Ritorno al nucleare

Uno dei primi atti del nuovo governo è stato l’annuncio del ritorno all’utilizzo dell’energia nucleare. Il Ministro Scaiola ha dichiarato che entro cinque anni si poserà la prima pietra di una nuova centrale, dopo la chiusura decretata nel 1987 a seguito dell’incidente di Chernobyl e del referendum che ne è seguito.

Questa decisione indubbiamente deriva dall’impennata dei prezzi del petrolio (e del conseguente aumento degli altri combustibili, in special modo il gas naturale). Ma al di là di questa ovvia ragione, il prezzo, in realtà questa decisione deriva da fattori e considerazioni che investono nel profondo la struttura stessa della nostra economia, e quindi del livello di vita e il tipo di futuro che ci aspetta.

L’Italia come è noto è una delle prime dieci potenze economiche del pianeta, collocandosi ancora al settimo o all’ottavo posto. Questa posizione, che ci mette fra i paesi “fortunati”, deriva unicamente da una economia di trasformazione. Importiamo semilavorati o materie prime e riesportiamo prodotti finiti o tecnologie di produzione, che devono trovare collocazione sui mercati internazionali.

nuke di pace

E non abbiamo nessuna risorsa naturale se non la nostra capacità di produrre e il nostro ingegno. Non abbiamo, ad esempio, petrolio o gas naturale come la Gran Bretagna o la Norvegia. Non abbiamo il carbone come la Germania, non abbiamo ferro, non abbiamo legno, non abbiamo nulla di quello che tanti altri Stati raccolgono o estraggono e utilizzano per se stessi o vendono sui mercati internazionali.

Una economia di trasformazione necessita di energia ad ogni fase del processo produttivo: trasporto, trasformazione, lavorazione, distribuzione, sono tutte fasi “energivore”, e tutte fasi che concorrono al prezzo finale di beni e servizi.

Il seguente schema illustra (riferendosi all’anno 2006), come sono ripartite le fonti e i vari settori di utilizzo dell’energia elettrica:

Come si vede il settore industriale assorbe quasi la metà del fabbisogno energetico, e il settore terziario quasi il 28%. Quindi, circa il 78% dell’energia elettrica che consumiamo ci serve appunto per tenere in piedi il nostro sistema economico e produttivo.

Ci serve per vivere, per avere un lavoro, un reddito, per pagarci una casa, il cibo, la scuola….

Ebbene, nei discorsi sull’energia, nelle varie posizioni più o meno a favore di questo o di quello, generalmente sembra che il problema sia relativo alla sfera personale e casalinga:

  • mettiamo le lampadine a basso consumo,
  • utilizziamo gli elettrodomestici classe A,
  • spegniamo gli stand-by dei televisori etc…

Benissimo, giustissimo, doveroso, ma perfettamente ininfluente se parallelamente non siamo in grado di affrontare e risolvere il fabbisogno di energia del sistema produttivo, che è quello che ci permette di averla, la casa.

Il famoso “Tempio di Vesta” a Roma, uno dei più sacri della nostra civiltà, simboleggia la capanna dei padri. Qui anche gli Imperatori sacrificavano agli Dei Immortali con stoviglie di legno, a ricordare che, pur nella maestosità della Roma imperiale, noi veniamo da quella umile capanna.

Abbiamo abitato nelle capanne,
abbiamo abitato in case di pietra,
poi nelle case abbiamo portato la luce,
il riscaldamento,
l’ascensore,
l’acqua corrente,
addirittura il condizionatore.

Sicuramente è giunto il tempo in cui viviamo in case bioclimatiche, con il tetto a pannelli fotovoltaici che sfruttano l’energia solare, con il sistema geotermico che prende il calore dalla terra, case rispettose dell’ambiente, energeticamente efficienti, comode, pratiche e sicure.

Insomma case “tecnologiche” che utilizzino al meglio anche le energie rinnovabili.

Ma questo lo potremo fare solo se diventiamo più ricchi, non più poveri. Se il nostro sistema economico diventa più efficiente, crea più risorse: non se regredisce.

Ed ecco che arriviamo ai motivi del “ritorno al nucleare”.

Il mondo non è più quello degli anni ’50, ’60 e ’70 in cui la fonte principale di energia era il petrolio a 4$ il barile, a 6 o 10$, e nel quale i paesi occidentali erano l’unico vero consumatore.

Protesta Nuke

Interi popoli si sono messi in marcia: ben 3 miliardi di persone (Cina e India) stanno modernizzando, approdano al benessere e utilizzano quelle risorse di cui non facevano uso fino ad appena dieci anni fa.

Non possiamo eludere questi cambiamenti.
E non possiamo illuderci di risolvere il problema
né con le lampadine a basso consumo né coi pannelli fotovoltaici sui tetti.

Dobbiamo usare l’ingegno.

Come siamo passati dal legno al carbone, dal carbone al petrolio, adesso è necessario affrontare la questione “Energia” con razionalità ed efficienza, con innovazione tecnologica e organizzazione razionale del sistema.

L’Italia, manco a dirlo, sconta invece ritardi e inefficienze.

Gli altri grandi paesi europei da decenni si sono dotati di sistemi energetici a fonti diversificate.

La Germania, per esempio, produce la propria energia elettrica per il 55% col carbone, il 30% col nucleare e per il 10% con le energie rinnovabili, e sostanzialmente tutte le nazioni europee hanno sistemi di questo tipo.

nuke di dibellezza

Noi invece siamo arrivati al “capolinea energetico” senza aver fatto (ma che dico fatto, neanche concepito) un piano energetico organico, siamo in ritardo con le fonti rinnovabili e ci siamo volontariamente privati dell’energia nucleare per la quale, negli anni ’60, eravamo terzi per l’utilizzo e all’avanguardia in tecnologia e ricerca. A livello mondiale.

Adesso non si tratta di scegliere il nucleare contro le rinnovabili, il male contro il bene o stupidaggini del genere. Si tratta di salvare dal declino il nostro sistema economico.

E noi, con esso.

Luigi Di Stefano

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