Batman o James Gordon?

– PREMESSA – Dopo aver visto Batman “, ammetto d’essere stato molto perplesso sul giudizio da dare al film. E soprattutto – cosa ancor più difficile – sul giudizio da conferire all’eroe. Per questo parto da una considerazione impopolare: se c’è un eroe-simbolo all’interno del film, questi è il commissario di polizia di Gotham, James Gordon. L’unico buono autentico, assoluto ed incontaminato: l’unico a non aver mai messo in discussione “le regole del gioco“. Perché il filo conduttore di questo nuovo capolavoro di Christopher Nolan non è di certo un tema avanguardista: non è più la lotta fra il bene e il male, quanto quella più sottile fra il rispetto delle regole e l’anarchia. Un tema importante, soprattutto se interpretato in chiave moderna: troppe regole determinano una società “sotto controllo” e meno libera. Una carenza di queste invece, altro non è che premessa verso l’anarchia e il delirio. Da qui il dilemma: sin dove le regole possono dirsi giuste? Lo stesso sistema giudiziario si fonda su regole, leggi, interpretazioni ed evoluzione della società: ma può il non funzionamento della giustizia determinare l’abbandono delle regole? Questo è altro sono i temi portanti di questo secondo Batman in chiave dark.

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(Batman “The Dark Knight”, trailer)

IL VERO EROE, JAMES GORDON – Il vero eroe di questo Batman paradossalmente non è Batman. Non è Bruce Wayne, e non è neppure l’immagine positiva di Harvey Dent. Il primo, viene definito dallo stesso Gordon un “guardiano” e non un “eroe”. Il secondo ha un destino segnato, e il suo desiderio di giustizia spinto dal “fanatismo eroico”, ha oltrepassato la purezza della spinta ideale necessari. Gordon è invece l’eroe senza maschera: è l’uomo che ci mette la faccia, che combatte il crimine con quei pochi mezzi che ha a disposizione. E’ il poliziotto che vive nel duplice obiettivo di fermare il crimine e tornar vivo ogni giorno a casa: dalla moglie e dai figli. E’ integerrimo: uno stratega buono che si sacrifica per quel senso del dovere che (ufficialmente) pare sia l’unico a servire. E’ un faro per la società pur non stando sotto i riflettori: è l’uomo comune che nonostante le avversità, gli svantaggi, decide di servire una città che non è neppure la sua. James Gordon: oggi il simbolo è lui. Perché è l’unico ad aver concretamente qualcosa da perdere: la sua famiglia. Come lui nessuno nel film: ma come lui, anche molti poliziotti nella realtà. Quella di Gordon è una spinta ideale verso un dovere che ha accettato. Non v’è fanatismo o protagonismo in lui. Gordon é l’uomo che per assurdo ha maggiori affinità addirittura con Thomas Wayne, padre di Bruce: entrambi infatti, non hanno usato maschere per diventare eroi. Ed entrambi non hanno lavorato per diventare dei simboli.

BATMAN CHI? – Lungi da equivoci: questo Batman non è il tradizionale supereroe dei fumetti. A stento pare un eroe. Forse è addirittura qualcosa di meno. Continuamente combattuto ed in conflitto su ciò che è giusto da fare, questo soggetto è un personaggio nuovo per il cinema, ma è “vecchio” se prendete in mano le graphic novel da cui il regista si è ispirato: in particolar modo, i capolavori “Batman: Year One“, “The long Halloween“, “Arkham Asylum e “The Dark Victory“. Delle autentiche perle per gli amanti del genere. Tuttavia, questo nuovo Batman non è più un supereroe: la sua grandezza infatti è sempre stata quella di essere fondamentalmente un uomo per così dire “normale”. Nessun superpotere: solo sacrificio e nobiltà. Ma senza miseria. Idem per “i cattivi”: contrariamente ad altri eroi fumettistici, anche i cattivi sono “semplici uomini“. Senza superpoteri. Ma uomini, che come Batman condividono di poter cambiare il sistema. Perché questo Batman è in conflitto con lo stesso sistema che l’ha generato: e cerca di capire, come forse molti di noi, qual è il suo ruolo nella società. “The Dark Knight” è quindi un film molto introspettivo per l’eroe che deve combattere contro quel male che lui stesso genera. Lui che del male è anche causa-effetto. Così per una volta, ci rendiamo conto che non è forse Batman l’uomo dell’avvento: non è un singolo, ma è una comunità. Che va spronata da un esempio: e per esser un esempio, non serve indossare una maschera.

LA CADUTA DEGLI DEI – Che cosa resta di un supereroe se togliete il prefisso “super-“? Resta (come dice la parola stessa) un eroe, questo è certo: ma che ne è allora del fascino magnetico del primo? Che ne è delle sue certezze? E delle nostre? Il realismo, è ciò che porta il supereroe ad uno stadio di semidio. Lo sa certamente Christopher Nolan, regista d’oro capace di creare questo nuovo filone di Batman per il grande schermo. Ma non è stato l’ottimo Nolan ad aver dato a Batman un’identità più eroica e meno visionaria: il punto di partenza è sempre il fumetto. Anni or sono, fu sempre questo il dilemma: vale la pena portare tanto realismo all’interno di un mondo fantastico? Oggi sappiamo che tutto questo realismo è stato introdotto proprio dai fumetti. E non riguarda soltanto Batman. A molti supereroi sono state trasferite tutte le nostre più intime pulsioni umane: amore (Superman), ma soprattutto ansia (Hulk), frustrazione (Batman), dipendenza (Ironman), senso di colpa (Spiderman). Un bene? Un male? Prendete Ironman: nato negli anni ’60 il suo vero nemico altri non era che l’alcool. Il suo acerrimo nemico, quello più pericoloso era dunque una dipendenza. Così -paradossalmente- mentre il supereroe diventa con tanto realismo uno di noi, noi invece vorremmo esser lui. Lo stesso Batman da supereroe nobile diventa un eroe pieno di conflitti. Anche la sua “indistruttibile” Batmobile si trasforma: da macchina dei sogni (come dimenticarsi il gioiello del “Batman” firmato dal visionario Tim Burton nel 1989?) diviene -a suon di quattrini- una macchina tutto sommato possibile. Persino Gotham City, da metropoli oscura e meravigliosamente gotica, si tramuta in una città già vista. Se non addirittura vissuta. Ma credetemi: entrambi gli stili sono belli, se pur il fumettistico supereroe interpretato vent’anni fa da Micheal Keaton aveva un qualcosa in più. Godeva ad esempio di uno spiccato lato adolescenziale che dominava la sua personalità: silenzi, isolamenti, timidezza e indecisioni, erano tutti quanti lati di un carattere maschile in fase adolescenziale. Non a caso il target originario di Batman erano bambini e ragazzi. Ma questo nuovo soggetto, è drammaticamente umano. Vive i conflitti della nostra società contemporanea, ma si dimentica in ogni caso, che il casus belli del supereroe è la speranza di arrivare ad un giorno in cui non si dovrà aver più bisogno di lui. Perché a differenza nostra, il mestiere del supereroe dev’essere una sorta di contratto a tempo determinato: che prima finisce, meglio è per tutti.

Omar Kamal

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