Primavalle brucia ancora

Dice bene Giampaolo Mattei, fratello di Stefano e Virgilio, vittime nel 1973 del rogo di Primavalle, a proposito del suo libro La notte brucia ancora (Sperling & Kupfer): «Quando un bambino brucia per effetto dell’odio ideologico, l’innocenza la perdono tutti, anche quelli che pensano di essere estranei al lutto» .

Ora questa storia, a suo dire, può essere nuovamente raccontata: «non per regolare conti o per cercare vendette postume. Non per togliersi soddisfazioni personali. Ma per chiudere la stagione dell’odio con la forza di una memoria privata che può essere finalmente condivisa con gli altri. Adesso è il tempo di spegnere le braci di quella notte che brucia ancora.»

Dice bene ma, allo stesso tempo, non dice tutto. Perché non basta a chiudere le stagioni dell’odio poter raccontare nuovamente questa o altre storie maledette: occorre che le vittime di queste storie abbiano giustizia. E i suoi fratelli, Stefano e Virgilio, la giustizia l’aspettano ancora. Così come l’aspettano decine di altri ragazzi caduti, in quegli stessi maledettissimi anni ’70, passati alla storia come “anni di piombo”, in nome delle bandiere rosse o nere che avevano avuto l’impudenza di sventolare.

Ma, se vogliamo, la vicenda dei fratelli Mattei è di una maledizione ancora più nefasta e, allo stesso tempo, emblematica. Qui, a differenza di tanti altri casi, non si può parlare di delitto per mano di ignoti. Delitti che, a distanza di tanti anni, forse non possono più avere giustizia. Qui, è tutto noto: dal crogiolo gruppettaro marx-leninista dove l’odio e lo spirito assassino si alimentò (Potere operaio) al nome dei sicari; dalle coperture giustificazioniste degli intellettuali loro compagni di bandiera, alle modalità per così dire tecniche dell’esecusione, fino alle complicità, istituzionali e di militanza, che consentirono ad Achille Lollo, Marino Clavo, Manlio Grillo di scampare non alla vendetta ma egli esiti di giustizia che in un paese normale dovrebbero essere garantiti per diritto di semplice cittadinanza.

Ed è qui, proprio su questo punto dove la piaga continua a sanguinare che Giampaolo Mattei (nella foto, ultimo a destra) non incide.

Per esempio, nel libro non viene affatto citata la figura dell’avvocato Francesco Carleo Grimaldi che, ancora pochi anni fa, tentò la riapertura del caso puntando sulle molto omesse ipotesi di favoreggiamento di cui godettero, a loro stesso dire con diverse e successive dichiarazione, gli assassini. Ipotesi he riguardano nomi non certo ignoti. Come quelli di Oreste Scalzone e Franco Piperno, che onestamente hanno confermato le loro responsabilità… (OMISSIS PER DIFFIDA E MESSA IN MORA LEGALE. 15.7.2008)… Strategia processuale, quella dell’avvocato Francesco Carleo Grimaldi, poi lasciata impudentemente cadere.

Nel libro non si fa menzione, ancora, del rapporto di parentela stretta fra la prima moglie del generale Dalla Chiesa, signora Dora Fabbo, e Manlio Grillo né dell’appartenenza del fratello di quest’ultimo, in qualità di ufficiale dei Carabinieri, alla task force antiterrorismo al cui vertice c’era proprio il generale stesso, poi assassinato dalla mafia in Sicilia.

Non si fa menzione, di nuovo, alla strana vicenda del quotidiano di Roma “Il Messaggero” – all’epoca tra i più strenui assertori della teoria della faida interna fra missini quale movente dell’eccidio – allora proprietà della famiglia Perrone e della a dir poco sospetta derubricazione, da imputata a testimone, del ruolo di Diana Perrone, intima del trio ferocemente colpevole e presente sul posto la notte dall’accaduto. E, forse, non risulterà casuale, di lì a poco, la cessione del quotidiano dei Perrone in solide mani di apparato democristiano.

Nel libro non ci si chiede, in un infine che resta aperto, come sia stato possibile che Achille Lollo (nella foto), per sua esplicita dichiarazione, abbia potuto passare tante frontiere dall’Angola (noto paradiso di tanti terroristi rossi all’epoca in corso di ricerca…), all’Italia, alla Francia, fino in Brasile, dove tuttora si trova in libero soggiorno, “con regolare passaporto italiano”. Fatto che induce a pensare come il suo nome, nonostante la latitanza, non fosse fra quelli segnalati alle varie polizie di frontiera né all’Interpol…

Fatti, solo fatti. Fatti che non attendono neanche più di essere confermati perché nessuno li ha mai smentiti né può smentirli. Fatti che non leggerete, però, nella fatica editoriale di Giampaolo Mattei.

Li troverete, invece, puntualmente registrati in un piccolo dossier, Strage di Primavalle, processo a porte aperte, tirato in 500 copie a cura dell’Associazione Fratelli Mattei di cui è presidente proprio Giampaolo e costato anni di ricerca a quello che fu uno degli amici più cari di Virgilio: Graziano Cecchini (sì, proprio quello di Rosso Trevi…), il cui nome sparisce, insieme ad ogni riferimento al dossier stesso e a quanto qui rapidamente riportato, dalle pagine del libro…

Dossier che, pure, era stato patrocinato e finanziato istituzionalmente dalla Regione Lazio e che porta la prefazione di Francesco Storace, allora Presidente della Regione, e soprattutto di Enzo Fragalà, già membro della Commissione Mitrokhin, incaricata di fare finalmente luce sui misteri che ancora consentono di bruciare alle troppe notti dannate di questo maledetto paese…

miro renzaglia

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