8 settembre…

Nella notte tra il 7 e l’ 8 settembre è apparso sulla Palazzina di caccia di Stupinigi (edificio facente parte del circuito delle residenze sabaude in Piemonte) uno striscione recitante “Chiama il canile, arrivano gli ameri-Cani” firmato da Base Militante Progetto Torino.

Dopo tanti anni il problema è sempre lo stesso, un problema di sovranità, e quindi ci poniamo sempre la stessa domanda: come è possibile commemorare in Italia una data come l’8 Settembre? Come è possibile elogiare il giorno in cui l’Italia abdicò alla propria sovranità?

L’8 settembre del 1943 un governo militare, composto in buona parte dai pasticcioni responsabili dell’entrata in guerra e delle continue disfatte militari, lanciò un vago proclama alla radio, dopo di che scappò, insieme alla famiglia reale, lasciando milioni di soldati senza ordini e milioni di italiani senza uno stato, dando alla flotta l’ordine di consegnarsi al nemico, con il quale già da una settimana era stata firmata una resa senza condizioni (tutt’oggi in vigore, dopo sessantacinque anni!) da un generale che non parlava nessuna lingua straniera.

La nomenklatura politica e culturale pronta a saltare da una sponda all’altra e una America sempre più colonizzatrice alle porte dell’Europa. Come potersi dimenticare di quell’OSS che grazie al “Circolo Della Mafia” riuscì a controllare parte dello stato grazie alla borsa nera, agli accordi con i mafiosi (espatriati in America durante gli anni 20-30) e con tutta quella gentaglia che da lì a poco avrebbe rimesso le tende del nostro stato? In quel giorno non si creò nulla di nuovo, fu solo una pagina infamante della nostra storia. Ed è quindi corretto ricordarla per quello che fu: sessantacinque anni fa non vennero traditi i tedeschi, venero traditi per l’ennesima volta gli italiani.

Ma non è solo un problema del passato. Il tutto si proietta ancora oggi con una sinistra\destra ambigua, infiltrata, spesso collusa. Quel binomio che ha tradito e venduto generazioni di persone, quel binomio oramai esaurito ma che non vuole superarsi perché per l’oligarchia che governa il paese vuole che nulla cambi e tutto rimanga invariato.

La speranza di un paese migliore, la riversiamo a quella gente giovane che comincia pian piano a conoscersi e a contarsi, che non si sente nata a far da fedelissimo a nessuno; che saggia, sonda, sposta la visuale, rasenta a volte l’eresia, e preferisce lo sbagliarsi al dondolarsi tra gli agevoli schemi; che parla un linguaggio proprio, e ha proprie e ben riconoscibili idee; che considera il presente unicamente in funzione del futuro; che ha buone gambe e una tremenda voglia di camminare.

Parlare dell’8 settembre è una cosa scomoda ma dire la verità rende liberi, mentre la menzogna rende politicamente corretti. Se siamo contrari allo stato attuale delle cose, ed alla sudditanza completa dell’Europa agli Stati Uniti ed ai loro alleati, occorre non dimenticare il momento e soprattutto il modo in cui tale sudditanza è nata.

Fuori la NATO dall’Italia, fuori l’Italia dalla NATO!

Bzzt!

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