Le belle bandiere: Lucarelli

Nell’altro articolo dedicato a Paolo Di Canio, avevamo detto che molti erano i punti in contatto tra il laziale e il livornese Cristiano Lucarelli. Entrambi schierati politicamente, entrambi autori di un libro, entrambi amanti della loro squadra del cuore, ed entrambi attratti e respinti da quest’ultima.

Anche Di Canio, difatti, come hanno ricordato i tifosi della Roma in un derby, non è stato sempre fedele alla squadra biancoceleste, girando diverse squadre. Ma i tifosi laziali perdonarono il giovane Di Canio che andò alla Juventus, e al suo ritorno lo accolsero come un eroe.

Diverso è il discorso per Cristiano Lucarelli. Livornese e tifosissimo del Livorno, non comincerà la sua carriera nella squadra della sua città. Il suo percorso calcistico, che inizia prima con la squadra dilettantistica del Cuoiopelli, lo porta prima al Perugina dove giocherà poco e non segnerà neanche un gol. Dopo decise di andare a giocare a Cosenza e successivamente anche a Padova, dove diete la dimostrazione di sapere segnare, e per questo approdò nel 1997 all’Atalanta, disputando il suo primo anno in serie A. Successivamente l’attaccante andò al Siviglia, dove però mai si ambientò, e allora approdò al Lecce dal 1999 al 2001. Qui di nuovo giocando titolare riuscì a segnare parecchi gol e l’anno dopo fu comperato dal Torino.

Ma la vera storia, quella fatta di sangue che scorre nelle vene, comincia proprio adesso. Non che non sia ammirevole tutto ciò che l’attaccante abbia fatto fino adesso: in fin dei conti uno che a 18 anni non è ancora approdato al professionismo ha ben poche speranze di diventare qualcuno, ma Lucarelli in serie A c’è arrivato, e con il cuore realizza anche il suo sogno: quello di giocare con il Livorno.

httpv://www.youtube.com/watch?v=sob0APgaGiQ

Al suo primo anno a Livorno, in comproprietà dopo il poco brillante anno a Torino, milita in serie B, segna 24 gol e porta la sua squadra a disputare dopo 55 anni la prima serie (basti pensare che il Lucarelli tifoso, la sua squadra la vedeva in serie C). L’anno dopo, sempre in base alla comproprietà con il Torino, decide di rinunciare ai soldi dei granata torinesi, appunto per giocare con la sua squadra del cuore.

Storica è la frase: «Ci sono giocatori che con un miliardo si fanno la Ferrari, lo yacth, io mi ci sono comprato la maglia del Livorno. Tutto qui». La si trova sul libro a lui dedicato, Tenetevi il miliardo (Baldini e Castoldi Dalai, 2004), scritto dal suo procuratore Carlo Pallavicino, che racconta le scelte di Lucarelli con i suoi occhi, gli occhi di un procuratore che vive nel mondo del calcio, e che sembra distante dalle questioni di cuore. La “questione” Lucarelli al Livorno però non finisce qui: nel 2004-2005 insieme ad Igor Protti (altra bandiera del Livorno, il famoso “cobra”) porta gli amaranto all’ottavo posto in A, ed è capocannoniere della massima serie. L’anno dopo, nonostante le polemiche con il presidente, la cacciata di Donadoni e lo spiraglio della crisi, Lucarelli segna 19 gol e porta la squadra in Europa per la prima volta. Il Livorno in UEFA passa il primo turno, ma poi esce. Questo, il 2006-2007 è anche l’ultimo anno di Lucarelli al Livorno: segna 20 gol e tiene il Livorno in A, ma stanco delle contestazioni alla squadra annuncia già il suo addio agli amaranto durante il campionato.

Le storie si dividono: la squadra senza Lucarelli è retrocessa, e lui dopo un giro in Ucraina ora è al Parma.

Ma la storia di Lucarelli con Livorno sembra non poter finire: osannato dai suoi ultras, lui che porta il numero 99 sulla maglia (in onore delle B.A.L., gruppo guida della curva, nato nel ’99), lui a cui è stato dedicato un film (“99 amaranto”) e quattro canzoni dai gruppi musicali di sinistra, ora per i livornesi è un mercenario. Il 16 marzo 2008 al Picchi si giocava contro il Parma, e il bomber ricevette solo fischi.

Strano il calcio. La stessa sorte di Lucarelli è toccata a Baggio a Firenze, e forse tocca un po’ a tutti le bandiere che si ammainano per diverse ragioni. Resta però sempre una bella storia, di una “faccia sporca” che ha fatto divertire un po’, questo calcio troppo pulito.

Simone Migliorato

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