NEOpaganesimo

Sono una minoranza, appaiono bizzarri ai più e certo nelle loro manifestazioni non sono esenti da discutibili carnevalate.

Sabato 20 settembre festeggeranno a Roma, in Villa Pamphili, una manifestazione per celebrare l’orgoglio di essere ciò che sono. No, nulla a che fare con Vladimir Luxuria. Parliamo invece del “pagan pride” (http://www.paganpride.it). Ebbene sì, in internet si trova anche questo e molto altro, soprattutto in occasione di date simboliche importanti come oggi, solstizio d’estate, giorno in cui il sole passa attraverso la “porta degli uomini”. Nel 2006 Xl, il mensile di Repubblica, andò a curiosare fra gli adepti dell’orgoglio pagano. «Nel parco – spiegava l’articolo – si aggirano a occhio e croce un centinaio abbondante di persone, tra pagani e curiosi. Età media: tra i 20 e i 25 anni.

neopaganesimo

La tipologia non potrebbe essere più varia: Lux è una punk-goth fatta e finita con un look aggressivo, che studia Belle Arti e nel tempo libero si dedica alle sue ricerche spirituali […].

All’altro capo dello spettro c’è Acqua, una delle organizzatrici: studentessa di psicologia ed espertissima praticante di danze sacre, sembra un’erede degli hippie, mentre Lux non sfigurerebbe accanto a Sid Vicious».

C’è un po’ di tutto, insomma, tra pagani del terzo millennio. Anche tanta confusione, unita tuttavia ad una sete di spiritualità e di radici che va in controtendenza rispetto a buona parte dell’epoca contemporanea.

La più famosa “religione” neopagana moderna è la Wicca, fondata negli anni ’50 da Gerald Brosseau Gardner a partire da non meglio precisate tradizioni misteriche conservatesi per via sapienzale dai tempi antichi. Un revival stregonesco tutto moderno di cui è difficile non diffidare, anche se Francesco Dimitri (Neopaganesimo, Castelvecchi 2005, 209 pp., 12 €) ci avverte che si tratta del «più influente tra i movimenti neopagani contemporanei»

neopa ganesimo

Di che si tratta di preciso?

«La Wicca spiega il sito specializzato http://portale.wicca.it – è la religione delle streghe, una religione che si concentra attorno al rispetto della Natura nella quale vengono riconosciuti il Dio e la Dea […]. La Wicca insegna che la Natura include uno spettro di stati mentali e spirituali, dei quali molti di noi ignorano l’esistenza. Un rituale Wiccan efficace consente infatti si scivolare in questi stati consentendoci la comunione con la Dea e il Dio. La wicca non vede le divinità come entità distante, al di sopra della realtà sensibile. La Dea e il Dio sono immanenti, sono entrambi dentro di noi e si manifestano in tutta la Natura […]. La Wicca è una personale e positiva celebrazione della vita».

Beninteso: il fenomeno è chiaramente “moderno, troppo moderno”. Tra i riferimenti, le letture e i guru dei “neopagani” mancano spesso – ma non sempre – i grandi autori classici, nonché i più importanti studiosi che nel ‘900 hanno illuminato l’universo storico e culturale delle religioni arcaiche. Ci si rifà, piuttosto, ad oscuri personaggi americani, per lo più autodidatti e fondatori di miscugli sincretistici di dubbia consistenza. Ma non è tanto questo che conta, in fondo. Il dato saliente, nei sabba e nei riti solstiziali celebrati oggi sia pur confusamente, è la ricerca di un nuovo orizzonte di senso, di un rinnovato legame comunitario. Il che, tutto sommato, di questi tempi non è poco. C’è del resto, fuori d’Italia, anche qualche gruppo di tradizione maggiormente consolidata e di più solida credibilità. Pensiamo alla lituana “Romuva”, un’istituzione pagana slavista (già perseguitata durante il periodo sovietico) che si rifà direttamente alle religioni ancestrali baltiche, tra le ultime, in Europa, ad esser state abbandonate in seguito all’evangelizzazione cristiana.

gerald_brosseau_gardner_ wicca

Se Dio è morto, insomma, i vecchi dei sembrano godere di una discreta salute. Dove, tuttavia, il neopaganesimo contemporaneo sembra più vitale è nei suoi aspetti più sociologici e meno settari. Aveva ragione Guillaume Faye: «Non si va in giro a dire “io sono pagano. Lo si è».

