La casta si difende da sola

E’ tempo di riforma elettorale per le prossime elezioni europee. Dinanzi alla ‘bozza Bocchino’ (dal nome del suo primo firmatario) che prevede la composizione di liste bloccate – composte quindi da ‘nominati’ e non da semplici candidati – non si è fatto attendere il parere illustre del ministro della Difesa Ignazio La Russa, nonché reggente-liquidatore di Alleanza Nazionale, che ha sottolineato l’esigenza di «offrire ai partiti la possibilità di difendere la propria classe dirigente, e a volte con le preferenze si mandano a rappresentare i partiti persone non sempre adeguate». (1)

Considerazione che ha avuto una tempestiva riprova durante la discussione sul bilancio alla Camera dei deputati, grazie all’intervento del deputato Emerenzio Barbieri del Pdl, dove è traghettato a febbraio con le truppe Udc del sottosegretario alla Presidenza Carlo Giovanardi. L’ex consulente aziendale reggiano ha interrogato l’aula con piglio invidioso: «Perché i senatori viaggiano in business class e noi soltanto in economica?» (2)

Decisamente insensibile alle polemiche sui privilegi della ‘casta’, si è anche appellato alla dignità dei colleghi: «Secondo voi non è abbastanza umiliante che noi siamo discriminati rispetto ai senatori? Qui per chiamare all’esterno dobbiamo attivare una complicata procedura e a palazzo Madama no. Perciò, ribadiamo che i parlamentari sono uguali oppure c’è qualcosa che non quadra» (2).

Il temerario pidiellino non è nuovo alle battaglie per i diritti negati ai parlamentari. Già nel settembre 2006, sempre durante il dibattito sul bilancio della Camera, si era fatto carico di denunciare alcuni torti: «Al Senato il rimborso spese è sensibilmente superiore a quello della Camera… quando dico ‘sensibilmente superiore’ non parlo di noccioline, ma di cifre che oscillano in media attorno ai 1.500 euro mensili» (3), e come se ciò non bastasse «al Senato con 100 euro al mese si può estendere l’assistenza sanitaria a parenti molto stretti, quali genitori e suoceri.» (3)

Non pago, in preda ad un raptus di sfrenata cavalleria, il componente della Commissione parlamentare Cultura, scienza e istruzione aggiungeva che «al Senato, i senatori in carica, gli ex senatori, i deputati in carica, gli ex deputati e i parlamentari europei vanno dal barbiere gratis… A proposito di tale questione, ritengo giusto evidenziare – nonostante nella precedente legislatura non mi sia battuto a favore delle quote rosa – che sarebbe opportuno che alle deputate venisse garantita, in questo edificio e non in altre sedi, la possibilità di disporre di un parrucchiere. Infatti, trovo originale che, in un momento nel quale con le pari opportunità si sta diffondendo un criterio assolutamente condivisibile, le colleghe deputate non possano usufruire di tale servizio come i deputati.» (3)

Sarebbe un grave delitto restituire ai cittadini almeno il diritto alla preferenza, impedendo ai partiti di «difendere la propria classe dirigente», infatti «a volte con le preferenze si mandano a rappresentare i partiti persone non sempre adeguate». La Russa docet.

Fabio Meloni

1) Europa, 19 luglio 2008
2) La Repubblica, 24 luglio 2008
3) Seduta n. 43 Camera dei deputati, 27 settembre 2006

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