Calcio. Gesta e gesti…

Vedendo i giocatori e le partite oggi, sembra tutto perfetto. Perfetti i giocatori: belli nella loro presenza scenica, nel loro look, nella loro infinita bellezza. E anche tutto intorno è bello: stadi con gente felice, con le ballerine a fine primo tempo e gli steward a controllare tutto.

In questa ipotetica ricerca che stiamo compiendo alla riscoperta del calcio più vero, non possiamo allora non citare alcuni fatti accaduti sui campi di calcio, sicuramente non belli a vedersi, sicuramente non molto sportivi e non molto adatti allo show business, ma che rappresentano quello che è veramente il calcio nelle sue viscere: una passione. Una passione che scatena atteggiamenti veri, a volte scabrosi, ma pur sempre umani, in un calcio che si allontana sempre di più dalla gente.

Un esempio: cosa c’è stato di più bello, che vedere Carlo Mazzone, che nel derby Brescia-Atalanta corre sotto la curva dei bergamaschi. Il Brescia perdeva 3-1, e Mazzone insultato continuamente dalla tifoseria rivale per il suo essere romano reagisce al 3-2 del Brescia rivolgendosi alla tribuna ospiti così:”Se famo er terzo ve vengo sotto la curva”. E così fu. Al 3-3 di Baggio, Carlo Mazzone comincia a correre sotto i nemici, insultandoli in dialetto romanesco. Per questo gesto prese 5 giornate di squalifica. Ma vedere un uomo di 64 anni, correre sgraziato e arrabbiato, offeso perché veniva offesa la sua città non lo porta fuori dalla lista dei migliori allenatori italiani, ma lo porta in testa. Senza ombra di dubbio.

httpv://www.youtube.com/watch?v=sS29BAbGyOY
(Carlo Mazzone sotto la curva bergamasca)

Oppure altro gesto considerato osceno, ma che secondo me rimane nella storia è quello di Antonio Carlos Zago. Difensore della Roma, in un derby del 1999, forse per spirito capitolino, o forse per l’accesa rivalità tra i brasiliani e gli argentini, non si fa sfuggire l’occasione della vita: dopo una discussione di gioco, si avvicina a Simeone che giocava con la Lazio, e gli sputa praticamente in faccia. Dopo di lui tanti sputi ci sono stati, ma la mitologia e l’ironia nata da quel gesto ce lo fanno citare come archetipo dello sputo.

Altro gesto che costò sospensioni, servizio civile e gogna mediatica, fu quello che fece nel 1994 Eric Cantonà. Francese che militava nello United, pensò bene nel 1994 in una trasferta contro il Crystal Palace di farsi espellere dopo la trattenuta di un suo avversario, e non contento uscendo dal campo, colpì con un calcio in bocca (che stile nel volo, basti guardare una foto o il video) un tifoso avversario che lo insultava.

httpv://www.youtube.com/watch?v=IH8TbX8zrYI
(Eric Cantonà picchia un supporter avversario)

Non di meno fu Sebastiano Rossi, il famosissimo portiere del Milan (chi non lo ricorda con la gomma in bocca e l’eterno dilemma degli italiani “Ma è forte o no?”) che in un Milan-Perugia prende gol su rigore da Bucchi, e quando questo va a recuperare il pallone in rete (si era sul 2-1 per i rossoneri) il portiere gli corre incontro dandogli l’intero braccio sulla gola. Incredibili!

Beh, abbiamo già parlato dei saluti romani di Di Canio, delle sue spinte all’arbitro e delle sue corse con il dito alzato vero? Allora non ci ripetiamo. Anche perché lunga sarebbe la lista di avvenimenti di questo genere: saluti romani e comunisti, bandierine rotte, risse furibonde, esultanza oscene e falli scandalosi, ecc…

Voi ve ne ricordate qualcun altro?

(Totti sputa a Poulsen)

Si perché ne abbiamo bisogno. Perché in questo nuovo calcio manca proprio questo: mancano le sigarette di Zeman, mancano le magliette che vengono tolte quando si esulta (ancora me lo ricordo Cappioli che si leva la maglietta ed era tutto peloso, ecco, mancano anche i giocatori pelosi), mancano quelli che a fine partita salutano i loro tifosi.

Mancano troppe cose, purtroppo.

Simone Migliorato

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