La storia secondo Baratter

Accade, nella vita, di avere la possibilità di entrare in contatto con persone di calibro. Lorenzo Baratter (nella foto sotto a destra) è una di tal genere. Ed è per questo che abbiamo realizzato l’intervista che segue…

Susanna Dolci

Chi è Lorenzo Baratter e cosa ha sinora pubblicato?

Sono nato nel 1973 in Trentino, terra cui sono legato da particolare affetto. Fin da bambino sono stato letteralmente “travolto” dalla passione per la Storia, condizionato sicuramente anche dei racconti del nonno materno, che aveva combattuto durante la seconda guerra mondiale e quindi era stato fatto prigioniero in Germania dopo l’8 settembre 1943.

Mi sono laureato con il massimo dei voti e la lode in Storia contemporanea all’Università di Venezia Ca’ Foscari, ho sette pubblicazioni all’attivo, ho svolto diverse ricerche sulla storia regionale del Trentino – Alto Adige nel Novecento. Svolgo spesso conferenze sul territorio perché mi piace stare in mezzo alla gente e raccontare le mie ricerche. Così ho molte persone che mi seguono. Passo molto tempo a dialogare anche con i miei lettori.

Sono Direttore del Centro Documentazione Luserna, un Ente di ricerca affiancato da un Museo molto apprezzato e frequentato, che si trova in una zona di confine tra Veneto e Trentino, a 1.300 metri di altitudine.

Perché un volume dedicato all’ultimogenita di Benito Mussolini?

A volte la vita riserva sorprese inaspettate. Qualche anno fa, per motivi di carattere professionale, ho avuto la fortuna di conoscere Silvia e Edda Negri, figlie di Anna Maria Mussolini, la protagonista del libro. Grazie a loro ho potuto studiare l’Archivio familiare, composto da materiale documentario e fotografico in gran parte inedito. Una risorsa straordinaria.

In quale clima si è svolta la sua ricerca su Anna Maria?

La ricerca si è svolta con grande serenità, grazie anche alla collaborazione e all’amicizia instaurata con Edda e Silvia. La parte più complessa del lavoro – come sempre accade in questi casi, quando si deve partire da una documentazione ricca e variegata – è stata quella di pensare (e scrivere) un libro accattivante per tutti, di facile lettura ma non meno rigoroso sotto il profilo scientifico. Anche in quest’occasione si sono rivelati preziosi alcuni suggerimenti avuti da Maurizio Pagliano, consulente editoriale di Mursia e storico di grande preparazione e sensibilità.

Soddisfatto del risultato?

Sono molto soddisfatto del libro che, pur essendo un testo scientifico, si legge come un romanzo. Mi dicono che questa pubblicazione sta suscitando grande interesse. Ho potuto testare la cosa di persona, a Riccione, lo scorso 25 luglio, durante la presentazione tenuta in quella che un tempo fu “Villa Mussolini”: mi ha sorpreso vedere un pubblico così vasto. Le decine di copie in vendita sono andate letteralmente a ruba. D’altronde il successo era prevedibile: non accade tutti i giorni che escano volumi con testimonianze inedite riferite ad una delle famiglie più importanti della storia italiana nel Novecento.

Perché la scelta della casa editrice Mursia, una delle più prestigiose nell’editoria italiana?

Questa è la seconda collaborazione con la casa editrice milanese. Nel 2005 ho pubblicato Le Dolomiti del Terzo Reich, un altro saggio molto fortunato che aveva come obiettivo – sicuramente centrato – di raccontare anche nel resto d’Italia la storia complessa e affascinante delle provincie di Trento e Bolzano, che hanno subito il Novecento alla stregua di uno “tsunami”, proprio per la loro posizione in un’area di confine tra mondo mediterraneo e mondo germanico, con una pressione fortissima da parte dei rispettivi nazionalismi. Con Mursia c’è una relazione di stima reciproca che fa ben sperare anche per il futuro. Mursia possiede peraltro una delle collane storiche più ricche e seguite nel panorama editoriale italiano.

Prossimi progetti?

La mia ‘vocazione’ è quella di continuare ad operare su due versanti paralleli, a tratti convergenti: ricerche inerenti la storia dell’area in cui vivo e studi più vasti, di carattere nazionale ed europeo. Ho in testa molte idee buone, con la voglia di percorrere sentieri poco “battuti” dalla storiografia ufficiale.

Vogliamo parlare del “mestiere” dello storico? Quali le difficoltà e gli ostacoli che si possono incontrare?

Questa è una domanda molto interessante e intrigante. Richiederebbe forse diverse pagine, per le tante cose che ci sarebbero da dire. In ogni caso voglio rispondere con molta franchezza.

