Una tentazione di sinistra…

…nazionale

Profilo storico per una “eventuale” sinistra nazionale

E’ un po’ di tempo che sui Forum ci si confronta appassionatamente su alcuni temi di posizionamento e rifondazione del linguaggio, tra polemiche e spunti spesso molto interessanti, discussioni dovute per lo più a ciò che oggi ” destra e sinistra ” rappresentano, ma che sono spesso sono le logiche risultanze di antichi processi e di precise scelte storiche.

Se è difficile parlare di una destra e di una sinistra prima dell’avvento di un parlamentarismo compiuto è tuttavia possibile fare un tentativo per collocare dei percorsi storiografici alternativi ed indipendenti dalle solite etichette precostituite, indipendenti soprattutto da quelle categorie elaborate dalla scienza politica di fine ottocento .

E’ possibile ricostruire un profilo storiografico della “Sinistra Nazionale” in Italia? Ma ancora prima è possibile parlare di una categoria storica-politica chiamata “Sinistra Nazionale”?

Quali sono i caratteri che la contraddistinguono? Il culto della mobilitazione totale? La militanza anti-borghese? La tentazione insurrezionalista , la via breve ed impolitica dell’atto eversivo? Lo strappo tragico? La rotture degli schemi classici della politica divisa in classi economiche e sociali  C’è un qualche precursore?

Sì, forse in principio fu proprio Lui , quel Lucio Sergio Catilina personaggio di rottura che seppe schierarsi già dai tempi dell’antica Roma con la novità “movimentista” mentre avrebbe potuto comodamente astenersi , dilettandosi con i suoi patrizi coetanei nel falso “stoicismo” tanto in voga.

Invece, abbandonata la logica “democratica”, perché pervasa dai soliti furbeschi giochetti oligarchici, dalle solite sottili dinamiche (far finta di modificare qualcosa perché nulla effettivamente cambi), il nostro ha dato lo strappo tragico ed irreversibile al tessuto civile della Città : accelerare la storia con una vera e propria cospirazione armata . Lo fece da nobile, da eretico aristocratico mettendo insieme i protagonisti della guerra civile di Roma, mariani e sillani ( l’estrema destra e l’estrema sinistra di allora). Tra i suoi sostenitori c’era quel famoso “Dictator Perpetuus” che qualche anno più tardi forzò anch’esso la storia con le sue legioni e fasci littori con tanto di asce innestate , pagando in prima persona con la vita : si chiamava Giulio Cesare ed era un sostenitore dei “Populares”. Pagò con la vita , ma senza sangue come ben si sa dai tempi della fondazione di Roma, nulla di rilevante accade.

Ma questa tentazione che strappa e non ricompone, questo motivo storiografico che punta alla disintemediazione, lo ripeschiamo più vivo che mai dentro i pezzi del nostro “Risorgimento Tradito” secoli e secoli più tardi ; ad esempio nella tentazione – insurrezionalista di Carlo Pisacane, nella sua folle impresa di convertire il contado meridionalista alla Rivoluzione Sociale e Nazionale , sapendo in cuor suo che il vero problema in Italia erano “i Saboia” ancor prima dei Borbone. Infatti non è una casualità che l’ altro sano filone dell’ insurrezionalismo, quello mazziniano della “Giovane Italia”, inizia la sfolgorante carriera eversiva con un tentato colpo di Stato in Piemonte tanto che il nostro Mazzini ne ricava una condanna a morte per alto tradimento.

La stessa tentazione vive il suo magico momento anche nella esperienza della Repubblica Romana del 1849, evento che vide accorrere giovani combattenti da tutta Europa per difendere il primo triumvirato legittimo dei nuovi consoli romani dalla cannonate giacobine del generale Oudinot, chiamato paradossalmente a difendere gli interessi dello stato internazionalista vaticano. Militari giacobini e preti uniti nella lotta alla “sinistra” eresia.

Questo sogno rimase peraltro infranto, sempre nel Risorgimento Tradito descritto perfettamente da G. C. Abba nei suoi “Scritti garibaldini” , un risorgimento etero-diretto dal 1859-1860 dagli interessi stranieri, bloccato di fatto a Teano , preso a fucilate in Aspromonte e a Mentana . Ed ecco perchè la Nazione nacque mutilata e zoppa . Il paradosso è che un pezzo di quell’eresia insurrezionalista riemerge incredibilmente nello scacchiere contro-rivoluzionario, quello del brigantaggio meridionale, assassinato dal genocidio di Cialdini-Custer per difendere gli interessi dei Saboia e degli ex-vicerè borbonici perfettamente riconvertiti alla piemontesizzazione forzata.