Al di là delle sue riemersioni più irrigidite, para-religiose e vagamente New Age, infatti, il mondo dei miti, dei simboli e dei valori classici non ha mai cessato di ispirare, nel pieno della modernità, pensatori e artisti alla ricerca di un fondamento forte. Solo nella cultura “alta” è impossibile non citare Edouard Schuré, Edouard Dujardin, Gabriele d’Annunzio, D.H. Lawrence, Jean Giono, Knut Hamsun, Henry de Montherlant, Marguerite Yourcenar, John Steinbeck, Henry Miller, Fernando Pessoa, Stefan George, Gottfried Benn, Friedrich Nietzsche, Martin Heidegger, Alain de Benoist o Salvatore Natoli.

Ma il discorso vale anche per la cultura nazionalpopolare. L’ispirazione neopagana, ad esempio, non ha mai cessato di contaminare i maestri della storia del rock. Sono note le sperimentazioni – spesso di per sé confuse ma ancor più di frequente fraintese dalla critica – dei Led Zeppelin nel campo della spiritualità “alternativa”, che nelle parole della celebre Immigrant Song, acquistano un carattere eminentemente pagano: «Veniamo da terre di neve e ghiaccio/Da un sole di mezzanotte dove sbuffano sorgenti calde/Il martello degli dei guiderà le nostre navi/Verso nuove terre a combattere le orde/Cantando e piangendo: Walhalla sto arrivando!».

Inevitabile, poi, citare l’epic metal dei Manowar, che nell’album del 1992 The Triumph of Steel inserirono una suite di ben 28 minuti intitolata Achilles, Agony and Ecstasy in Eight Parts (Achille, agonia ed estasi in otto parti), ispirata alle vicende dell’Iliade. Quanto ai padri dell’heavy metal, ovvero i britannici Black Sabbath, vale la pena ricordare Tyr, album del 1990 dal titolo inequivocabile che contiene tracce come The Battle of Tyr, Odin’s Court e Valhalla. In letteratura, i successi di Henry Potter, della saga tolkieniana, dei romanzi di Valerio Massimo Manfredi, de La bussola d’oro di Philip Pullman parlano chiaro. Bestsellers che, del resto, finiscono spesso e volentieri per dar vita a versioni cinematografiche destinate inevitabilmente a sbancare il botteghino.

httpv://www.youtube.com/watch?v=_o25-U85_yo
(Black Sabbath, Odin’s Court, 1990)

E, a questo proposito, come dimenticare le immagini del Gladiatore di Ridley Scott, primo eroe romano di celluloide a vivere in piena serenità la sua identità radicata nella religione ancestrale? Nel campo dei fumetti non si può poi evitare di citare Thor, il personaggio creato da Stan Lee e Jack Kirby per la saga pubblicata dalla Marvel Comics e chiaramente ispirato alla divinità della miologia nordica.

I miti arcaici, insomma, sembrano non aver esaurito il loro fascino.

«Il fatto di studiare il paganesimo spiega Alain de Benoist – oltre al piacere di conoscere ciò esso ci insegna, offre un’alternativa allo stesso tempo intellettuale e spirituale. Ciò permette di vedere come i nostri più lontani antenati concepivano i rapporti tra l’uomo e il mondo e le relazioni degli uomini tra loro, quali erano gli atteggiamenti etici che essi privilegiavano, quale posto attribuivano al legame sociale, quale idea si erano fatti della temporalità, quale era la loro concezione del sacro. Gli insegnamenti che se ne traggono valgono per ogni tempo, innanzitutto per il nostro. Essi determinano delle linee di condotta e aiutano il lavoro del pensiero».

Cibo per l’anima, fonte di ispirazione ininterrotta. Qualcuno, anche nel caos della postmodernità, non cessa di farvi ricorso:

«Coloro che trovano sempre un motivo per piangere – afferma Francesco Dimitri – si lamentano del materialismo che ci circonda, senza rendersi conto che quel materialismo è da un bel po’ in via d’estinzione – c’è gente che riesce a essere in ritardo persino con le lamentele».

Adriano Scianca

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