Ci sono sicuramente tanti modi di interpretare questa professione. Innanzitutto è una fortuna, per me, poterla considerare tale: sappiamo quali sono gli enormi ostacoli, di vario genere, che spesso impediscono ad un giovane, anche preparato, di accedere a questa professione. Personalmente ho dovuto lottare davvero molto per ritagliarmi autonomamente uno spazio, ottenuto solo per l’enorme caparbietà e passione che fortunatamente mi appartiene. Se avessi atteso un sostegno o un incentivo dal “gotha” degli storici probabilmente starei facendo qualcos’altro, non certo lo storico. Per questo voglio dire ai miei coetanei: se siete consapevoli delle vostre capacità e della vostra voglia di fare, abbiate il coraggio di prendervi gli spazi che legittimamente vi spettano.

Pur senza generalizzare – non vorrei fare un torto ad amici carissimi, di cui ho enorme stima – esiste una generazione, non certo più giovane sotto il profilo anagrafico, che spesso crede di essere insostituibile e si arroga il diritto della “ius primae noctis” su ogni ricerca. Ufficialmente questi personaggi si fanno interpreti della necessità di un ricambio, ma poi di fatto lo ostacolano perché temono l’antagonismo e le critiche, per quanto costruttive; preferiscono circondarsi di giullari pronti a celebrarli, tremano alla sola idea di perdere un po’ del loro potere, di essere messi in discussione. Hanno ben poco di quell’ “umanistico” che tale scienza dovrebbe avere.

Prevale il calcolo, spesso politico, con cui la storiografia ufficiale si muove. Questo per certi aspetti è sicuramente divertente e pittoresco! Tuttavia la cosa si fa più seria se pensiamo che esistono generazioni di giovani storici, anche molto preparati, che attendono di dire la loro. Serve aria fresca!

La difficoltà più grande per un Storico con la “esse” maiuscola è quella di rimanere sé stesso e di non farsi condizionare dai tanti che spesso (e volentieri) trasformano storici anche validi in “storici militanti”, servi sciocchi del potere o di un’ideologia. E purtroppo ce ne sono ancora tanti, non di rado anche giovani.

Personalmente mi reputo solo un libero ed onesto pensatore e ricercatore: dico sempre che se non avessi questi requisiti cambierei sicuramente mestiere. La libertà non ha prezzo.

L’editoria italiana, a Suo avviso, si è maggiormente aperta ad una più ampia varietà di pubblicazioni (non solo “di sinistra” si direbbe) sia per tema che per colore politico?

Sarebbe falso dire, come fanno molti, che la cultura – in particolare la storiografia – non è stata condizionata dalla sinistra. Affermare questo è palesemente antistorico. Il Partito Comunista ha di fatto egemonizzato, o quasi, la cultura e la storiografia del secondo dopoguerra, creando anche dei danni notevoli. La Democrazia Cristiana ha storicamente la responsabilità di avere tollerato o favorito questo status quo. Le dissociazioni tardive e i vari trasformismi non possono cancellare un dato di fatto. Arriverà a mio avviso il giorno in cui queste responsabilità dovranno essere in qualche modo valutate e giudicate, pur serenamente, dagli storici. Ma siamo ancora in una fase di passaggio, c’è ancora molto da lavorare perché l’Italia possa veramente vantare un universo culturale ben ossigenato, di stampo europeo, capace di operare senza il fiato sul collo delle segreterie politiche e degli apparati delle grandi e potenti istituzioni culturali. Vede, il problema a mio avviso non è tanto “destra”/”sinistra”, la questione è quella di far entrare nel circuito i tanti onesti e validi ricercatori ai quali spesso, a mio avviso, si preferiscono ricercatori più scaltri, pronti ad obbedire agli ordini di scuderia. Abbiamo bisogno di ricercatori determinati, giovani e intelligenti. Abbiamo bisogno di istituzioni che sappiano stimolare le ricerche, anche su temi difficili, senza l’esigenza di un ritorno immediato in termini politici.

Abbiamo bisogno di storici in grado di riscrivere la storia del Novecento senza i pesantissimi condizionamenti che tanto danno hanno fatto alla memoria collettiva.

Come contattarLa per ulteriori informazioni?

Per contattarmi è sufficiente andare sul mio sito web www.lorenzobaratter.it, dove possono essere reperite la mia e-mail e anche il mio numero di telefono.

In chiusura, a chi dedica il volume su Anna Maria Mussolini?

Dedico il volume alla protagonista, che non ho avuto la fortuna di conoscere direttamente ma che è entrata pur sempre a far parte della mia vita, con il suo carattere straordinario. La sua storia mi ha permesso di raccontare da una visuale tutta particolare un pezzo della nostra storia contemporanea. Dedico il libro anche a mia moglie e ai miei figli, il vero sole all’orizzonte di ogni giorno che nasce.

a cura di Susanna Dolci

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