19.7.1943. Roma brucia

A RICORDO

“Roma è il nostro punto di partenza e di riferimento. E’ il nostro simbolo. E’ il nostro mito”

Giove vittorioso,

ascolta questo giuramento:

noi offriamo la nostra forza,

il nostro sangue,

la nostra vita a Roma.

Non fuggiremo.

Non ci piegheremo.

Non temeremo la sofferenza o il dolore.

Finché c’è luce,

da qui alla fine del mondo,

noi saremo al fianco di Roma.

Strano giorno questo 19 luglio..

La calda estate romana inonda di luce i bianchi viali di marmo. I pini secolari regalano ombra a giovani monelli. Cicale dedicano il loro canto al Sole, ma all’improvviso un suono stridulo, un urlo tagliente, una sirena spiegata… sciami neri infestano i cieli dell’Urbe e ronzii metallici scrosciano come tuoni.

Per un attimo silenzio, poi il centro del mondo trema, ha un sussulto, sanguina.

Roma e’ stata colpita, Roma brucia.

L’aviazione americana, anticipando quella inglese, con 321 bombardieri colpisce senza riguardo la Città Eterna, in due riprese, proprio nel sinistro anniversario dell’incendio del 64 d.c..

1500 morti, 6000 feriti, 40000 cittadini senza tetto e danni inestimabili al patrimonio storico-artistico.

I quartieri Prenestino, Tuscolano, S.Lorenzo e Tiburtino subiscono pesanti bombardamenti. Si volevano colpire solo obbiettivi militari – dissero – le ferrovie. Ma in un bombardamento A SALVA (a tappeto) come quello, sarebbe stato impossibile non colpire la popolazione civile.

Il vero scopo era soprattutto infliggere un duro colpo psicologico al nemico, scalfire il suo mito, il suo punto di partenza, il faro che l’Europa tutta segue all’orizzonte: Roma.

L’effetto della frase ROMA BRUCIA fu, in italia, un crollo molto più fragoroso di quelle case della capitale.

Roma, che a dirla alla Berto Ricci, è il nemico numero uno, l’antitesi dell’altra capitale, quella del maiale: Chicago.

Antitesi all’origine.

Illuminanti a riguardo, e degne di chi le ebbe a pronunciare, sono le parole dal generale Patton, nel luglio del ’43 davanti alle coste della Sicilia:

«Quando sbarcheremo, troveremo davanti a noi soldati tedeschi e italiani che avremo l’onore e il privilegio di attaccare e distruggere. Molti tra di voi hanno nelle loro vene sangue italiano o tedesco. Ricordino che i loro antenati amarono tanto la libertà che abbandonarono il loro focolare e il loro paese per attraversare l’oceano nella speranza di trovarla. Gli antenati di coloro che noi uccideremo non ebbero il coraggio di compiere un tale sacrificio ed è per questo che continuarono a vivere come schiavi…»

..e schiava divenne, l’Europa, l’antico sogno, la patria comune.


Ancora piegata al vento della menzogna,

dimostrando la sua decadenza spirituale,

rifugiata all’ombra di una fallace apparenza: OCCIDENTE .

Gianluca-Tinea

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks