Baci neri e sovversivi

black_kiss_fondo-magazineBlack Kiss è un fumetto, o comix: come conviene al linguaggio poliglotta, del 1988. Autore: Howard Chaykin. Ambiente è la Los Angeles dell’edonismo reganiano, giustapposto a scenografie gotiche anzichenò. La protagonista è Dagmair Laine, prostituta trans con debita amante, femmina tout court, di fama Beverly, prostituta anch’ella e per di più vampira. Ella, la Dagmair, ha una passione: i pompini. Passione di cui non fa mistero nemmeno sulla sua segreteria telefonica che, più o meno, recita: “Ciao: ti andrebbe di mettermelo in bocca?”.

Ora, Black Kiss torna in questa edizione Purple Press (2008), tradotto da Giovanni Furio.

Da un pompino all’altro, la Dagmair trama, tra mafia, fbi, sette sataniche e strambi di ogni tipo umano, dediti soprattutto a brame sessuali fuor dalle regole, alla ricerca di un sacro-graal-pedo-clero-pornografico, già custodito nelle segrete della videoteca vaticana. Il tutto condito da botte, botti e pompini, violenza proto-quentintarantinesca, indi spettacolare, dialoghi ellittici e pompini, atmosfere vampire, sangue e pompini, anal, fisting, sado/maso, bondage e pompini…

E’ ovvio che si tratta fondamentalmente della storia di una “diversamente abile sessuale” che, per di più, si va a cacciare nel brutto guaio di indagare la simbolica molto contemporanea del frainteso “lasciate che i pargoli vengano a me” (detto en passant, ha voglia Benedetto Sedici a condannare ex cathedra il misfacente chiesasta: la gota impulme continuerà a esercitare sulla tonaca nera una spietata attrazione libidica…).

Il comix ha goduto, negli anni della sua pubblicità, buona audience anche in Italia grazie alla proposta, negli anni ’90, della rivista Nova Express: il materiale, del resto, prestava e presta soddisfazione a voglie inespresse. Talora: inesprimibili. E, quando lo sono (espresse…), dando quasi sempre adito a sepolcrali imbiancate da parte dei soliti ipocriti.

Prendete, per esempio, il caso di Max Mosley. Generoso e ultra solubile con le di lui accompagnatrici, inventava, per la soddisfazione innocentissima dei suoi gusti sessuali, private camere di compiacenza sado/maso: tra leggere frustatine sulla schiena e pacchere sui relativi fondo, sottomissioni psicologiche ad altrui volontà, intimi ordini espressi gutturalmente in fonico-tedesco, che ben si addice alle circostanze, movenze in ambito simil prigionesco e… altre amenità dedite alla logica del loro uso e consumo gioioso.

Che c’era, anzi: che c’è di male? Serviva che una delle sacerdotesse in fieri, benché riverita di lauta mancia a prescindere, svelasse che la faccenda aveva tenore nella messinscena di un istinto al piacere di dominio e/o sottomissione che, fermo restando l’assoluta complicità e condiscendenza dei praticanti, con reciproco “nulla osta”, tutto fosse lecito? Ma su… Ma via… Ma insomma…

Non ci fosse stata la bizzarra telecamera della moglie prostituta di un agente dell’Intelligence Service londinese, presta all’uso di incastrare il number one della Formula 1, svastiche o non svastiche (anzi NON svastiche, visto che dai filmati non ne compare alcuna…) il tutto si sarebbe svolto in un privato che più privato non si può… E’ stato l’occhio indiscretamente mediatico a imbastardire un giochetto innocente, chissà quante volte giocato nelle stanze da letto planetarie: devoti alla mossa missionaria esclusi, ovviamente… A Mosley, figlio di cotanto Oswald, la simpatia ed il rispetto che ispirano il suo “me ne frego” del vostro disapprovo con annesso rifiuto di dimettersi, per tanto e per ciò, dai suoi incarichi pubblici: ave a lui…

Tornando al comix, mi vien da sospettare – chissà perché – che a scandalizzarsi del ritorno di Black Kiss possano essere gli alfieri della “famiglia prima di tutto”: del resto, di Cesa, in casa italica, ne abbiamo a bizzeffe… Valga, dunque, l’accenno intelligente di Evola ai riguardi di un eros sperimentabile oltre i minimi meccanicamente riproduttivi:

«Quanto alla sua interpretazione morale e cristiana, bisogna rifarsi più o meno al pecca fortiter luterano e all’idea, professata dallo stesso Agostino, secondo cui la virtù può essere peccato quando è improntata dall’orgoglio della creatura decaduta, che di essa trae vanto. In tale contesto, cedere alla carne sarebbe un modo di umiliarsi, di distruggere l’orgoglio dell’IO – dell’ “Oscuro Despota” – persino nei suoi ultimi residui, costituiti appunto dall’orgoglio per la propria virtù. In termini esistenziali, e non morali, l’orgoglio da umiliare col lasciare via libera al sesso e con il non resistere, col “peccare”, ha invece un’attinenza con la limitazione dell’individuo finito, da infrangere mediante una speciale, parossistica esperienza dell’eros…» (Julius Evola, Metafisica del Sesso).

Eh, sì! come cantava Adelmo Fornaciari: “Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress dell’azione cattolica…”.

Anche per questo, è salutare rivolgere un augurante: ben tornata, Black Kiss

miro renzaglia

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