…e dopo Carosello?

TUTTO IL MEGLIO DI CAROSELLO 1957-1977
Lo spettacolo più amato dagli italiani

Prendete una regista televisiva, moviolista e restauratrice di pellicole 35mm, Guia Croce. Aggiungete un editorialista, Edmondo Berselli, ed agitate il tutto con uno scrittore e poeta italiano, Aldo Nove. Fateli, poi, amalgamare nel calderone dell’italianissima casa editrice Einaudi unitamente alla madeleine proustiana per eccellenza del XX e XXI secolo. Otterrete, dunque ed alfine, un volume ed un DVD per capire come e perché è nato Carosello, ovvero: “la pubblicità come arte o l’arte come pubblicità”.

Una raccolta di 50 sketch di vera espressività e naturalità nazionalpopolare ed al contempo terreno di fissione minuziosa tra sperimentazione artistico comunicativa e pubblicità innovativa. La frase storica d’attacco quotidiano alle 20.50, dal 3 febbraio 1957: “Dopo Carosello, tutti a nanna”. E poi, subito, la sigla: “Tatataratararatarara…”.

httpv://it.youtube.com/watch?v=QKwqaIsszaM

Al termine del telegiornale in prima serata ed in primo canale partiva, appunto, quella musichetta allegramente leggera ad annunciare l’apertura del sipario su un mondo fantasticamente reale e talmente lieve da incantare tutti. E sempre nell’aria allegre canzoncine, slogan infiniti e brevi battute recitate a guisa di poesie. Réclame e macchiette mai noiose o messaggi pubblicitari mai disturbanti. Sacro e profano fusi nella migliore delle catarsi. Film di poca durata ed in presa diretta rigorosamente, agli esordi, in bianco e nero per poi lasciare spazio a più artefatti coloranti…. E via con il balletto di vendite e consumi e di celebri schermaglie d’attori famosi, pronti a trasformarsi in camaleontici testimonial di brodi, cere, amari, bagnoschiuma o dopobarba…

Ciack di prim’ordine ai nomi di famosi pezzi grossi: Eduardo De Filippo, Amedeo Nazzari, Alberto Lupo, Rossano Brazzi, Gino Cervi, Tino Buazzelli, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Carlo Dapporto, Erminio Macario, Totò, Ernesto Calindri, I Brutos, Ugo Tognazzi, Mina ed altri ed altri ancor… Ma non solo. Personaggi cult creati da menti d’assoluta fantasticheria e fors’anche un po’ bonariamente folli: il pupazzo Papalla, Calimero il pulcino nero, Carlomagno, Tacabanda, il Gigante buono, L’omino della Lagostina, Carmencita e Caballero, Caio Gregorio er guardiano del Pretorio, l’Olandesina, il Draghetto Grisù… Ed ancora, dietro le quinte, registi, animatori, sceneggiatori, vignettisti e disegnatori, tutti sempre in perpetuo movimento a rincorrere il sogno ed il finale, nella risultanza, di un prodotto ben squisitamente congegnato. A voi: Luciano Emmer, Age e Scarpelli, Luigi Magni, Gillo Pontecorvo, Ermanno Olmi, Sergio Leone e l’americano Richard Lester.

httpv://it.youtube.com/watch?v=QJcEk9jaEkA
(Carosello, nasce Calimero pulcino nero)

Furono anni d’oro, per i “carosellari”, quelli del 1962 e del 1963, con addirittura premiazioni a livello internazionale (Palma d’Oro a Cannes). Nemmeno la censura, seppur presente in maniera buffa, riuscì ad ammazzarne lo spirito gioioso. Anche se in aneddotica si narra che per una certa marmellata non fu accettata la scena dello spalmar mattutino del burro sulle fette biscottate perché troppo allusiva all’allor scandaloso “Ultimo tango a Parigi” di Bernardo Bertolucci. Tutta colpa, questa, degli uffici romani della SACIS (Società Italiana Commerciale Iniziative Spettacolo), SIPRA (Società Italiana Pubblicità Radiofonica Anonima) ed UPA (Utenti Pubblicità Associati), supervisori occulti delle promozioni televisive. “Ogni italiano sopra i quarant’anni, possiede un’aneddotica e mitologia personale legata a Carosello”.

E con orgoglio molti vanno esplicitamente ad affermare quel perentorio “Io c’ero!” ed a ringraziare imperituri cortometraggi, codini e committenti, tricofilina, ferrochina, aperol, lavatrici, brillantina linetti, figurine miralanza, carciofi, grappe, brandy, tobleroni, amari e pavesini…

«Carosello rimase per molti anni fra le trasmissioni televisive più amate, venendo a rappresentare un tipico appuntamento della famiglia italiana».

Ma allora perché alla fine è morto? Tecnologie, sofisticazioni, la Rai mangiatrice, gli americani e le agenzie pubblicitarie tramarono contro la sua genuinità, cercando di metter poi su degli spot sempre più specifici e meccanici ma sterili nella loro dinamica inventiva. All’insegna dell’ormai imperante meno peggio e di una sordida convenienza economica. Fu la bionda fatina Raffaella Carrà nel dì 1 gennaio 1977 ad annunciare la serrata del diletto paese dei balocchi.

Ma se il progresso è stato traditore, il tempo, pur sempre gentile galantuomo, ha lenito il dolore della sua sparizione ed accresciuto il sentimento della sua storia che qui ed altrove sempre si va ed andrà ancora a raccontare…

Susanna Dolci

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