L’ultima figlia del duce…

Anna Maria Mussolini

Prima della pausa estiva, l’editoria italiana ha regalato ai suoi lettori un volume di pregio per scrittura e contenuti: Anna Maria Mussolini, di Lorenzo Baratter (Mursia ed.). L’autore è già noto per alcune sue precedenti pubblicazioni sia sui fatti di Via Rasella che sul Terzo Reich attestato in Alto Adige. Biografia squisita, questa che Baratter dedica all’ultimogenita e figlia prediletta di Benito Mussolini la cui seppur breve esistenza è stata segnata da numerosi dolori ed altrettante gioie.

Se è vero, come soleva ripetere la scrittrice francese George Sand, che “una donna porta il proprio sesso e il proprio temperamento nello sguardo e nel sorriso”, Anna Maria in tutte le foto che la ritraggono non manca mai di offrire agli obiettivi ampi risi accattivanti e gioiosi ed al contempo un piglio limpido e forte, frutto della mirabile e vigorosa fusione di Donna Rachele Guidi e dell’amato consorte Duce d’Italia. Anna Maria Mussolini nasce il 3 settembre 1929 a Villa Carpena, in quel di Forlì. Sua sorella Edda, la primogenita, era venuta al mondo 19 anni prima, il 1° settembre 1910. Dal 30 ottobre 1922 il loro padre era capo del governo ed uomo più potente di tutto il Paese. Strabiliante il ricordo del lieto evento da parte di Rachele, la temuta “bionda” dagli occhi di ghiaccio invisa per i suoi giudizi a molti gerarchi poi traditori dell’ultima ora.

«Il giorno in cui nasce Anna Maria, Rachele si mette in contatto telefonico con Roma. Cerca il marito. Lo trova al telefono e gli dice semplicemente ‘È nata’. ‘Chi?’, esclama lui cascando dalle nuvole. ‘La nostra’, risponde Rachele. ‘Adesso pensa a sceglierle il nome’. Nei giorni precedenti Rachele aveva dato a intendere al Duce che il parto era ancora lontano: per questo lui è sorpreso dalla notizia. Rachele non ha voluto fare uno scherzo al marito; desidera semplicemente evitare che si ripeta quanto è già accaduto in passato con il piccolo Romano. Nel 1927, infatti, sono stati mobilitati al suo servizio ginecologi illustri i quali – anziché aiutarla – hanno reso complicato e sgradevole il parto. Nulla di più innaturale per una donna abituata a mettere al mondo i figli non in quanto moglie del presidente del Consiglio ma contadina e massaia di umili origini.» Altro da aggiungere? Non mi pare e non credo proprio.

L’Italia è in festa per il fiocco rosa e ciò è anche l’occasione propizia per accelerare il trasferimento di tutta la famiglia a Roma. Cinque figli non sono uno scherzo e logisticamente vanno tutti ben posizionati. Edda, Vittorio, Bruno, Romano ed Anna Maria, accomunati dallo stesso cognome quanto diversi caratterialmente come il sole dalla luna e dalle stelle ma tutti uniti nello svegliare con il solletico il papà quando e ben spesso si addormenta sulla poltrona del salotto. Villa Torlonia, sulla Via Nomentana, diviene la loro residenza ufficiale dal 15 novembre 1929. Trasformata in una sua più ampia utilità, la dimora assumerà a poco a poco le caratteristiche di una vera tenuta di stampo emiliano con animali domestici ed esotici, coltivazioni di ortaggi e frutta, pasti sani, interminabili partite a carte (di cui Benito è ben felicemente ghiotto nonostante il suo desiderio di vincere sempre) e bottiglie di buon vino. La piccola Anna Maria cresce in un ambiente sano e rigorosamente familiare. Sarà sempre l’unica figlia di Mussolini ad interromperlo quando e come a suo piacimento e ad ottenere dall’augusto padre ogni cosa lei desideri.

