Le belle bandiere: Di Canio

In questo calcio moderno, o post moderno come dice Miro, cercare delle bandiere è veramente difficile. Talmente difficile, che cercarle, scovarle, porta poi ad amare giocatori che sembrano venire da diverse storie, anche conflittuali fra di loro, addirittura contrapposti. E’ il caso di Cristiano Lucarelli e Paolo Di Canio. Giocatori diversi per storia, ma soprattutto divisi dall’ideologia: il primo dichiaratamente comunista, e il secondo dichiaratamente fascista.

httpv://www.youtube.com/watch?v=ETWH0Jbykes

Ma noi non siamo “Le iene” su Italia 1, e poco ci interessa di cercare le differenze, di fare “interviste doppie” sulla politica. Perché non per spirito di pacificazione, e non per istinti di unità degli opposti, possiamo benissimo dire che, se fossimo presidenti di una squadra di calcio, beh, non ci dispiacerebbe vedere questi due giocatori giocare insieme. Forse loro non sarebbero contenti, ma ho anche qualche dubbio a proposito. Perché nella loro diversità, questi due uomini, hanno veramente tante cose in comune: entrambi hanno scritto una biografia di successo, entrambi con la loro squadra del cuore hanno avuto un rapporto di amore ed odio, entrambi portano sul corpo i segni delle loro passioni calcistiche ed extra-calcistiche. Come si possono allora non citare questi due personaggi?

Paolo Di Canio nasce a Roma, nel popolare quartiere di Quarticciolo, nel 1968. Io da romanista, potrei benissimo glissare su questo giocatore, ma non credo sia giusto, anche perché “il gesto” da lui compiuto nel derby del 1989 è qualcosa che tutti noi vorremmo fare: Di Canio ha 21 anni, segna sotto la curva della Roma, e come fece Giorgio Chinaglia, corre sotto la curva sud con il dito alzato. Questo gesto, provocherà l’ira dei tifosi romanisti e lo farà entrare nella leggenda del popolo laziale, tanto che, alcuni tifosi oggi portano tatuato sul corpo uno scorcio di quell’avvenimento.

Quando nel 2004 Di Canio tornò a Roma, qualcuno non aspettò a riempire i muri di Quarticciolo con scritte che portavano la memoria a decenni addietro “DI CANIO VERME LAZIALE. ROMA TI ODIA ANCORA”, e lo sconcerto per noi tifosi romanisti fu ancor maggiore quando nel primo derby del suo ritorno a Roma, Di Canio segnò per l’ennesima volta sotto la curva giallorossa. Ancora mi ricordo: vediamo la palla andare dentro, e un tizio urlarci contro dietro i tabelloni pubblicitari. In realtà quello che ci interessava non era che la Lazio avesse segnato, ma che era proprio lui ad averlo fatto. Non corse sotto la Sud, per qualche motivo mai chiarito. Ma se fossi stato in lui, oggi, nel 2004, o nel 1989, beh, anche io, con un elmetto in testa e un giubbotto antiproiettile sarei corso sotto la curva laziale.

Paolo Di Canio ha sempre detto di essere un ultras, un ragazzo degli spalti, che invece di trovarsi sulle gradinate si trova in campo. E questa sua appartenenza, dimostrata con orgoglio, lo ha portato a compiere appunto quei gesti che lo inseriscono tra le bandiere del calcio italiano.

Quando era giovane, in ritiro con la Lazio primavera, scappò dall’albergo per andare a vedere la prima squadra a Padova con gli Irriducibili. Ancor meglio, quando andò via dalla Lazio in giovane età, disse senza problemi di farlo per i soldi e per la carriera che gli si prospettava davanti, senza troppi peli sulla lingua. Con altrettanta dignità, considerato giocatore finito e promessa delusa del calcio italiano, andò oltremanica, e qui si apre un’altra storia per il ragazzo di borgata. Al Celtic di Glasgow viene nominato miglior giocatore del campionato scozzese, poi passò allo Sheffield Wednesday dove si mise in mostra per la spinta data al paffuto arbitro inglese Paul Allcock. Questo gesto, insieme a quello che adesso racconteremo, rappresenta in pieno lo spirito di Di Canio: uno spirito ribelle, istintivo, ma proprio per questo vero, mai dedito al compromesso. Infatti passato al West Ham, vinse il premio Fair Play per un gesto di incredibile sportività: gli hammers giocavano contro l’Everton, il risultato era sull’1-1. Il portiere della squadra avversaria Gerrard esce e cade in maniera rocambolesca, un cross di un compagno di squadra mette Di Canio da solo davanti alla porta vuota, ma lui senza pensare che è l’ultimo minuto e che ha la vittoria in pugno, prende la palla con le mani e ferma il gioco. Da quel giorno, “Di Canio il barbaro” diventa “Di Canio il santo”. Ma lui sembra farlo sempre con la solita normalità e schiettezza.

httpv://www.youtube.com/watch?v=bq1nM1MjY78

Lasciato il West Ham retrocesso, passa al Charlton, ma nel 2004 torna nella sua squadra, la Lazio. Lo farà dimezzandosi lo stipendio per inseguire il suo cuore. Nei due anni alla Lazio, dove non ha segnato molti gol ma ha dato l’anima ogni partita, Di Canio ha lasciato un impronta che da osservatore trovo nella Lazio di oggi: grinta, cuore, passione e sudore, da sopperire alla mancanza di soldi e di campioni. Credo che se la Lazio di oggi non vada in serie B, lo deve soprattutto a quello spirito tutto alla Di Canio. La sua storia da calciatore finisce con i litigi con Lotito, con il passaggio alla Cisco Roma e il ritiro dal calcio giocato.

Nei due anni di Lazio oltre ai gol e al derby con la Roma, Di Canio è passato alla cronaca anche per altro. Sembra veramente che non possa esimersi da uscire dalla cronaca con il suo carattere. E lo farà con i saluti romani ai suoi tifosi, ai suoi ultras, “alla sua gente” come dice lui. Saluti che gli costeranno squalifiche, ammende e polemiche. Cosa volete che vi dica? A me di quello che Di Canio pensa non me ne frega niente, ma mi ricordo una frase di Pound, che ormai è sulla bocca di tutti. E Di Canio quella frase la incarna in pieno, non rinnegando mai quello che è. Non dimenticando mai le sue origini, da lui sempre sottolineate, come quando a fine di ogni intervista diceva “onore ai diffidati” o quando in perfetto inglese, da perfetto gentle man, presentò con Del Piero gli MTV Europe Music Awards a Roma, con la felpa dei suoi ultras addosso.

Di Canio può piacere e non piacere, si può condividere e non condividere. Ma la coerenza mai gli è mancata. Al di là delle idee…

…per questo, parleremo di Cristiano Lucarelli la prossima settimana.

Simone Migliorato

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