Mussolini. Restaurato…

…l’obelisco del Foro Italico

Finalmente.

Dopo circa due anni di ponteggi, tubi innocenti, cartelloni pubblicitari e speculazioni temporali varie, il blocco candido ed unico dell’obelisco del Foro Italico (già Foro Mussolini) rivede la luce.

L’ asse con la Fontana della Sfera è ricreato.

Il Foro, uno dei piu’ importanti esempi del sincretismo littorio-e forse simbolicamente il più significativo- ritrova la simmetria originaria pensata e realizzata dall’architetto Enrico Del Debbio nel 1936.

L’obelisco Mussolini doveva rappresentare una delle due mete monumentali del grande piazzale dell’Impero e di dimensioni tali «da non avere al mondo uguali, né prima né poi, da erigere in suo nome in quella Roma che egli aveva riconsacrato agli italiani, al mondo,alla storia…». Questo uno degli slogan dominanti della stampa fascista che accompagnò la presentazione del progetto.

L’altra “meta”, da realizzare alla parte opposta dell’obelisco, era rappresentata dalla Fontana della Sfera, in fondo al viale del forum.

Fu deciso che entrambe le opere sarebbero state “tassativamente” realizzate in monolitico marmo, come offerto dal popolo di Carrara al Duce nel corso di una sua visita nella città toscana.

Dal dire al fare ci passò un bel po’ e non fu facile, raccontano i giornali dell’epoca, estrarre dalle Alpi Apuane un blocco monolitico integro di quelle dimensioni. Questa fu solo una delle tante difficoltà. Ingenieri ed operai le escogitarono tutte per far sì che un blocco marmoreo di quelle dimensioni potesse scendere a valle dalle scoscese e ripide pareti della montagna, senza incidenti e senza arrecare danni alle persone e alle cose.

Ad aiutare le maestranze venne la storia di Roma; si studiò la tecnica che usarono gli antichi per trasportare gli obelischi giunti fino all’Urbe dal Mediterraneo. Alla fine fu «ingabbiato il blocco in una solida armatura di legno e ferro,imbrigliato con una maglia di funi di acciaio ancorate alle pareti rocciose della montagna,fu fatto scorrere su travicelli di legno rotolanti lungo i pendii».

Giunto a valle, il monolite fu trainato da sessanta coppie di buoi su binari lubrificati fino alla spiaggia, dove fu imbarcato su “L’Apuano”, un barcone appositamente costruito.

Erano passati già 5 mesi per un trasporto da monte a mare di 11 km.

«Superato il percorso marittimo, il natante risalì il percorso del Tevere e finalmente, dopo estenuanti attese e difficili manovre per gli ostacoli incontrati lungo il fiume, fu sbarcato nei pressi di Ponte Milvio.»

Soltanto nel maggio del ’32 iniziarono i lavori per erigere il purissimo monolite. Alto 19,5 metri, pesante 300 tonnellate , il 4 novembre 1932 l’obelisco al Foro divenne realtà celebrante «l’imperitura giovinezza romana».

Impresa titanica. Il più grande blocco marmoreo mai estratto nelle cave di Carrara in duemila anni. Uomini e buoi, fatica e civiltà del lavoro. Nessuna morte bianca. Nessun infortunio sul lavoro.

Il marmo che vince la palude.

Gianluca-Tinea

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