Della piccola sono rimasti numerosi temi scolastici ed un diario dettagliato dell’anno 1942. Il materiale presentato nel libro è stato messo a disposizione dell’autore dalle due figlie di Anna Maria, Edda e Silvia, nate dal matrimonio della madre con Nando Pucci Negri. Dal brano intitolato «Pensierini su Roma», del 24 aprile 1936: «Roma è la capitale d’Italia. Vi risiedono il Re Imperatore, il Duce e il Papa che sta nella Città del Vaticano. Roma, sotto il governo Fascista, si è abbellita di strade, di monumenti e di grandi palazzi. È ritornata ad essere Roma imperiale. È ricca di monumenti antichi, quali il Colosseo e il Foro Romano, di basiliche e di monumenti moderni, come quello a Vittorio Emanuele II. Roma è la città delle belle fontane. Grandiose sono le opere fatte dal Duce, come il Foro Mussolini e la via dell’Impero. Roma è ammirata dagli stranieri». Ancora da alcuni suoi componimenti: Io amo il Duce perché ha fatto tanto per la nostra Patria e perché è mio padre. Io riconosco in lui il padre affettuoso e il grande condottiero d’Italia. Tante sono le opere che ha fatto: ha bonificato l’Agro Pontino facendovi sorgere cinque ridenti cittadine, ha indetto la battaglia del grano e ha fatto ritornare gli emigrati dall’estero… Ha istituito la Gil e l’Opera Maternità e Infanzia e le colonie marine e montane dove i bambini ritrovano la salute. (…) La tubercolosi è una terribile malattia, che però si può prevenire. Se l’ammalato si cura a tempo guarisce perfettamente… Il Regime perciò ha istituito la Giornata della Doppia Croce nella quale si raccolgono le offerte con le quali il Regime fa sanatori, i consultori, le colonie marine e montane».

Anche per la madre ci sono sempre tante belle parole, commoventi quelle dedicate, in un tema forse del 1940, alle mani della mamma: «Come sono dolci e soavi le mani della mia mamma quando accarezzano i miei capelli e quando la sera rincalzano la coperta del mio lettino…».

Dal maggio del 1936 la vita di Anna Maria cambia radicalmente. Colpita da una grave forma di poliomielite virale, in quel di Tivoli, resterà in bilico tra la vita e la morte e la paralisi di tutto il corpo per molte settimane e tanti saranno i mesi di convalescenza. Tutta la famiglia le si stringe accanto, tra le lacrime e gli affari di stato improrogabili del padre che sempre però sarà presente, distrutto dall’impotenza nel combattere il virus. «Rachele scrive nel suo diario, il giorno 2 giugno 1936: «Ancora nessuna speranza. Benito è accasciato. Lo ha colpito profondamente un’espressione di Anna Maria: ‘Se debbo restare immobile tutta la vita, preferisco morire’. Povera piccola ». Ma la forza di volontà assoluta della piccina concorrerà al suo ristabilimento eccezionale ed alla ripresa di una vita il più possibile normale anche se scandita da continui massaggi, busti e tanta, tanta attività sportiva. La stessa sorella non potrà che restare meravigliata dal suo coraggio: «Edda non può che ammirare la forza con la quale la sorella minore affronta, pur così piccola, una prova di tale difficoltà: «debbo dire che mia sorella è stata molto forte. Io mi sarei chiusa in una stanza e non mi sarei fatta vedere da nessuno. Invece lei ha continuato a vivere serenamente, si vestiva come voleva, metteva il costume da bagno, andava in bicicletta e in motocicletta». Anna dimostra un’enorme voglia di vivere: «Andava con lo slittino, ballava, si interessava di tutto, incurante del difetto fisico che aveva. È stata operata alla spina dorsale, ma la menomazione è rimasta. Lei sopportava tutto in una maniera fantastica, come se niente fosse. Anna Maria era veramente bella: aveva i capelli un po’ ricci, bellissimi occhi, e se non avesse avuto questa disgrazia sarebbe stata bellissima anche di corpo, perché aveva splendide gambe».

Pian piano si arriva al difficile biennio del 1943-45. 24 luglio 1943. Romano ed Anna Maria sono in vacanza a Riccione. Ancora forte il ricordo della scomparsa dell’amato fratello Bruno, nell’agosto del 1941. Rachele è restata a Roma con il consorte, forse presagendo quel terribile tradimento che di lì a poche ore si andrà a compiere ai danni del marito. Ella soleva rimproverarlo spesso perché troppo si fidava di chi non meritava la sua benevolenza, «Se le avesse dato ascolto forse gli eventi avrebbero avuto un corso diverso». Ma la storia, travolgente, compie il suo letale corso. Arresto del Duce, ascesa del Maresciallo Badoglio, fermata di Donna Rachele e suo successivo ricongiungimento con i figli minori alla Rocca delle Caminate in Emilia. Trasferimento di Mussolini a Campo Imperatore, sua liberazione da parte dei Tedeschi e spostamento a Vienna e Monaco di Baviera dove tutta la famiglia si riunisce, escluso Vittorio. RSI, Villa Feltrinelli sul Lago di Garda, Milano. Il mese di aprile 1945 segna la fine di tutto. «Dopo mille tentativi Rachele riesce a sentire ancora al telefono, per l’ultima volta, Benito. Lui non ha dubbi: ‘Dovete mettervi in salvo’. Romano strappa il microfono di mano alla madre e chiede con ansia al padre: ‘Vi state organizzando per difendervi, almeno? Chi ti è vicino?’. ‘Non c’è più nessuno, Romano, sono solo, tutto è perduto’. ‘Ma i tuoi militi, la tua guardia personale?’ insiste il figlio. ‘Non so, non sono ancora arrivati. Anche Cesarotti, il mio autista, mi ha abbandonato. Di’ alla mamma che aveva ragione a diffidare di lui’».

Inizia la sanguinosa carneficina della vendetta. Rachele e i figli tentato di fuggire in Svizzera senza però riuscirvi. Il Duce viene trucidato barbaramente assieme a Claretta Petacci ed alcuni suoi fedeli. Rachele, Romano ed Anna Maria vengono arrestati, tradotti a Motecatini, Terni e trasferiti da ultimo e per tre anni in un confino miserando e deprecabile sull’Isola di Ischia. Nel 1948 tornano a Roma ed il governo italiano concede ai due ultimogeniti del duce un sussidio di 190mila lire.

Anna Maria nel 1953 viene nuovamente operata alla spina dorsale, a Bologna, ma la sua vita si svolge in un clima di normalità tra viaggi, sport e musica. Nel gennaio del 1960 conosce Giuseppe Negri, in arte Nando Pucci, presentatore di spettacoli di varietà. Nasce da subito un profondo amore che verrà tenuto riservato sin quasi alla vigilia delle nozze ed ufficializzato solo dopo le presentazioni e l’esame di rito da parte della futura suocera, Donna Rachele, in quell’ormai classico buon ritiro di Villa Carpena. Uniti in matrimonio a Ravenna nella basilica di Sant’Apollinare in Classe, il 19 giugno 1960 (testimoni di nozze Fabrizio Ciano e Pino Romualdi), la coppia avrà due figlie: Silvia (1961) ed Edda (1963). Ma il destino sembra essere implacabile ed ingiusto nei confronti della “piccola” Mussolini. Operata nel 1966 per un tumore al seno, Anna Maria peggiorerà rapidamente nei primi mesi del 1968, spegnendosi all’alba del 25 aprile. Le sono accanto il coniuge e l’amato fratello Romano che si assumerà il compito di avvertire l’anziana madre. Le sue ultime parole: «Ti ringrazio – scrive al marito – per la felicità che mi hai dato. Anche se avevo sperato di vivere con voi molto di più, ho avuto tanto e non posso lamentarmi. Una sola cosa di mi dispiace: di lasciarvi, voi che siete stati tutta la mia vita. Ti ho amato tanto e porterò questo amore con me oltre la morte, se possibile. Non piangetemi, ricordatevi di me, qualche volta, solo così non sarò finita per sempre. Addio Nando, ti abbraccio e ti bacio insieme alle bambine».

Si conclude così l’esperienza terrena di una figlia di un pezzo della Storia d’Italia. Generata da un uomo e da una donna la cui indomita intelligenza, lungimiranza, forza e passione difficilmente abbiamo avuto o potremo avere l’onore di vedere ancora nei rappresentanti della politica e della società italiane. Non se ne abbiano a male questi ultimi, ma purtroppo è così. A chiusura, le parole di una moglie, di una madre, di Donna Rachele: «Abbiamo tanto sofferto insieme, Anna Maria ed io. Il destino ci aveva riservato colpi durissimi, dolori senza fine. Ci sembrava allora che non saremmo mai uscite dall’incubo. Che saremmo state travolte da tutto il male che c’era intorno a noi, Abbiamo dovuto farci molto coraggio e insieme non ci è stato difficile».

Susanna Dolci

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