Il divo Gomorra…

By Elisabetta Povoledo
Published: July 9, 2008
The New York Times (per il testo originale clicca qui)

La vittoria di due film italiani nelle categorie Grand Prix e Prix du Jury al festival di Cannes tenuto a maggio, ha scatenato in Italia reazioni simili a quelle riservate ad un trionfo della nazionale di calcio.

I media sono impazziti.

La critica Natalia Aspesi ha parlato di una “redenzione dell’Italia” sulla prima pagina de “La Repubblica”, lodando generosamente i due film per la loro rottura con quel cinema senz’anima che si era radicato in Italia negli ultimi anni.

Gomorra di Matteo Garrone, una denuncia coraggiosa del sottobosco criminoso di Napoli, ha vinto il Gran Premio, e Il Divo di Paolo Sorrentino (sottotitolato “La straordinaria vita di Giulio Andreotti”), un ritratto poco lusinghiero dell’uomo che fu primo ministro italiano per sette volte, ha portato a casa il Premio della Giuria.

Gli intellettuali sono subito saltati sul carro del vincitore, acclamando la nascita di un nuovo movimento da alcuni chiamato neo-neorealismo, un omaggio all’età dell’oro del cinema del dopoguerra, quando registi come Roberto Rossellini, Vittorio De Sica e Federico Fellini incantarono sia il pubblico che la critica.

«Lo si può chiamare neo, o qualsiasi cosa si voglia – ha detto Caterina d’Amico, direttore generale di RAI Cinema, una divisione della televisione pubblica italiana che ha co-finanziato Gomorra – la verità è che il grande cinema italiano è radicato nella realtà. E di fondo c’è un modo di vedere il mondo, o una persona o una società per quelle che sono. Gli americani – ha poi aggiunto -sono bravi a raccontare i sogni, noi siamo bravi a raccontare la realtà

L’ultima volta che l’Italia ha vinto due premi importanti a Cannes fu nel 1972, quando altri due films che criticavano la società italiana contemporanea si divisero la Palma d’Oro: Il Caso Mattei di Francesco Rosi e La Classe Operaia va in Paradiso di Elio Petri.

Ma la cosa più importante è che molti critici ed esperti del settore vedono i recenti riscontri di Cannes come un segno positivo che dopo un lungo oscurantismo (sporadicamente illuminato da successi poi rivelatisi dei fuochi di paglia) il cinema italiano è finalmente tornato in corsa.

«Il fatto che due films, ottimi ed importanti, abbiano vinto, dà risonanza al nostro cinema – ha detto Irene Bignardi, presidente di Filmitalia, società che promuove il cinema italiano all’estero -. Questi film non sono dei casi isolati, ma sono emersi da un contesto generale che ci fa essere ottimisti.»

httpv://www.youtube.com/watch?v=z0sEN_fIjXg
(Matteo Garrone, Gomorra, 2008)

La Bignardi è tornata di recente da New York dove si è tenuta l’ottava edizione del film festival Open Roads, che rappresenta un palcoscenico per talenti emergenti dell’Italia: «C’è una nuova generazione di registi in Italia che stanno creando dei films interessanti e divertenti che guardano la realtà attraverso una lente molto personale», ha detto.

Per molti anni il cinema indipendente italiano ha sofferto, sotto la giustificata accusa che l’eccessiva attenzione ai seni aveva un appeal limitato oltre i confini del Paese.

Gomorra e Il Divo trattano tematiche prettamente italiane utilizzando, però, una narrativa ed un linguaggio visivo decisamente internazionale. E i critici sono accordo che questo costituisce una parte integrante dei loro successi a Cannes.

Sorrentino, il regista de Il Divo ha detto che:

«La novità di linguaggio – che utilizza una colonna sonora rauca, ed una fotografia ricca ed innovativa atte a trasformare la storia di Andreotti in un’ampia meditazione sulla natura del potere – ha dato a questo film una vita al di fuori dell’Italia». I diritti di distribuzione del film sono stati venduti in molte nazioni, tra cui la Francia ed il Regno Unito.

Al botteghino nazionale Il Divo (che è costato circa $6,7 mil.) ci ha messo sei settimane a rientrare dell’investimento. Gomorra, costato €6,2mil, ha incassato circa $15 mil. da quando è uscito a metà maggio, è superato al botteghino solo dall’ultimo Indiana Jones. Questo tipo di ricavi potranno avere un effetto a lungo termine sull’industria italiana del cinema.

«Fino a questa primavera i produttori erano orientati verso le commedie perchè facevano soldi – dice Sorrentino – ma dopo Cannes, è partito un altro modus pensandi, ed i produttori si sono resi conto che è possibile produrre film indipendenti senza perdere molti soldi. Credo che sia un buon punto di partenza».

httpv://www.youtube.com/watch?v=u4GQVse8jyg
(Paolo Sorrentino, Il Divo, 2008)

Settimane dopo le loro uscite sul grande schermo, Gomorra e Il Divo sono ancora proiettati in dozzine di sale. Per fare un confronto, Il Resto della Notte di Francesco Munzi, una mordente fotografia dell’alta borghesia italiana e della violenza degli immigrati clandestini, proiettato anche a Cannes, è uscito in sole 61 sale all’apertura di giugno, ed è già molto più della maggior parte dei films indipendenti italiani (“ma 10 anni fa le sale sarebbero state due” dice la sig.ra d’Amico).

Il Festival di Cannes ha anche arrestato la polemica senza fine sul modello italiano che prevede finanziamenti pubblici per il cinema, un approccio che è stato tanto aspramente criticato (in quanto visto come un sistema clientelare per il dispendio di danaro pubblico), quanto lodato subito dopo l’ultimo festival. Uno studio pubblicato a maggio dall’associazione italiana degli sceneggiatori ha sottolineato il ruolo primario dello stato nella permanenza dei film nelle sale. Anche la televisione è stata un’importante investitrice, da quando una legge del 1994 decretò che una parte dei ricavi dalle pubblicità doveva essere investita nella produzione di film.

Lo studio è “una risposta agli attacchi della stampa nazionale secondo cui il finanziamento pubblico è una cosa del passato”, dice uno degli autori, Alessandro Rossetti, consigliere delegato dell’associazione. Lo studio riporta anche che i prestiti atti ad aiutare la produzione di film italiani solo ripagati indirettamente, attraverso mezzi come iva ed altre forme di tassazione. Ogni film che vinceva un premio riceveva danaro dallo stato, cosa che «dimostra che la politica culturale ed industriale dell’Italia nei riguardi del cinema funziona e porta a buoni frutti”, come dice Andrea Occhipinti della casa di produzione e distribuzione Lucky Red, coproduttrice anche de Il Divo. Questo film, dice, come tanti altri recenti film importanti del cinema italiano, non avrebbe potuto esistere senza denaro pubblico».

Una cosa che invece non è in discussione è l’enorme impatto che questi successi hanno sul box-office. L’esempio classico è Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, che fu distribuito in poche sale, ed incassò pochissimo. Fu ridistribuito dopo che vinse un premio della Giuria a Cannes nel 1989 ed un Oscar nel 1990: «In seguitodice Occhipinti divenne un grande successo di botteghino».

traduzione di Andrea Gigliesi

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