) di questa band: Cuore di tenebra, Perché una ragazza d’oggi può uccidersi?, Il corvo Joe, Il nulla, ecc. Ovviamente non sono gli unici titoli apprezzati ma, se non altro, sono quelli rimasti al volgo come i più rappresentativi.

Infine, nel 2008, è uscito Amen prodotto dalla Warner Bros. Oddio… Album meritevole. Però qualcuno (me compreso) ha avuto come l’impressione che l’etichetta della grande multinazionale cine-discografica abbia iniziato a far sentire il suo peso. Se volessimo essere pignoli, potremmo specificare che già La malavita era stato prodotto dalla Warner. Però in quel caso sembrava ancora persistere l’avventura sincera di un gruppo di universitari che volevano concretizzare qualcosa di valido e di diverso dal coro (guadagnandoci anche, perché no?). Anche Amen, in fondo, possiede le sue belle chicche (Charlie fa surf, Il liberismo ha i giorni contati, ecc.). Tuttavia è forte la tentazione di congetturare che il gruppo abbia voluto riproporre se stesso al motto di “squadra che VENDE non si cambia”, trasformando l’avanguardia in accademia. Ad esempio, il voler insistere sulla figura del poeta maledetto, intitolando addirittura una canzone Baudelaire, è risultato, probabilmente, un po’ pedante. In ogni caso staremo a vedere come andrà a finire la loro storia e se e come sapranno ancora crescere.

A questo punto, potremmo continuare a raccontarci la storia di questo gruppo, l’origine del suo strano nome, le contaminazioni musicali e tanta altra roba interessante. Però, proprio perché prima mi sono impegnato a sostenere che i Baustelle sono un fenomeno culturale prima ancora che musicale, vorrei soffermarmi sul pensiero, diciamo pure “filosofico”, emergente dalla loro complessa e, tutto sommato, giovane produzione artistica.

Volendo acconsentire all’esigenza di classificare ogni cosa, chiamandola con un nome proprio, potremmo inserire il loro atteggiamento filosofico nella colonna della classe denominata “nichilismo.”

Non è difficile spiegare il perché: basta prendere uno dei loro brani più riusciti, dal punto di vista musicale e poetico ma soprattutto contenutistico, e cioè Il nulla, per capire che si tratta di un vero e proprio manifesto anti-metafisico.

A dire il vero, accostare le parole “nichilismo” e “manifesto” risulta alquanto ossimorico: in un manifesto ci sono tesi e argomentazioni, ossia entità delle quali il nichilista, per rimanere coerente, dovrebbe rigettare il valore. E infatti questa coerenza viene salvata: a una seconda osservazione più attenta del testo, infatti, si nota che non v’è alcuna traccia di contraddittorio reale. Al massimo, si avverte la presenza di un oppositore fittizio: l’Essere. Ma questo viene negato assolutamente (non con le parole ma di fatto), ignorato, trascurato: si può forse interloquire con ciò che non esiste? Eppure non è facile resistere a una tentazione più compromettente: si tratta forse del tentativo disperato di evitare una presenza ingombrante che rimane ineludibile?

Il nulla… Potremmo definire questa canzone come un’operazione estrema di disincanto mediata da immagini e da alcune intuizioni non giustificate.

httpv://www.youtube.com/watch?v=fFUjP_pq9RE
(Baustelle, Il nulla, Amen, 2008)

Leggiamone il testo per ricavare qualche informazione sulla visione del mondo sottostante:

Tu vai per mostre e città
Festivalbar
Sei nei caffè di Parigi o sei sul porto di Amsterdam
Mi dici che ti emoziona il tramonto
Ed io ti chiedo se ce l’hai
Per caso in tasca un chewing-gum

Tu hai fiducia nel pop
Sei rock and roll
Indossi il mito
Passeggi Puma
Mangi cinema
Mi spieghi che dietro ogni campo di grano
C’è il Divino
C’è Van Gogh
Invece temo il peggio

Tutto è niente
L’Essere è
Sotto il sole
Colpevole
Ma io non sono io
Sono i trans
O le nigeriane
Solo bocca quanto vuoi?
I segnali spesso non significano mai

E (meglio di lunedi)
Accorgersi
Nel caos dell’ipermercato
O in un beato megastore
Della bugia che sta alla base del mondo
In un secondo
Coglierlo
Spogliato e crudo
Il Nulla

Ma io non sono io
Sono i trans lungo i viali
Tu del loro nulla che ne sai
I segnali spesso non significano mai.

La ragazza delle prime due strofe è probabilmente la vittima designata di tutta la produzione artistica dei Baustelle, ossia l’incarnazione della Meraviglia, quel sentimento unicamente umano che è fonte di ogni domanda sul mondo. Nel caso del tramonto, la vediamo esemplificata per mezzo dello stato psicologico di chi si sente infinitamente piccolo dinanzi all’incommensurabile… Avvicinandoci ad un lessico vagamente kantiano, potremmo dire mediante l’esperienza totalizzante di chi viene schiacciato dal Sublime. Nel caso del campo di grano, la meraviglia di chi vede il finalismo intrinseco del mondo, ossia l’orientamento teleologico immanente alla Natura, proprio non solo delle teologie d’ogni epoca (fatta eccezione per quella epicurea e poche altre) ma anche del senso comune, che tende a vedere l’ordine nel disordine e vuole far prevalere il senso sul non-senso. Cosa oppone dunque il nulla contro tutto ciò? Semplicemente, un’alzata di spalle: la condivisione romantica di un tramonto, lascia il posto alla richiesta di un chewin-gum…

Adesso si pone un problema di non poco conto: questa Suprema Indifferenza è un atto di forza o un estremo realismo disilluso? Indipendentemente dalla scelta di una delle due soluzioni, essa, fenomenologicamente, porta sempre con sé un dolore inflitto. Ecco un secondo tratto del mondo disincantato dei Baustelle: non solo non v’è nulla, ma questa assenza genera anche un male: male a chi ancora possiede la fede (o quanto meno la fiducia sul buono, sul bello e sul vero del mondo), in quanto sarà costretto a rendersi conto della vacuità delle sue credenze; male a chi ha già aperto gli occhi su questo deserto, perché sarà condannato alla consapevolezza della sterilità intrinseca di ogni gesto.

C’è però un primo campanello d’allarme: come si può immaginare facilmente, la romantica ragazza della canzone (la Meraviglia, appunto) non solo non viene ricambiata con un segno d’affetto (sarebbe stato sufficiente un eloquente silenzio!), ma viene anche ferita da una richiesta velatamente sprezzante.

Ecco il tallone d’Achille del nichilista: deve necessariamente voltare le spalle all’Essere per essere egli stesso! È un vicolo cieco dal quale non può uscire. Certamente potrebbe tornare indietro… Ma dovrà prima aver rinunciato alla sua pretesa di credibilità.

L’alternativa? Rassegnarsi all’Essere.

Sono sempre potenti, a questo proposito, le parole di un filosofo cattolico (ma generalmente disprezzato dai cattolici!), vissuto a cavallo tra l’Otto ed il Novecento:

«E come si rivela il segreto dei cuori attraverso queste ambiguità! Credendo di aspirare al nulla, si persegue al empo stesso il fenomeno nell’essere e l’essere nel fenomeno. Guardate come al delirio dei sensi la passione mescola uno strano misticismo, e sembra assorbire in un istante di piacere, morto nello stesso istante in cui è nato, l’eternità dell’essere, facendovela morire con esso. Ma guardate anche come all’abnegazione mortificante il quietismo aggiunge un desiderio di indifferenza, un bisogno di sentire l’immolazione, una gioia di rinuncia e tutta la raffinata sensualità di un falso ascetismo, il quale manifesta un senso proprio, un egoismo sottile e ambizioso. Menzogna da entrambe le parti, perché la volontà finisce sempre per volere ciò che essa ha voluto escludere, e perché si infligge già, sembra prepararsi così il supplizio della discordia intestina, laddove armata contro se stessa si lacererà con tutta la propria forza.» (Maurice Blondel, L’azione, Edizioni San Paolo, 1997)

Ora forse stiamo esagerando. Probabilmente stiamo montando un processo alle intenzioni. A dire il vero, c’è anche chi ha voluto vedere in questa loro ossessione pessimistica sull’assenza di senso una critica radicale al mondo moderno, una sorta di maschera indossata per mostrare le contraddizioni interne del sistema… Il che non sarebbe neppure tanto improbabile. Tuttavia, se anche le cose stessero così… Quale sarebbe l’alternativa? Ma soprattutto: fino a che punto reggerebbe il gioco?

Tiriamo un attimino le somme su questi strani personaggi che si fanno chiamare Baustelle. Io ho tentato di far emergere un pezzettino del mondo che viene descritto nelle loro canzoni. Anche se il loro sistema, come abbiamo visto, non regge fino in fondo, si tratta sicuramente di un’impresa di grande valore. Se non altro per la rilevanza dei temi portati sul tavolo.

È vero, a volte questi stessi temi appaiono un po’ gettati alla rinfusa e non approfonditi. Ma, in un mondo in cui il fare precede il pensare (anzi: in cui solo raramente il pensare ha luogo!), è comunque notevole la capacità dimostrata nel saper parlare al grande (non grandissimo) pubblico di problemi fondamentalmente ineludibili. Ineludibili ovviamente per coloro che sono interessati alla preservazione della propria umanità.

httpv://www.youtube.com/watch?v=hycUeDXffck
(Baustelle, La vita va, Amen, 2008)

Ci si potrebbe anche chiedere: quanti (escludendo quei ragazzini sfigati e, diciamoci la verità, un po’ tonti che a sedici anni considerano la propria vita finita e che vivono immersi in un mondo alternativo fatto di musica e frustrazione) sono andati oltre l’orecchiabile motivetto “…Charlie fa surf, quanta roba si fa…”, ponendosi qualche domanda di maggior rilievo?

In ogni caso… non sono solo canzonette.

Francesco Mascellino

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks