Il pan ci manca. E dire che…

NAZZARENO STRAMPELLI
Lo scienziato che vinse la fame di grano

Chi potrebbe pensare che la genetica agricola (i moderni OGM) è nata in Italia dal genio di Nazzareno Strampelli (nella foto sotto a destra) nella prima metà del secolo, ed ebbe impulso a cavallo del 1930, e contribuì in modo determinante a togliere l’Italia e buona parte del mondo dalla fame?

E’ una storia che merita di essere raccontata, chiarendo che stiamo parlando della Scienza per l’Uomo, delle sementi che si riproducono, e non di quelle rese sterili per creare dipendenza. Questa è una storia di altri tempi, di “Uomini”, non di caporali dei consigli di amministrazione.

Si inquadra, questa storia, nell’atavico dramma dell’umanità, la fame, che improvvisamente torna ad aleggiare come uno spettro sulle nostre teste, a causa della crisi alimentare internazionale da cui siamo colpiti per l’aumento dei prezzi dei generi alimentari.

La sciagurata globalizzazione, che alla fine ha come unico obiettivo di rendere tutto mercato, tutto oggetto di speculazione finanziaria, ci sta regalando anche quest’ultimo disastro: abbiamo scorte per soli sette mesi, molti paesi hanno già bloccato le esportazioni – dichiara la Federconsorzi – ed altri le caricano di tasse straordinarie. Stanno costruendo il cibo-petrolio.

La “fame” era uno dei problemi terribili che il nuovo Stato unitario, l’Italia, si trovava ad affrontare.

Il paese, benché circa il 70% della popolazione vivesse di agricoltura, non produceva abbastanza per sfamarsi, ed era costretto ad importare notevoli quantità di grano.

Questa penuria alimentare sfociava spesso in rivolte e sommosse, la più famosa delle quali fu nel 1896, repressa a cannonate dal Gen. Bava Beccaris (nella foto a sinistra) dopo che in Parlamento si era concluso, cinicamente, che “lo Stato non è un fornaio” (“Una folla implorante e gemente che soltanto pan dimandava, il feroce monarchico Bava col piombo sfamò”, recita una canzone popolare dell’epoca).

La fame costringeva popolazioni intere alla denutrizione, a malattie endemiche, a economia di sussistenza. Milioni di persone erano costrette a lasciare la Patria per emigrare all’estero, e i governi post risorgimentali, ideologicamente capitalisti e liberisti, non sapevano creare gli strumenti per risolvere il problema.

Le cose cambiarono nel 1922 con l’avvento del fascismo: era impellente risolvere il problema della produzione agricola, mettendo mano a una profonda riforma del settore che risentiva ancora dei retaggi e delle servitù medievali. Inoltre l’importazione di grano da USA e URSS ci rendeva politicamente dipendenti e rappresentava la prima voce di esborso valutario, circa 4 miliardi di lire l’anno, dell’epoca.

A partire dal 1926 venne avviata una gigantesca riforma modernizzatrice rimasta alla Storia come “Battaglia del Grano”. Benché dopo la guerra la propaganda si sia accanita contro la Battaglia del Grano questa resta il fiore all’occhiello del Regime, la base su cui si è modernizzato il paese in opere e istituti.

Prese quattro direttrici:

  • Politica, abolizione del bracciantato e obbligo per i proprietari di dare i fondi a mezzadria
  • Tecnologica, con la meccanizzazione e l’introduzione dei concimi chimici
  • Territoriale, con enormi lavori di bonifica e la realizzazione di giganteschi acquedotti
  • Scientifica, con la ricerca nel campo della cerealicoltura.

I risultati furono notevolissimi, l’Italia ne uscì trasformata.

E qui entra in scena la storia che vogliamo raccontare, quella di un mite scienziato agricolo, Nazzareno Strampelli, che per primo riuscì ad applicare le leggi di Mendel sull’ereditarietà alle piante, in particolare al grano.

Le sue ricerche erano iniziate già agli inizi del secolo, ma con l’istituzione della “Stazione sperimentale di ceralicoltura” di Rieti, Strampelli riuscì finalmente a raggiungere i suoi risultati.

Strampelli ottenne dal principe Ludovico Spada Potenziani alcuni terreni da adibire a colture sperimentali, lontani da Rieti ma adatti allo scopo.