Ma questa “sinistra tentazione” non dimenticò mai la sua vera origine ; condita da un sano risveglio per le esoteriche romanità procede imperterrita dentro la tendenza imperialista italiana impregnata di cultura decadente dentro la crisi di fine 800′ , ed emerge spasmodica e frizzante nel “Sindacalismo Rivoluzionario” che da Sorel e Bergson si travasa prima in F. Corridoni (nella foto sotto a destra) e in A. De Ambris, poi nella grandezza estetica e dirompente del “Futurismo Marinettiano” (artista ed attore protagonista di tutte le Rivoluzioni di inizio secolo) ; una sana tentazione che scorre libera e gioconda come una tempesta nell’interventismo della grande guerra, percepita come ” il vero evento rivoluzionario per eccellenza” non solo da Mussolini e da Lenin, ma da tutta la generazione degli scrittori ed intellettuali della Rivoluzione Conservatrice Europea (Junger interpreta quegli eventi legati alla Mobilitazione Totale come «Gli Dei che tornano a marciare sui templi dai quali erano stati cacciati»).

La generazione degli “Italici Arditi” figli di questa suprema e mai sopita tentazione, non ha dimenticato il tradimento di Caporetto, molto simile ai tradimenti dell’Aspromonte e Mentana, con i soliti generali carrieristi ed imbelli, manichini di una classe dirigente vetero-liberale incapace di gestire le trasformazioni, ma solo al massimo di reprimere le masse che chiedono pane e lavoro.

La tentazione dello strappo si concretizza definitivamente a San Sepolcro il 23 marzo del 1919, che battezza una ” tipologia umana” generata dalla trincea non certo dai retro-bottega urbani delle città, fatte di mercanti, avv.ti, notabili e professori reazionari (i soliti paraculi che si erano arricchiti nel frattempo sul sangue versato dagli altri) ; questa mutazione genetica esplode gioiosa ed incontenibile prima nella straordinaria esperienza di Fiume con D’ Annunzio, Carli , Keller, La Testa di Ferro, La Carta del Carnaro e poi contendendo di fatto il processo rivoluzionario e la vittoria con i concorrenti diretti del medesimo progetto , quelli del “sinistrismo internazionalista” , anch’esso estraneo della Nazione ed della Patria Sociale.

Questa tentazione vibra poi furiosamente per darsi una forma nelle magiche ed esoteriche intuizioni dell’ “l’Imperialismo Pagano” di Evola e Reghini , nella mobilitazione delle masse voluta da Mussolini , nel Culto del Littorio, nel Fascismo di Pietra , nella religiosità civile di G. Gentile e Rocco, nella scuola di mistica fascista di Giani , nella costruzione normativa della Stato Nazionale del Lavoro e del sindacato corporativo di Panunzio, e poi in tutta l’esperienza dissidente a quello stesso regime, preso troppo spesso in ostaggio dal vaticano, dagli agrari, dalle borghesie cittadine, dai soliti restauratori, da tutti quegli inutili fardelli di cui ci si sarebbe dovuti liberare già nel Risorgimento a colpi di baionetta.

Una esperienza dissidente denunciata a gran voce ad esempio dagli intellettuali della “sinistra fascista”, attraverso le loro dirompenti riviste letterarie, una fronda culturale non organica al regime ma fedele fino alla morte alla “Tentazione Eretica Originaria “ di Benito Mussolini: tra loro spiccano come fari Marcello Gallian , Berto Ricci (nella foto a sinistra), Elio Vittorini.

Ma quel filo rosso dell’eresia che rimane incubato nel basso-regime, ri-esplode ai margini della guerra civile italiana per fare vendetta dei vecchi ordini nemici della Nazione e dello Stato; i traditori sempiterni del 25 luglio e dell’ 8 settembre che avevano iniziato la loro carriera da sabotatori del fascismo già dal 28 ottobre del 22′ (se non addirittura da prima).

Quel filo rosso trova con la Repubblica Sociale Italiana un suo coronamento effettivo che non riguarda come molti vogliono far credere solo la difesa dell’Onore e degli Eterni Valori (ancora una volta traditi dai soliti arcinoti destri); ma riguarda la riforma delle istituzioni, le misure adottatate in chiave economica, politica e sociale , la socializzazione “come destino e come via”. Manifesto, quello di Verona, talmente azzeccato nei contenuti, che nemmeno gli anti-fascisti riconvertiti alla democrazia seppero azzerare completamente dopo la guerra; l’unica conquista di un vero socialismo “parzialmente applicato” ( ma pur sempre applicato per la prima e ultima volta in Italia) . Infatti un paio di articoli della nostra repubblicana Costituzione né ricalcano le finalità introducendo di fatto la partecipazione e la ricomposizione tra capitale e lavoro, vero gioiello eretico di quella “sinistra nazionale” considerata dai più utopica, provocatoriamente atipica, e non ricomponibile.

Ma anche dentro all’antifascismo, e nonostante la presa in ostaggio a destra del neo-fascismo (da parte di di De Gasperi e Togliatti per conto dell’occupante americano), quel filo rosso struggente e misterioso riemerge per dare battaglia culturale e politica. Pini, Pettinato, Ruinas, Spirito, tratteggiano la naturale evoluzione delle battaglie culturali di “Pensiero Nazionale” nonostante la crisi della modernità, quella stessa modernità dalla quale anche la sinistra nazionale era stata partorita. Ed è talmente avanti rispetto alle classiche scuole politiche italiote, che tutta l’alternativa corporativa e l’attualismo gentiliano sembrano essere delle montagne filosofiche insormontabili per gli anti-fascisti di destra e di sinistra, come se “il sinistro idealismo nazionale” nonostante tutto, avesse nel suo dna una naturale marcia in più nella percezione della realtà e della sua naturale evoluzione sociale.

E quando la crisi post-moderna esplode nel ’68, quel filone riemerge sano e presente a Valle Giulia (foto sotto) per dare battaglia, per rompere gli schemi condizionati e “Cavalcare finalmente la Tigre” visto che, a destra, di “uomini immobili tra le rovine”, a difendere vecchi ordini contro-rivoluzionari, ce ne erano già abbastanza.

Quel filo rosso passa attraverso l’esperienza di Lotta di Popolo e la lettura politica della “via della mano sinistra” di Freda che sponsorizza di volta in volta Cinesi, Palestinesi e Vietcong e legge nel modello povero ed aristocratico dei popoli terzo-mondisti la trasfigurazione platonico-spartana del Comunismo Gerarchico. Ma passa anche attraverso le esperienze di scontro dentro il MSI (da sempre maledettamente destro-nazionale), tra le cui fila tra il 1973 ed il 1976 nasce l’esperienza tutta romana di Lotta Popolare.

E come non trovare poi delle venature rosso-porpora in tutti gli anni 70′ , nelle trasgressioni della Nuova Destra, nei Campi Hobbit, nelle esperienze militanti extraparlamentari di Costruiamo l’azione, Terza Posizione, nelle tragiche espressioni anarco-individualiste della lotta armata dei Nar, e perfino dentro quella cultura movimentista-comunitaria che presiede al modello del Fronte della Gioventù per tutti gli anni 80′ (basta rileggere attentamente il testo “Le Radici ed il progetto” , testo che ben poco aveva a che fare con un progetto di destra).

Decine di laboratori, librerie, circoli, riviste, anticipano e spingono l’analisi sugli eventi oltre il solito “pattume anticomunista”, andando chiaramente ad intercettare i nuovi scenari del mondialismo e della globalizzazione e schierandosi ad es. fianco della Rinascita Russa e di Cuba (Orion) e contro le guerre imperialiste di aggressione americane all’Iraq di Saddam e alla Serbia di Milosevic.

Perfino in piena restaurazione contro-rivoluzionaria “di destra” degli anni ’90, in barba al socialismo tricolore craxiano che aveva fatto da apripista, il filone sociale e nazionale sopravvive e cerca di non affogare nel conformismo più bieco, confliggendo di fatto con le derive minimaliste del becero-nazional-populismo di destra e proiettando scenari ben più stimolanti : dall’ l’ipotesi Euroasiatista di Carlo Terracciano e Dughin, fino alla riscoperta della “Romanitas Pagana” e del suo Impero Sociale non collocabili nelle infatuazioni della destra razzista e localista della Lega Nord.

Nel terzo millennio questa eretica tentazione di rottura degli schemi, frizzante e mai domata dalla mentalità di rassegnazione perbenista del belpaese (dove tutta cambia affinché non cambi nulla), rivive nel progetto di mobilitazione dal basso di marca neo-futurista di Casa Pound, nelle occupazioni non conformi , nel quotidiano Rinascita, nelle case editrici, librerie non conformi, pub, caffè letterari, negli spazi mentalmente liberi (musica, poesia e letteratura in primo piano ), e/o non ancora annichiliti dalla spettacolarizzazione porno-plebea, dalla dittatura del sorriso, dal dio-calcio, dal pensiero debole che investe in maniera equidistante destra e/o di sinistra che sia;

Un network di naturali tentazioni di rompere, trasgredire ed accelerare sopravvive in personaggi non – allineati (Rosso Trevi), non omologati dai soliti balletti pre-elettorali, in figure che animano riviste, forum, rassegne stampa telematiche, blog e trovano proprio in Internet la piazza adatta alla provocazione, alla contro-informazione, alla mobilitazione; la piazza virtuale profetizzata da Heidegger, dove il centro e la periferia sono dappertutto e dove si possono ancora alimentare le prossime trasgressioni in chiave post-moderna; magari evocare un definitivo strappo alla insana e noiosa dicotomia destra-sinistra.

Francesco Mancinelli

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