Tengono famiglia…

Evviva la famiglia unita…

Cara Ministro, tengo famiglia. E la voglio unita a qualsiasi costo, anche a rischio di sacrificare l’unità dimeloni, sabrina guzzanti governo e di partito. Questo la ratio del messaggio recapitato da Paolo Guzzanti a Mara Carfagna (nella foto sotto a sinistra), che l’aveva citato (forse in maniera ridondante: «la figlia del parlamentare di Forza Italia») nell’ambito della querelle con Sabina Guzzanti (nella foto a destra), appunto discendente diretta del senatore Pdl. «Sabina è coraggiosa, sin da piccola. Mi vanto di averla educata alla libertà» (1), ha sottolineato orgogliosamente papà Guzzanti, scatenato nella difesa della libertà di comizio della figliola comica. O, se preferite, della comica figliola, che nostalgica dei teatri ha sfruttato il palco di piazza Navona, durante il ‘No Cav day’, intrattenendo grevemente il pubblico.
«Tra noi c’è un codice di comportamento: non ci tiriamo in ballo a vicenda» (2), ha spiegato papà Paolo ed effettivamente Sabina ha rivolto altrove i suoi strali, non risparmiando un’eloquente premessa: «non sono una moralista». Ciò nonostante, «…non puoi mettere alle pari opportunità una che sta là perché ti ha succhiato l’uccello», seppure sia chiaro che «Berlusconi si strafa di viagra», diversamente da altri politici che – nonostante abbiano «soldi, potere, tutto quello che vogliono»«…vanno a mignotte perché pippano cocaina». Finalmente, i dubbi finora erano tanti ed assillanti. Provvidenziale la Guzzanti si è posta «…un interrogativo, una domanda legittima», regalando una strepitosa scoperta concretizzata grazie ad una fonte autorevole ricercata con perizia: «ho chiesto in giro, finché non me l’hanno spiegato: un ex tossico in modo molto semplice e chiaro».

httpv://www.youtube.com/watch?v=zhbxQMcf-CY

Dopo l’ardita difesa per diritto di paternità, Paolo – oltre a precisare che dissente «quasi interamente, diciamo al 90 per cento» e che le forze della reazione sono in agguato: «il blog di Sabina è stato sotto attacco» (3) – tratteggia la sua idea di talento: «Usa una satira molto moralista e sistemi comunicativi anche sgradevoli, ma è efficace» (1). Però, anche lui cade imprevedibilmente nello stesso ‘vizietto moralista’ scomodando addirittura i trascorsi della Ministra: «Forse è un’orsolina, anche se su internet ho visto delle foto in cui si difendeva dalla calura estiva in modo esplicito» (1). Alternando collera ad aplomb, consiglia anche maggiore sportività di quella dimostrata da lui nelle interviste del dopo piazza Navona: «In questi casi si reagisce con un sorriso, un telegramma di congratulazioni per lo show, non una querela a chi fa satira politica» (2).

Insomma, nessuna offesa, nessuna infamia, nessuna maldicenza. Una semplice ed innocente esibizione di ‘alta satira politica’, come conferma l’esperto Marco Travaglio: «Quello di Sabina è stato un capolavoro di invettiva satirica, urticante e spiazzante come dev’essere un’invettiva satirica, senza mediazioni artistiche né perifrasi» (4). Concetto fortificato con autorevolezza e competenza dal senatore berlusconiano, non certo carfagniano: «Si tratta di linguaggio nuovo e autoreferente che riempie teatri, palasport, piazze e crea un mondo politico autonomo» (1).

Insomma, sa bene papà Guzzanti che niente capita a caso. Si è trattato di uno show preludio di una «operazione politica… audace e coraggiosa»: la sua figliola «si vuole proporre come leader di un partito di sinistra che ancora non c’è, post-comunista e post-arcobaleno» (1), creando «una patria a una parte dell’Italia che si sente orfana di rappresentanza», e dulcis in fundo «il suo scopo è quello di inventare un partito che non esiste ed esserne un leader, forse il leader» (3).

Magie del maggioritario con sbarramento!

La stoffa non manca (sopratutto in un’era di politica da luna park), le idee sono chiare, anche se la ricetta appare un tantino stagionata: un pizzico esasperato di antiberlusconismo, uno spruzzo di anticlericalismo («…politica razzista perpetrata dal Vaticano che sta introducendo valori aberranti»), un goccio di difesa delle fasce indifese e più deboli (ovviamente rom, gay, trans ed affini), un immancabile dose di sano e purificatore antifascismo («…nella nostra magnifica repubblica fondata sulla resistenza»).

In piazza Navona si è intravista anche la strategia militante («In Messico, dove hanno una situazione abbastanza simile alla nostra, ho visto come fanno opposizione: in piazza tutte le sante domeniche, bloccano gli aeroporti, bloccano le strade, impediscono ai parlamentari di entrare a votare le leggi vergogna con dei sit in fatti da sole donne») ed il programma, a cominciare dalla lotta alla grande distribuzione: «Qui siamo un popolo. Al centro commerciale siamo un popolo un po’ di meno, non lo so perché, si sente meno questa cosa…».

Basterà a guzzantini, girotondini, dipietrini, travaglini, grillini e soci?

Fabio Meloni

1) Il Riformista, 10 luglio 2008
2) La Stampa, 10 luglio 2008
3) www.paologuzzanti.it
4) l’Unità, 12 luglio 2008

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