In soli dieci anni di durissimo lavoro riuscì a sviluppare ben dodici tipi diversi di grani di grande resa e resistenza, specialmente adatte alla panificazione, e persino alle coltivazioni anche in condizioni atmosferiche particolari, come quelle montane. Nazzareno Strampelli, sincero patriota, battezzò alcuni suoi grani coi nomi dei grandi eventi del risorgimento (Villa Glori, Mentana), della Grande Guerra (Ardito), del Fascismo (Balilla, Edda, Camicia Nera); Si iscrisse al PNF, Federazione di Rieti, nel 1925, e fu poi nominato Senatore del Regno.

I risultati del lavoro di Strampelli sono giganteschi: il rendimento passa dai 6-8 quintali per ettaro a 35 quintali. A dire che dove prima seminando un ettaro si raccoglievano 8 quintali di frumento, con i grani di Strampelli se ne raccoglievano 35, con una resa quasi cinque volte superiore! E i vecchi reatini ricordano ancora il Duce che in motocicletta arrivava improvvisamente a Rieti per andare a parlare con il “Professore”, nel pieno della Battaglia del Grano.

La “Battaglia del Grano” fu vinta; nel 1934 la produzione di cereali fu di 87 milioni di quintali a fronte di un fabbisogno di 70, l’Italia era autosufficiente, e nelle campagne dove prima regnava la miseria c’era pace e prosperità.

Furono bonificate le paludi Pontine, di Emilia, Sardegna, Bassa Padana, Coltano, Maremma Toscana, Sele ed appoderamento del latifondo siciliano.

Furono fondate le città di Littoria, Sabaudia, Aprilia, Pomezia, Guidonia, Carbonia, Fertilia, Segezia, Alberese, Mussolinia (oggi Arborea), Tirrenia, Tor Viscosa, Arsia e Pozzo Littorio e 64 borghi rurali.

Furono realizzati acquedotti come quello Pugliese, che rende fertile il Tavoliere delle Puglie (è ancora oggi l’acquedotto più grande d’Europa)

Dopo la morte di Nazzareno Strampelli, avvenuta a Roma nel 1942, la “Stazione Sperimentale Cerealicola” (ormai uno dei centri sperimentali più importanti del pianeta, che ci dava il primato mondiale nelle tecnologie cerealicole), fu intitolata a suo nome.

E non solo in Italia, il “grano fascista” creato da Strampelli non era brevettato, non era sterile, non pagava royalties. Dal raccolto si ricavava la semente!

Dopo la guerra, la Cina Popolare scelse i grani di Strampelli, “Ardito”, “San Pastore”, “Edda”, che furono seminati su venti milioni di ettari, moltiplicarono per cinque la resa e tolsero la Cina dalla fame. Ancora oggi l’Ardito viene largamente usato nel terzo mondo per la sue caratteristiche di resa, resistenza e rusticità.

Il genetista inglese Anthony John Worland, nel 1999 in un articolo specialistico pubblicato su Journal of Genetics and Breeding ha riconosciuto nella scuola dei genetisti italiani di cui Strampelli fu massimo esponente il merito di aver dato il presupposto per tutto il breeding mondiale del frumento.

Ma a Strampelli già negli anni ‘30 fu negato il premio Nobel perché fascista, e nel 1967, con una apposita legge della repubblica italiana (la 1318/1967) fu tolta alla “Stazione Cerealicola” la titolazione a suo nome.

Non importa, perché quest’uomo modesto fino all’inverosimile, che sollevò gran parte del mondo dalla fame, che fondò la Società Agricolo-Operaia di Mutuo Scoccorso, (uno dei primi enti mutualistici italiani), che ci aveva donato il primato scientifico nel settore dei cereali, e che è sepolto a Rieti sotto un covone di grano, è ricordato all’estero.

Allo scienziato italiano sono intitolate università, scuole di agraria, piazze e strade in mezzo mondo, e viene celebrato come il padre della cerealicoltura moderna. E anche in Italia alcune scuole di agraria tornano a intitolarsi al grande scienziato.

Oggi l’Italia è il maggior importatore di grano pro capite del mondo.

Luigi Di Stefano

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks