Sergio Ceccotti. Regista di…

…aure

Dietro la realtà, anche quella quotidiana, ordinaria, apparentemente scontata, si nasconde il mistero. Un mistero laico e sottilmente spiazzante, che il pittore si propone di rendere evidente. Questo è quanto ci comunica la pittura di Sergio Ceccotti.

Gli scenari prediletti da Ceccotti (1935) sono urbani: inquadrature, soprattutto notturne, di città (in particolare Parigi e Roma), e interni borghesi, dove tutto, a prima vista, sembra in ordine, ma dove, appena ci si sofferma con lo sguardo, emergono particolari allarmanti. Può essere, poniamo, la lama di luce – misteriosa e inquietante più di una lama di coltello – che fuoriesce da una porta socchiusa; oppure l”ombra lunga, cupa di un misterioso personaggio che entra in un appartamento, e può essere semplicemente il padrone che rincasa o il protagonista di un thriller; o ancora l”espressione di stupore e magari di terrore, che si disegna sul volto di una donna che osserva attraverso la finestra qualche avvenimento angoscioso, che – con sapiente regia – ci è precluso allo sguardo e che possiamo solo immaginare.

Spesso appare nei quadri di Ceccotti un misterioso personaggio – un Monsieur Y, deambulatore solitario in impermeabile e cappello Borsalino – che riesce istintivo, ma non è facile, identificare. All’osservatore la scelta: sarà magari un commesso viaggiatore, o un detective a suo agio in queste atmosfere di disagio silenzioso, sature di un senso indefinibile, eppure palpabile, di inquietudine e di allarme. Ovvero si tratterà di un voyeur, o piuttosto dell”alter ego del pittore, o dello stesso osservatore del quadro.

E’ lecito chiedersi se si possa parlare di realismo a proposito della pittura di Ceccotti: l”artista è un registratore minuzioso e attentissimo della realtà, ma, forse, è un concetto improprio e, per così dire, troppo pesante per lui, quello che evoca scenari di impegno sociale, di testimonianza politica, da tempo fuori moda e soprattutto estranei agli interessi e ai registri del pittore. E non si può neppure parlare a suo riguardo di iperrealismo, benché Ceccotti attenda talvolta al “pezzo di bravura”, al virtuosismo, alla sottile ironia del trompe l”oeil. In lui troviamo l”esattezza del vero, non l”esasperazione di un precisionismo in competizione di acribia con la realtà, al punto di contraddirla – in fondo – e di aprire un varco verso la dimensione illusionistica e magari l”allucinazione.

Ceccotti è, piuttosto e innanzitutto, uno straordinario evocatore di atmosfere, un raffinato regista di aure.

Carlo Fabrizio Carli

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