Putin über alles…

Alla vigilia di Ferragosto, nel pieno della crisi georgiana, il ministro degli esteri russo, Serghei Lavrov, lo ha detto chiaro e tondo: «Noi siamo bambini nell’uso dei mass media». E, rivolgendosi al convitato di pietra di quello strano conflitto, ovvero gli Stati uniti d’America, ha affermato: «Cerchiamo di imparare dai compagni più grandi come si deve utilizzare il quarto potere».

Interessante dichiarazione d’intenti, non c’è che dire. Anche se, a giudicare da quanto diffuso dai media qualche settimana dopo, c’è da credere che il capo della diplomazia moscovita stesse volutamente sottostimando la malizia comunicativa russa. La notizia ha fatto il giro del mondo: il presidente Putin, concedendosi una pausa dagli impegni internazionali, va a spasso per i boschi siberiani. Qui incontra un troupe televisiva alle prese con un documentario sulle temibili tigri della taiga. Uno dei giganteschi felini tenuti sotto osservazione dagli scienziati, tuttavia, riesce a liberarsi, mettendo in serio pericolo i giornalisti. Solo la lucida freddezza dello “zar” assicura il lieto fine, allorché il presidente spara senza pensarci su una siringa di sonnifero sul corpo dell’esuberante animale. Salvo il presidente, salvi i giornalisti, salva pure la tigre.

Verità? Finzione? Realtà abbellita? Difficile saperne di più. Ma forse è anche cavalcando, pardon, anestetizzando la tigre che si diventa “l’uomo più influente del mondo”, come il presidente russo è stato recentemente definito dalla classifica dei “Top 100″ del New Establishment compilata dal mensile Vanity Fair. Sarà per i tank, sarà per gli oleodotti. Sarà forse perché Putin, come brand, funziona alla grande. Altro che “bambini nell’uso dei mass media”: il successo del nuovo zar passa anche per un abile utilizzo dei meccanismi della società dello spettacolo. E non da oggi.

L’estate scorsa, ad esempio, Putin fu immortalato a torso nudo mentre pescava sul fiume Yenisei. L’immagine d’insieme dei bicipiti torniti, del consueto sguardo glaciale e della wilderness russa forniva un sicuro impatto, tanto da spingere una delle principali gazzette del paese a pubblicare un opuscolo che spiegava “Come ottenere dei muscoli come Putin”. Il fisico del presidente, è noto, si è forgiato nella pratica del judo. Della quale, di nuovo, i think tank russi hanno fatto un abile uso mediatico. E’ dell’anno scorso la diffusione del film “Impariamo il judo con Vladimir Putin”, in cui l’inquilino del Cremlino spiega tecniche e filosofia di vita delle arti marziali.

«Vladimir Vladimirovic non ha avuto bisogno di nessun allenamento supplementare per fare le riprese, è un maestro in perfetta forma fisica che padroneggia tutte le mosse alla perfezione», ha spiegato Vasilij Shestakov, maestro di judo del presidente e ora deputato della Duma. Le foto di Putin in judogi, con l’aria vagamente zen, spopolano in tutto il paese. «Intanto, il suo sfoggio di vigore fisico e militaresco – spiegava anni fa un perplesso Adriano Sofri dalle colonne di Panorama – evoca per contrasto l’immagine traballante di Eltsin, sempre in bilico fra il colpo al cuore e l’ubriachezza molesta. E, più all’indietro, una storia di terrificante gerontocrazia. La riscossa della Russia di Putin, di cui gli osservatori lamentano la vacuità dei programmi, non ha affatto bisogno di programmi: deve mostrare i muscoli, metaforicamente, e l’impiego migliore delle metafore è quello che non lascia niente all’immaginazione. Putin fa il muscolo, e il programma è arrivato».

Sofri scriveva nel 2000 e guardandosi intorno, nel presidente russo, nell’abbronzato governatore della Carinzia Haider, nelle avventure sessuali di Clinton l’editorialista non poteva che riscontrare «un modernissimo culto del corpo, e la prestanza fisica tramutata in spot pubblicitario». Otto anni dopo, lo zar siede ancora al Cremlino, mentre i suoi contemporanei di allora si sono eclissati. E gode in patria di una popolarità che una certa supponenza occidentale continua ad attribuire ad un non meglio precisato “deficit democratico”. Prova ne è il video, facilmente scaricabile da YouTube, in cui due bellezze mozzafiato cantano in russo le lodi del presidente. Dai sottotitoli apprendiamo le parole: «Vorrei un uomo come Putin che mi ami / un uomo come Putin che non beva / un uomo come Putin pieno di forza / un uomo come Putin che non scappi via».

Recentemente, del resto, il presidente russo è stato indicato dall’edizione russa della rivista Sex & The City come il politico più sexy dopo Boris Nemtsov, ex leader di un partito d’opposizione e vicepremier ai tempi di Eltsin.

Ok, è tutto un po’ naif. Ma non è più costruito, patinato, pianificato, ad esempio, dei meccanismi mediatici che muovono la politica occidentale in generale e americana in particolare. Da che mondo e mondo e a qualsiasi latitudine, i politici svolgono un ruolo “drammaturgico”, che impone di interpretare una parte. Il che non è che sia precisamente un male, a patto che si sappia recitar bene. Sta interpretando un ruolo Sarah Palin, che nel suo discorso alla convention repubblicana non parla d’altro che della sua famiglia che, prontamente inquadrata, fa ciao alle telecamere. Sta recitando Barack Obama, con la sua aria glam da attore impegnato. Recita Nicholas Sarkozy, il cui stile anticonformista rispetto alla tradizione politica francese ha già fatto scuola. E, accidenti, chi può negare che il Cavaliere debba la sua straordinaria longevità politica ad esperti di marketing e di comunicazione? Il potere è da sempre anche immagine. Nella postmodernità è quasi solo quello. Ciò che veramente differenzia Putin dai suoi colleghi non è il fatto di aver costruito un brand attorno alla sua persona, quanto piuttosto la direzione imposta a tale operazione di marketing politico.

In un mondo di statisti paciocconi, buonisti e barzellettieri, Putin dà di sé un’immagine di forza, potenza, freddezza. Figlio di un paese ancora per molti versi ancorato a valori arcaici, l’inquilino del Cremlino appare come “l’uomo che non deve chiedere mai”. Come quando, inaugurando la nuova sede dei servizi segreti militari russi, il Gru, ne ha approfittato per farsi immortalare mentre spara qualche colpo di pistola nel poligono di tiro. Quanti politici occidentali potrebbero prendere in mano un’arma senza spararsi tra i piedi?

Di più: in un paese che ha avuto come premier Boris Eltsin, Putin rappresenta il ritorno della serietà, della sobrietà – metaforica e letterale – al potere. Lo spiegava bene Sergio Romano rispondendo tempo fa ad un lettore del Corriere della Sera che chiedeva se il presidente russo fosse astemio. «Non so se Putin beva e quanto beva – fu la risposta dell’ex ambasciatore – ma è certamente il contrario di Boris Eltsin, vale a dire, paradossalmente, dell’uomo che lo scelse come suo successore. Mentre Eltsin, quando beveva un bicchiere di troppo, non temeva di comportarsi pubblicamente come molti suoi compatrioti nelle stesse circostanze, Putin vuole dare una immagine di sobrietà, rigore, autodisciplina. Qualche tempo fa certe sue fotografie a torso nudo, scattate durante una vacanza nei boschi, fecero sorridere la stampa europea. Non capimmo che stava dicendo al suo Paese: una vita sana è meglio di una bottiglia di vodka».

Adriano Scianca

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