Tutto molto déjà vu…

Quando ho visto il calendario della serie A ho notato subito che la prima partita era Roma – Napoli. Mi sono detto “Ecco, subito una partita che si giocherà o a porte chiuse, o senza i napoletani”. Alla fine lo scorso anno diverse partite sono state giocate a porte chiuse, e parlando dei napoletani, a questi non gli fu permesse neanche di andare al Marassi contro il Genoa, nonostante le due tifoserie siano gemellate da tempo. Se tanto mi da tanto, mi sembrava ovvio che Roma – Napoli avrebbe dovuto subire delle restrizioni. Per inciso: non me lo auguravo, ma mi sembrava una cosa ovvia.

Invece così non è stato. Tanto meglio, no? Non lo so, diciamo che la questione mi puzzava fin dall’inizio. Non sono un ultras, anche se nella mia vita molto volte sono stato in curva, e diciamo che mi capita di andarci spesso ancora oggi. Mi piace tifare, mi piace sgolarmi, e anche se ho tanti amici ultras e se per un periodo anche io mi definivo così, non lo sono mai stato. Non ho mai partecipato a scontri, ho fatto solo qualche trasferta. Insomma, per scelta personale ultras non l’ho voluto essere. Quindi, per inciso: degli ultras non mi potrebbe fregare assolutamente niente. Ma la verità, quella, credo che sia ancora una cosa importante.

La verità? La verità è che gli ultras sono violenti. Questo lo sappiamo tutti, e non solo oggi, perché scontri e scene di guerriglia allo stadio ci sono sin dagli anni ’70. Oggi tutti ci dicono che la violenza è nata negli anni ’90, con le curve politicizzate, ma questi signori si scordano sempre di Paparelli (1979), De Falchi (1989), dell’Heysel (1985), e tanti altri avvenimenti che è inutile elencare. Come sarebbe lungo e per questo articolo inutile, dire che la violenza non esiste solo nello stadio, ma nelle discoteche, nelle strade, nelle case. Non è mio compito in questo scritto fare una riflessione sulla violenza, ma, appunto su come i fatti vengono distorti.

httpv://it.youtube.com/watch?v=oWfJgxOvQ2E

Dopo Roma – Napoli, partita noiosissima che non mi ha fatto passare il rodimento che mi portavo dietro dalla mattina, ho letto dei titoli sui giornali e sui telegiornali che narravano di una giornata di scontri a Roma. Cose dell’altro mondo ho pensato. Dicono addirittura che di mezzo ci sia stata la camorra. Beh, però se ricordo e rifletto può essere anche normale. A Napoli nel 2001, quando la Roma si apprestava a vincere lo scudetto ci fu la giornata di scontri più assurda degli ultimi anni. Per non parlare di quando i laziali (l’odio tra laziali e napoletani è uguale a quello tra questi ultimi e i giallorossi) rimasero dentro al San Paolo per ore, assediati da un’intera città. Per non parlare degli innumerevoli incontri finiti in risse ed accoltellamenti negli autogrill e sull’autostrada. Quindi potrebbe pure essere che ci sia stata una terza guerra mondiale all’Olimpico.

Ma non c’è stata. Nessuna guerriglia urbana, nessun agente ferito. Direte? E il treno rotto? Per carità di Dio, un treno rotto è un treno rotto, e va bene dire che un treno non si rompe, ma non è quello che ci stanno dicendo, con la camorra infiltrata, con le violenze inaudite che dicono che siano avvenute. Negli stadi, e tutti lo sappiamo, è successo di tutto. Sono morti tifosi, agenti. Ci si è picchiato con sassi, coltelli, cinte e bastoni. Petardi che volano da una parte all’altra, bombe carta, fumogeni ad altezza uomo. Qui non si vuole giustificare tutto questo, si vuole solo dire, che tutto questo non è accaduto.

Ma cosa è accaduto? Come detto, incredibilmente (viste le premesse e le sanzioni dello scorso anno), ai tifosi napoletani è permesso andare a Roma. Questi decidono di andare tutti quanti in treno, per muoversi tutti assieme. I treni speciali in Italia non esistono più, ma vista la distanza, tutti i tifosi napoletani dedicidono di andare in treno. Cercano l’accordo con Trenitalia, comprano il biglietto del treno e dello stadio. La mattina prima del match, Trenitalia dice ai tifosi “non andate più col treno”. Cioè: l’azienda dice ai suoi clienti “Non vi vogliamo!”. Ma se questi hanno già comprato il biglietto come fanno? Arriva domenica. Arrivano alla stazione. In qualche migliaia (ripeto, qualche migliaia) devono prendere il treno. Non c’entrano, perché non essendoci il treno speciale c’è solo l’Intercity normale. Vengono aggiunti dopo ore alcuni vagoni. Ma cosa succede: i vagoni non bastano, tutti dentro sono stretti come sardine con il caldo del 31 agosto, e il treno viene fatto partire con ritardo causando l’arrivo allo stadio dei napoletani solo al secondo tempo.

Proviamo a non pensare che questi non siano degli ultras: tu, paghi il biglietto del treno e del teatro. Arrivi alla stazione e qualcuno ti dice “Non lo devi prendere ‘sto treno!”. Ti arrabbi perché il biglietto l’hai pagato e anche quello del teatro. Alla fine riesci a salire con ritardo. Parti, ma il treno è pieno e stracolmo. Viaggi per un’ora e mezza così, insieme ad altri tizi arrabbiati, accaldati come te, che stanno facendo ritardo e hanno speso dei soldi per uno spettacolo. Possibile che nessuno di questi si infuri e sfondi qualcosa? Non è giusto, io non lo farei perché non butto neanche la carta per terra, non sputo in strada, ma è normale che qualcuno si arrabbia, no? E’ normale che quando scendi dal treno, corri come un matto per andare al teatro, urli ed insulti chi ti ha fatto arrivare in ritardo, chi ospita il tuo teatro e chi ha organizzato tutto questo. No?

No, non è così.

Ma a che gioco stiamo giocando? Al gioco che è bastato vedere uno con il cappuccio per pensare all’ETA. Al gioco che oggi dicono che i napoletani non andranno più in trasferta. Al gioco che la realtà è brutta, va trasformata, ma questi la realtà se la sono inventata di sana pianta. Al gioco dell’informazione che stravolge l’opinione pubblica. Al gioco che anche un cretino capisce che la violenza in questo modo, non viene eliminata. Anzi.

Ma questo forse è il gioco preferito di qualcuno.

Simone Migliorato

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