Via la Merlin…

C’erano una volta Filumena Marturano e Don Domenico Soriano.

Filumena e Don Domenico altri non sono che Sophia Loren ed il fu Marcello Mastroianni che nel 1964, sotto la regia di Vittorio De Sica, furono gli attori protagonisti ne Matrimonio all’italiana di un lungo legame tra una giovane e poi appassita prostituta e concubina ed il “suo” signorotto, degno rappresentante dell’allora ceto medio benestante. Lacrime, confetti ed eterno amore nel finale del film.

Nella realtà, invece, per le Signore della notte e delle alcove proibite non sempre tutto fu ed è bene ciò che finisce bene. Anzi potremmo dire, di questi tempi soprattutto, che Jack lo Squartatore si è ripresentato nella moltitudine degli incubi violentemente bestiali, scaricati sui corpi inermi di quasi Lolite del sesso e di più marcata maturità sensuale.

Non passa giorno che sui quotidiani, in televisione od in altro dove non si legga o senta di prostituite seviziate, barbaramente punite, uccise nella più feroce indifferenza, marchiate come la peggiore delle bestie, dopo lunghe torture. A causa di un misero guadagno giornaliero, di un tentativo di fuga, di una voglia disperata di dire basta all’umana immondizia. Corpi flagellati in vergognosi martiri, ritrovati a pezzi o fette in boschi o sotto casa, in neri sacchi della spazzatura. Corpi di cui non si sa cosa fare o dire. A cui nulla si può attribuire se non, sempre e mal volentieri, una fredda cella frigorifera nell’inutile attesa di quel destino che mai più si andrà a compiere.

Ma chi sono, in verità, le “nostre” moderne puttane, zoccole, mignotte, battone, bagasce, androcchie, baldracche, sciacquette, meretrici, sgualdrine, troie, lucciole, squillo, passeggiatrici, etc. etc. etc… Senza dimenticare il più complesso magma di transessuali, travestiti, viados, prostituzione minorile, virtuale, via internet ed altro e troppo ancora?

La parola “prostituzione” deriva dal verbo latino prostituĕre (pro, “davanti”, e statuere, “porre”), e indica la situazione della persona (in genere schiava) che non ‘si’ prostituisce, ma che come una merce viene ‘posta (in vendita) davanti’ alla bottega del suo padrone.

Quest’origine richiama quindi la condizione storicamente più abituale della prostituta, la quale non esercita autonomamente la sua professione, ma vi è in qualche modo indotta da soggetti che ne sfruttano il lavoro traendone un proprio guadagno”. Secondo dati e cifre si parla, in molti casi, di una vera e propria tratta di femmine a scopo sessuale. Il prezzo di ogni singola prestazione si aggira intorno ai 30 euro.

Senza tenere conto dei molti rischi negli incontri più pericolosi. L’attuale prostituzione è la punta dell’iceberg di un sottomondo di organizzazioni malavitose legate alla droga ed al traffico delle armi. Il commercio della carne viva è considerato una sorta di “bancomat di liquidità”.

7 donne su 10 sono di età inferiore ai 18 anni e tutte sono valutate alla stregua di vere e proprie schiave del XXI secolo. Il censimento ufficiale italiano si aggira sulle 70mila “unità lavorative” ma in verità il numero traghetta verso i 100mila soggetti. Il 65% delle prostitute lavora in strada, il 29,1% in albergo il resto in case private. Il 94,2% delle prostitute sarebbero donne, il 5% transessuali e lo 0,8% travestiti.

httpv://www.youtube.com/watch?v=hK2hCgZ55tQ
(Gabriella Ferri, Il Valzer della toppa, testo di P.P.Pasolini)

Nella maggior parte dei casi bambine, ragazze e donne diventano meretrici con l’inganno, il rapimento e la seduzione di un lavoro e di una vita migliori. Numerose provengono, con l’immigrazione, dai paesi dell’Est e dall’Africa, soprattutto dalla Nigeria. Quasi sempre un insormontabile debito da riscattare per ottenere, alfine, la propria agognata libertà. Un sottobosco sociale di ormai difficile contenimento e controllo che, nonostante gli sforzi di numerose associazioni religiose e laiche, si sta allargando a macchia d’olio.

L’Associazione Papa Giovanni XXIII (www.apg23.org numero verde 800132293), di Don Oreste Benzi, è quella che dal 1989 ha permesso la liberazione di ben 6.000 donne. Attualmente vanta l’operatività di 16 unità di strada, 24 ore su 24.

Nel mese di agosto saranno ben 60 gli anni dal primo disegno di legge in materia di abolizione delle case chiuse in Italia, della senatrice partigiana e socialista Lina Merlin (1887-1979).

In quell’anno si calcola che fossero attivi oltre settecento casini, con tremila donne registrate che risulteranno ridotte a circa duemilacinquecento al momento dell’entrata in atto della legge”, il 20 febbraio 1958 dopo un lunghissimo iter politico, poi sulla Gazzetta Ufficiale 55 del 4 marzo ed a conclusione con la chiusura definitive delle case chiuse dal 20 settembre dello stesso anno. 560 casini furono riconvertiti, per la maggior parte, in case d’accoglienza per le ex prostitute. Nell’allora Parlamento e nella società si creò una spaccatura trasversale tra coloro che sostenevano l’opinione della Merlin, tra cui molti esponenti d’area cattolica, e molti altri (monarchici e missini) che invece opposero un atteggiamento di rifiuto totale e categorico, inclusi diversi suoi compagni di partito.

Indro Montanelli, nel 1956, si esprimeva assai polemico alla Merlin ed in Addio Wanda così ribadiva:

«… In Italia un colpo di piccone alle case chiuse fa crollare l’intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli, la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovavano la più sicura garanzia…».

E se durante il regime fascista si era provveduto alla schedatura delle prostitute ed ai periodici riscontri ospedalieri nelle case di piacere, con la Legge 75/1958 furono così abbandonati la prostituzione di stato ed i controlli sanitari obbligatori. E fu così l’inizio della prostituzione per la strada, aumentata considerevolmente negli anni, delle malattie sessualmente diramabili e dell’estrema pericolosità per chi esercita siffatta professione.

Tale legge è ormai ritenuta non più attuale nell’odierna gestione dei meccanismi di mercificazione sessuale clandestini. “In Italia, infatti, non è considerato reato la vendita del proprio corpo, mentre lo è lo sfruttamento del corpo altrui anche se in ambiente organizzato”. Come dire che il cane si morde la coda all’infinito.

«Nel 2003 ci fu un disegno di legge di Umberto Bossi e Stefania Prestigiacomo che vietava la prostituzione nelle strade ma la ammetteva nelle case private ed al chiuso senza ripristinare, però, quelle di tolleranza. Nel febbraio del 2007, l’onorevole Franco Grillini presentò una proposta di legge per la disciplina dell’esercizio della prostituzione e l’affermazione della dignità e del diritto alla sicurezza e salute delle persone che si prostituiscono.»

Il 28 maggio scorso la Pasionaria della Destra, Daniela Santanchè, ha depositato nella cancelleria della corte di Cassazione un quesito referendario per abolire, parzialmente, la legge Merlin con un proprio comitato composto di sole donne. Dal suo sito (www.danielasantanche.com):

«Sono contro le case chiuse, le case di prostituzione dello Stato, sarebbe una battaglia di retroguardia», e ipotizza, se del caso, più moderne «cooperative di donne…» in ogni caso «…la legge Merlin ha più di 50 anni, va cambiata, non può essere che la prostituzione sia un reato. Basta con i tabù».

Per chi vuole saperne di più è nato anche un sito www.stradeprotette.com dove sarà poi possibile firmare anche per il referendum… La Santanchè fa anche un appello bipartisan alle forze politiche, e soprattutto alle donne, di qualunque schieramento. L’iniziativa è «culturale, prima che politica», vuole «spezzare i tabù, il fare finta che non c’è», sottolinea la Santanchè, che – a chi vuole fare ancora lo struzzo – ricorda: in Italia, dal mattino alla notte inoltrata, sono sulle strade 70mila prostitute e «ogni corpo di donna sulla strada fa guadagnare al mese 5000-7000 euro ai maschi».

Vladimir Luxuria parla di autodeterminazione della categoria, di cooperative di lavoratrici e zone ad hoc del sesso, tipo quartieri a luci rosse nelle città. Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Famiglia e alla Droga, boccia senza appello il quesito referendario.

Pia Covre, esponente del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, parla di diritti e di autorganizzazione delle lavoranti del sesso (www.lucciole.org). E Roberto Maroni ed Ignazio Larussa cercheranno, nel pacchetto sicurezza, di contenere i tempi della presenza illegale delle prostitute straniere nel nostro paese. Insomma sembra che si sia avviata una lotta senza quartiere e senza bandiera a trafficanti, sfruttatori papponi, clienti troppo irruenti, etc. etc.

Ma quanto tempo occorrerà prima che essere prostitute non sia più sinonimo di una vita gettata tra le ortiche con la prospettiva di una fine amara che poco ha del poetico “soffitto viola” de Il cielo in una stanza di Gino Paoli o dei “fiordalisi” In via del Campo di Fabrizio De André?

httpv://www.youtube.com/watch?v=1451T-k_gHY
(Fabrizio de Andrè, In via del campo)

Nell’attesa miracolosa e per saperne ancora di più vi consiglio, cari lettori, di collegarvi al sito www.puttanopoly.it dove giocare è, in questo caso, sinonimo della migliore arte intellettiva… puttanesca…

Susanna Dolci

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